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Vita da vampiro e Southbound – Autostrada per l’inferno: due orrori collettivi del terzo millennio

Creato il 25 febbraio 2018 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma
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Sarà vero che i vampiri sono tutti vecchi, depressi e vivono nei castelli?

Partendo da un loro short del 2006 intitolato What we do in the shadows, provano a risponderci i neozelandesi Jemaine Clement e Taika Waititi attraverso l'omonimo lungometraggio di otto anni più tardi, nel quale vestono anche i panni dei due protagonisti Vladislav e Viago, succhiasangue residenti a Wellington insieme ai propri simili Deacon e il simil-Nosferatu Petyr, ovvero Jonathan Brugh e Ben Fransham.

Succhiasangue che, tra liti per questioni casalinghe e discutibili abitudini alimentari, conducono un'esistenza più o meno normale, portando avanti anche un esilarante rapporto con una domestica impegnata a svolgere sia le faccende dell'abitazione che a procurargli vittime ed a pulire le tracce di emoglobina.

Perché, in mezzo a fotografia dal sapore anni Settanta (occhio ai colori vintage) e l'entrata in scena di Nick alias Cori Gonzalez-Macuer, umano destinato a far parte della combriccola, è chiaro che puntino tutt'altro che a prendersi sul serio i circa ottantasei minuti di visione caratterizzati da una forte impronta teatrale, ma messi in piedi nello stile del falso documentario.

Vita da vampiro e Southbound – Autostrada per l’inferno: due orrori collettivi del terzo millennio

Del resto, sono i Monty Python e il mockumentary This is Spinal tap di Rob Reiner le dichiarate fonti d'ispirazione dei due registi, che non dimenticano neppure di citare il teen cult schumacheriano degli anni Ottanta Ragazzi perduti nella sequenza degli spaghetti e, senza rinunciare a geyser di liquido rosso, ribadiscono che una delle sfortune di non avere un riflesso è rappresentata dal fatto che non sai mai come sia esattamente il tuo aspetto.

Mentre, tra party a cui partecipano lupi mannari che non dicono parolacce (!!!) e zombi e uno dei momenti più divertenti dell'operazione individuabile nell'escursione di due poliziotti nella dimora vampiresca, si approda ad un epilogo che sembra lasciar intravedere, oltretutto, un sottotesto relativo all'accettazione della diversità.

Con il titolo Vita da vampiro, un booklet incluso nella confezione e il trailer nella sezione extra, lo rende disponibile in una limited edition blu-ray Koch Media all'interno della propria collana horror Midnight Factory, riservando lo stesso trattamento anche al collettivo Southbound - Autostrada per l'inferno, datato 2015.

Vita da vampiro e Southbound – Autostrada per l’inferno: due orrori collettivi del terzo millennio

Collettivo in quanto, se inizialmente doveva essere un antologico di paura nato come e che avrebbe preso in analisi un particolare sottogenere per essere sviluppato a proprio estro dal produttore Brad Miska, uno degli artefici della trilogia , ha poi coinvolto alcuni cineasti provenienti dalla stessa, concretizzandosi in un affresco bizzarro e crudele di un'immaginifica periferia del Sud degli Stati Uniti.

Ad esclusione di Patrick Horvath, che, autore di , tra teste che esplodono a colpi di fucile e colonna sonora (e non solo) che richiama in un certo senso il sound di John Carpenter, si occupa del terzo segmento dell'insieme, tirando in ballo una famiglia finita a vivere in un paese abitato da mutanti.

Segmento atto a precedere una conclusione che, con violenta situazione da home invasion proto-The strangers, sotto la regia di Radio Silence (pseudonimo di Matt Bettinelli-Olpin, Tyler Gyllett, Justin Martinez e Chad Vilella) si ricollega all'apertura - diretta dallo stesso gruppo - a base di due uomini in fuga, probabilmente alla ricerca di una giovane donna e che non mancano di incontrare mostruose creature alate.

Testimonianza della struttura circolare che, un po' come quella che caratterizzò nel 2007 La vendetta di Halloween di Michael Dougherty, provvede a tenere uniti i cinque racconti comprendenti un secondo a firma di Roxanne Benjamin, nel quale il satanismo si miscela in un cupo crescendo d'inquietudine al viaggio di una band femminile prossima ad un nuovo concerto, e il terzo, a cura di David Bruckner.

Quest'ultimo, con un massaggio cardiaco assurdamente praticato sotto pelle, volto a rivelarsi il più splatter e disturbante dell'omnibus che si snoda, appunto, lungo un'autostrada del deserto.

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