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Vinile la fanzine rivista – musicale intervista a Giacomo Spazio

Creato il 27 gennaio 2014 da Sullamaca

Fanzine Vinile 2 retro copertinaLa fanzine Vinile fu fondata a Milano negli anni ’80 e si tratta di una delle pubblicazioni underground più note. Gli artefici furono Carlo Charlie Albertoli, Gigi Marinoni e Giacomo Spazio.

Giacomo si occupava della parte grafica. Vinile era fra le pubblicazioni di Stampa Alternativa e l’intento di Charlie, Gigi e Giacomo era di creare una rivista nettamente diversa dalle altre riviste musicali italiane. Tenevi in mano Vinile come se fosse la copertina di un 45 giri, infatti queste erano le dimensioni di Vinile, il tutto interamente stampato su carta riciclata. La grafica interna molto underground, con immagini e disegni a fotocopia sporca ingrandita, mentre i caratteri per i testi sembravano quelli di una vecchia macchina da scrivere, ciò nonostante la sfogliavi e la leggevi benissimo.

Prima Carlo “Charlie” Albertoli poi il direttore pre – punk Gigi Marinoni ed ecco Giacomo Spazio, agitatore culturale, musicista con la band new wave 2 + 2 = 5, fondatore dell’etichetta musicale Vox Pop nonché artista.

Domanda: Giacomo, com’è iniziata l’avventura di Vinile?
Risposta: Sinceramente il momento esatto non lo ricordo. Ma posso dire con certezza che io lavoravo per Stampa Alternativa, una sorta di militanza ma pagata. Gigi Marinoni conduceva la collana per cui lavoravo e siamo diventati subito complici. Ovvio è che c’era e c’è per quanto mi riguarda una stima enorme e un’amicizia con Marcello Baraghini. Per farla breve, per S.A. avevo inventato questo formato quadrato per i libri di musica (Sconcerto) di cui il coordinatore era Gigi Marinoni. Poco tempo prima io avevo gia creato la Vox Pop, anzi la Andy Vox Pop e viaggiavo in coppia con Stefano Ghittoni che a sua volta aveva creato la Crazy Mannequin. Stefano ed io conoscevamo e frequentavamo (per altre vie) anche Carlo Albertoli e siamo diventati amici. Carlo, parlava bene inglese. Scriveva altrettanto bene ed era pazzo per la musica quanto noi. Di certo un giorno chiedemmo a Gigi se Marcello fosse disposto a pubblicare una rivista di musica che sfruttasse lo stesso formato e ricevemmo risposta positiva (e quando mai Marcello Baraghini si è mai tirato indietro in pazze avventure editoriali!!!), Carlo divenne una pedina fondamentale di Vinile. Era l’anno….1985 o il 1986?

D: In quanti eravate a coordinare, scrivere e selezionare i gruppi per gli allegati sonori?
R: In quattro. Gigi Marinoni, Carlo Albertoli, Laura Mars ed io. Mentre a scrivere per Vinile ci aiutavano un sacco di amici, tra cui ricordo Joe aka Mauro Giovanardi e Alessandro Cremonesi. Joe e Alessandro anni dopo crearono con Cesare Malfatti il gruppo pop cantautorale chiamato La Crus.

Vinile fanzine tutti i numeri 0 1 2 3 4
D: Mi piacerebbe che mi descrivessi la situazione in cui è nata Vinile.
R: Quello che esisteva in Italia come stampa musicale era assolutamente moscio. Con Vinile volutamente volevamo andare contro le riviste musicali esistenti. La redazione era questa. Gigi Marinoni, direttore, infaticabile coordinatore, traduttore e fondamentale ponte con i musicisti del passato ma con piglio alternativo/indipendente. Era Gigi che si preoccupava anche di mandare il tutto in stampa. Carlo Albertoli, traduttore, capo redattore e magico nel richiedere a gratis i brani alle bands straniere. Laura Mars unica e insostituibile grafica (era l’unica professionista) che aveva studiato il corpo e i box di testo ed infine io con la mia voglia di divertirmi nel fare. Io possedevo un archivio (ma mai enorme come quello di Vittore Baroni), dal quale prelevavamo articoli e fumetti da altri giornali. Io eseguivo bizzarrie grafiche che poi Laura sistemava. Sulla rivista scrivevamo tutti, tranne Laura. Però Gigi, Laura e Carlo, erano anche i correttori di bozze. Ma non ricordo per nulla chi inventò il nome. Mentre la testata la inventai io.

