Video. Viaggio nella Napoli sotterranea: il Tunnel Borbonico

Creato il 11 ottobre 2014 da Vesuviolive

Napoli: un lungo traforo sotto la collina di Pizzofalcone – zona nota anche col nome di Monte di Dio – che parte dalla caserma Morelli e giunge fino a Piazza del Plebiscito. E’ il Tunnel Borbonico scavato interamente nel sottosuolo della città di Napoli da Ferdinando II di Borbone nel 1853. Pensato come via di fuga per la famiglia reale del regno Borbone, l’incarico fu affidato all’architetto Errico Alvino.

Il progetto. Due grandi gallerie con muri d’imposta lunghi e larghi 12 metri, orientate in senso opposto. L’una, detta strada regia, giungeva fino alla zona di Chiaia, mentre l’altra , detta strada regina, avrebbe dovuto raggiungere largo Carolina, dietro Piazza del Plebiscito. Firmato il decreto nel Febbraio del 1853, i lavori iniziarono nell’aprile dello stesso anno, ma non furono portati a termine, scopriamo il perché. Lo scavo del traforo incomincia sfruttando sia le cave Carafa, le cave di tufo scavate per la costruzione dei palazzi dei Chiaia e del quartiere San Ferdinando, e le due antiche cisterne dell’acquedotto Carmignano del ‘600. Una lunga passeggiata sotterranea larga quattro metri, con marciapiedi larghi due metri e parapetti laterali per l’illuminazione a gas. Alvino sarà costretto però a modificare il progetto. Lo scavo nel tufo prosegue finchè la roccia in mancanza di materiale piroclastico diventa più difficile da scavare così il tunnel subisce un ridimensionamento nella progettazione degli spazi. Due grandi ponti alti 8 metri solleveranno il passaggio sulla cisterna sottostante il tunnel. Un grande lavoro di ingegneria ottocentesca che verrà inaugurata nel 1855 con grande orgoglio da parte del re Ferdinando che però morirà nel 1859. I tumulti politici che seguiranno con Francesco II delle Due Sicilie e i problemi morfologici della collina non porteranno a termine il tunnel con il blocco dei lavori nel termine orientale del traforo, lasciando incompiuto lo sbocco verso Piazza Carolina.

La scoperta. Nel 2005 iniziano gli scavi contemporanei per il ripristino e la messa in sicurezza delle gallerie borboniche. Il Comune di Napoli avvia un progetto di valorizzazione del sottosuolo napoletano, con il restauro del traforo e la creazione di locali notturni grazie alla preziosa collaborazione di geologi, speleologi e dei giovani volontari. Uno scenario apocalittico, quello che si presenta davanti agli occhi degli addetti al lavoro: grandi massi, pietrisco, auto d’epoca ammassate, pezzi di statuaria. Tanti strati quante le epoche che hanno visto passare il tunnel borbonico. Dopo il regno dei Borbone il tunnel viene abbandonato per poi diventare nel secondo dopoguerra, rifugio antiaereo del genio militare. A quest’epoca risalgono gli arnesi d cucina, brandine e latrine ricavate dalla spalletta laterale del ponte dell’architetto Alvino. Negli anni settanta diviene deposito giudiziario: auto e moto sequestrate che ritroviamo tutt’ora parcheggiate come un museo vintage elegantemente restaurato. Negli stessi anni il deposito diventerà discarica abusiva grazie ad alcuni pozzi scavati dalla superficie per attingere acqua dalla cisterna e per  gettare ogni tipo di rifiuto. Tradizione che – alcuni – napoletani non riescono proprio ad abbandonare.

Il 29 Ottobre del 2010, dopo il prezioso lavoro dei volontari, il tunnel riapre al grande pubblico e lo si può ammirare in tutto il suo fascino grazie all’Associazione Culturale “Borbonica Sotterranea” che organizza periodicamente visite guidate, facendo del tunnel una delle più belle attrazioni turistiche sotterranee della città.
Non vi resta che ripercorrerlo.

Foto Vittorio Sciosia 


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