Villiers de l’isle-adam sulla imbecillità del giornalisti

Creato il 24 maggio 2013 da Peppiniello @peppiniello

In questi giorni sto leggendo un autore ormai dimenticato ma pregevolissimo, si chiama Villiers de l’isle-adam; uno dei suoi racconti è dedicato al mondo del giornalismo (calcolate che la raccolta dei racconti crudeli uscì nel 1883), e devo per forza copiarvi qualche pezzo, che sono esilaranti, e letteralmente tragicomici.

Nel racconto “Due indovini” villiers mette in scena un direttore d’un giornale intento a spiegare la sua visione del mondo ad un poeta, che finge di voler scrivere su un quotidiano sostenendo d’esser totalmente privo d’ogni talento , e quindi pronto per il successo”aggiungerò signore” interruppe l’aspirante scrittore ” che io, oh! non ho un ombra di talento, sono di un’assenza di talento..magistrale. sono quello che normalmente si chiama <un cretino matricolato>

come! esclama il direttore tremando di gioia – voi sostenete di non aver alcun talento letterario? giovane presuntuoso…vi state solo vantando”“io sono- continua lo straniero con un sorriso dolce- quel che si dice un imbrattacarte scialbo ed arrogante, dotato di idee assolutamente stupide e di una volgarità stilistica di prim’ordine, una penna banale per eccellenza”

“Voi? ma andiamo! ah, fosse vero”

pazientemente quindi il direttore spiega al poeta che non basta fingere di non aver talento; è necessario trasformarsi in un essere privo di ogni intelligenza“il pubblico non legge il giornale per pensare o riflettere, ma per espletare un atto animalesco; come mangiare, o ruttare; vuole essere rassicurato, e riavere sotto forma di escremento il proprio rimastichio intellettuale; non bisogna disturbare la sua eterna siesta con l’insonnia dell’intelligenza”

alle proteste ancora del poeta, il direttore afferma che la mancanza di talento bisogna conquistarsela a prezzo di duro lavoro”ma lo sapete o no, signore, che di questi tempi bisogna essere un uomo specialissimo per non avere alcun talento? che ci vogliono spesso più di 50 anni di lotte, di lavoro, di umiliazioni e di miserie per arrivarci?

Non basta, in sostanza fingersi stupidi, perchè il borghese riesce sempre a scoprire l’intelligenza sotto tutti i travestimenti: bisogna diventarlo sul serio.”ogni giornalista davvero degno di questo titolo deve scrivere di getto qualsiasi cosa gli venga in mente e, sopratutto, senza rileggere! come viene viene! e con idee dovute solo all’umore del momento e al colore politico del giornale. E’ evidente che un buon quotidiano, senza queste premesse, non potrebbe mai uscire! Non si può certo perdere tempo a riflettere su quel che si dice, quando il treno per la provincia aspetta i nostri pacchi di carta. E’ necessario che l’abbonato immagini di leggere qualcosa,voi mi capite. Se sapeste quanto poco gliene importa, in fondo, di tutto il resto”

Alla fine insomma lo manda via perchè dal pezzo che il giovane gli ha portato purtroppo sprizza intelligenza, ha un’anima, per quanto nascosta, celata, quasi per non offendere chi lo legga.

Tristi tempi per chi si illude che sulla stampa ordinaria possa trovar spazio fantasia, talento, visione e intelligenza; sono altre le cose che possiamo trovare sui giornali



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