D: Vinile si differenziava dalle altre riviste per il suo stile ironico o sarcastico e anche perchè non era allineata a nessuna ortodossia musicale…
R: Lo stile della scrittura era volutamente “cattivo” e questa era la vera caratteristica. In più in ogni numero inserivamo degli Ep 7″ di musica indipendente realizzata da artisti sia italiani che stranieri e ci beffavamo goliardicamente della musica prodotta in Italia che a noi non piaceva. Eravamo così strafottenti che recensivamo anche soggetti che con la musica non avevano nulla a che fare. Ricordo ancora che in un numero, recensimmo la Nutella della Ferrero e anche con estrema enfasi: “Dio ce l’ha data e guai a chi ce la tocca!”. Era un giornale molto ironico e anche “bastardo” e per questo motivo, la rivista era osteggiata. Nessuno faceva pubblicità sulle nostre pagine. Si vendeva a fatica, ma in ogni caso la leggevano tutte le persone coinvolte nel panorama musicale indipendente italiano. Sono felice che oggi sia ricercata da collezionisti perchè significa che abbiamo lasciato una traccia. (merda! xchè le ho buttate via tutte le mie copie).

D: Cosa puo

Fanzine Vinile 4 retro copertina
i raccontarmi della linea editoriale?
R: Praticamente nulla. Non esisteva!

D: Anche la grafica era un altro aspetto caratteristico di Vinile.
R: Vinile si differenziava da tutte le riviste musicali del periodo (Mucchio Selvaggio, Rockerilla, Rumore), per il suo linguaggio grafico. Era empatica, perché era si, una rivista, ma era calda come una ‘zine. Era volutamente sporca. Ma niente era lasciato al caso e questo come ho detto righe sopra, lo si deve a Laura Mars che conteneva la mia irruenza (sporcizia) creativa. Il tutto era fatto alla vecchia maniera. Una volta che gli articoli erano stati scritti si portavano a “fotocomporre” e ti venivano ridati stampati nel corpo e nella giustezza indicati precedentemente sotto forma di una lunga stricia di carta. Quindi si passava alla fotocopiatrice per realizzare/inventare i titoli e rendere uniformi e in bianco e nero le fotografie. Poi con il menabò sul tavolo con l’aiuto delle forbici e tanta colla ‘Cow Gum‘ costruivamo pagina per pagina il giornale.

D: Vinile era pubblicata tramite la casa editrice di Marcello Baraghini, Stampa Alternativa.
R: Quale altra persona in Italia, ci avrebbe dato carta bianca?

D: Trovavo sorprendenti le recensioni, moltissimi dischi (LP, EP, 7″ ecc.), brevi, senza peli sulla lingua e secche.
R: Proprio oggi (17 gennaio 2014), Teho Teardo (musicista e produttore di successo), sulle pagine di FaceBook, si lamentava della scarsa capacità di analisi e di scrittura dei giornalisti del nostro stivale… tornando a piombo sulla questione o sei competente in materia o sei rapido. Noi eravamo rapidi e onnivori. Qualche volta sarcastici e allora anche discretamente competenti.

D: Puoi svelarmi chi erano i vari autori?
R: Laura non scriveva e quindi Gigi, Carlo ed io e poi più o meno tutti gli amici che gravitavano attorno alla casa discografica Vox Pop. Gli amici, non i musicisti.

D: I servizi poi erano curiosi, originali e anche scomodi.
R: Era la differenza tra il “fare” cultura o il fare marchette.

Vinile allegato sonoro label
D: I vinili allegati a Vinile erano sempre interessanti, anche perché si potevano ascoltare gruppi italiani senza un contratto, chi effettuava la scelta?
R: Chiedevamo a tutti i gruppi che per noi suonavano musiche interessanti se volevano darci un brano possibilmente inedito per la rivista. Non avevamo un genere da difendere. Ricordo che però non ci siamo mai occupati di Metal e nemmeno di Black Metal che come sai è la musica più divertente del mondo perchè ancora non esisteva. Io invece impazzivo per i Carcass, ma in redazione mi prendevano per il culo.

D: Vinile irruppe nell’editoria musicale con il numero zero nel 1986 e proseguì fino al 1989, come fu accolta dal pubblico?
R: Benissimo ma malissimo per le vendite. Siamo riusciti a stampare 5 numeri, grazie al sostegno economico di Stampa Alternativa. Era un periodo durissimo, ricordo che gli Afterhours durante gli stessi anni, vendevano circa 350 copie di loro dischi.

D: E la tiratura di Vinile?
R: Io ricordo 1000 copie.

D: Ogni numero costava 7000 lire o al massimo 8000 lire.
R: Il prezzo variava a secondo del costo di realizzazione del numero. Facevamo tutto per passione. Praticamente eravamo dei Pietro Micca!

D: Il rapporto con gli altri fanzinari e con i canali indipendenti fu proficuo?
R: Come era giusto che fosse. C’era chi ci odiava e chi ci amava. Ma forse erano di più quelli che ci odiavano. Ma oggi, le persone che al tempo ci odiavano, credo che si facciano delle grosse e grasse risate rileggendo il giornale.

D: La domanda di chiusa: “… non si esce vivi dagli anni’80 …”.
R: Se bevi ‘Liquido di Morte‘, diverrai immortale!

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