Forse chi ha ascoltato lunedì sera la presentazione del libro di Luciana Castellina, Siberiana, ha associato quel viaggio caracollante in trenotrait d'union tra l'occidente e l'oriente a un film di Sean Penn – Into the Wild – in cui si narrano le tragiche vicende di un ragazzo che alla ricerca di se stesso si smarrisce nel grande Nord americano. Con tutte le dovute differenze tra il film e il libro, anche laSiberia narrata dalla scrittrice e militante storica del Pci èuna vastità sconfinata e per lo più disabitata con regioni vaste come mezza Europa popolate da un pugno di persone in cui smarrirsi per non essere più ritrovati è facilissimo. O per essere ritrovati per puro caso come è capitato a quella comunità di eremiti che vivevano nel più completo isolamento dagli anni trenta e che non sapevano nemmeno che nella parte occidentale del mondo c'erano stati eserciti che si erano combattuti per anni per la supremazia del mondo. Gli echi delle cannonate non avevano passato la barriera di ghiaccio siberiano si erano congelate nell'aria rarefatta e cristallina della steppa lasciando quei santi uomini, per loro fortuna, ignari della malvagità dei loro simili.
Forse chi ha ascoltato lunedì sera la presentazione del libro di Luciana Castellina, Siberiana, ha associato quel viaggio caracollante in trenotrait d'union tra l'occidente e l'oriente a un film di Sean Penn – Into the Wild – in cui si narrano le tragiche vicende di un ragazzo che alla ricerca di se stesso si smarrisce nel grande Nord americano. Con tutte le dovute differenze tra il film e il libro, anche laSiberia narrata dalla scrittrice e militante storica del Pci èuna vastità sconfinata e per lo più disabitata con regioni vaste come mezza Europa popolate da un pugno di persone in cui smarrirsi per non essere più ritrovati è facilissimo. O per essere ritrovati per puro caso come è capitato a quella comunità di eremiti che vivevano nel più completo isolamento dagli anni trenta e che non sapevano nemmeno che nella parte occidentale del mondo c'erano stati eserciti che si erano combattuti per anni per la supremazia del mondo. Gli echi delle cannonate non avevano passato la barriera di ghiaccio siberiano si erano congelate nell'aria rarefatta e cristallina della steppa lasciando quei santi uomini, per loro fortuna, ignari della malvagità dei loro simili.