Visitare un Museo all’Aperto Il Monte Sei Busi

Creato il 18 maggio 2010 da Ghezzo Claudio @GhezzoClaudio

Crediamo che ognuno di noi almeno una volta sia entrato in un museo. Sicuramente non tutti ne hanno visitato uno dedicato alla Grande Guerra; chi poi ha visitato un museo all’aperto, ha sicuramente fatto un’esperienza più completa e diversa. 
Ma perché visitare un museo all’aperto? Se scaviamo nella nostra memoria di sicuro troveremo immagini, racconti, emozioni desunte dalla lettura di pagine dedicate alla Grande Guerra, alla vita in trincea, al sacrificio dei soldati. L’immaginazione, si sa, aiuta a ricostruire i luoghi della memoria, il “contesto” in cui i fatti si sono svolti. Ma quale modo migliore e totalmente coinvolgente per entrare in contatto con una parte di storia se non quello di “essere” e di vivere l’esperienza di un altro nello stesso luogo? 
Ci spieghiamo meglio.
Quando qualcuno decide di visitare i luoghi della Grande Guerra, lo fa per diversi motivi: per pura e semplice curiosità, per un interesse specifico, per commemorare e ricordare coloro che hanno perso la propria vita combattendo, per deporre un fiore al Sacrario di Redipuglia o all’Ossario di Oslavia, rituale che si svolgeva abitualmente anche negli anni del Primo dopoguerra.
Oggi il museo all’aperto ci offre questa possibilità. 
Recarsi sui luoghi della Grande Guerra significa “vivere” (erleben) nelle trincee in cui i soldati hanno combattuto, rendersi in parte conto dello sforzo cui venivano sottoposti per spostarsi da un punto all’altro, sopportare i cambiamenti del clima, toccare, annusare, muoversi nella dimora del soldato: esserci, per l’appunto.
Gli itinerari son stati studiati e realizzati dalle diverse associazioni regionali che si occupano del ripristino e della valorizzazione turistica dei siti della Grande Guerra. Si snodano lungo alcuni dei luoghi più significativi, quelli in cui si sono combattute le Dodici Battaglie sull’Isonzo e si prefiggono l’obiettivo di far sentire il turista- visitatore partecipe del contesto della vita di trincea e quindi di “poterla vivere”.   Il Monte Sei Busi, che si trova a destra del Sacrario di Redipuglia, presenta ancora oggi la landa carsica che caratterizzò l’aspro paesaggio corsico agli inizi del 1900. Sono ancora evidenti e visitabili i resti delle trincee italiane e austriache nelle quali i soldati combatterono le prime Battaglie dell’lsonzo. L’esigua distanza fra i due schieramenti fa capire quanto anomala fosse questa guerra. In alcune zone infatti, la distanza era così ridotta che i soldati avrebbero potuto colpirsi anche lanciandosi delle pietre.
Le targhe che ancor oggi sono visibili nel “trinceone italiano” ci indicano quali e quando i vari reparti hanno combattuto nelle varie linee.

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