#VitaDaBlogger

Creato il 24 maggio 2013 da Dida

La fashion blogger ha i calici di prosecco e i macaroon, che sorseggia e gusta a Parigi, Londra, Milano e nello sperduto paesino dove vive la nonna materna. La beauty blogger la bottiglietta personalizzata di Coca-Cola e la tazza “Pantone” nella quale la mattina gusta il tea verde, rigorosamente bio e a chilometro zero. Mentre la food blogger ha pacchi di pasta, olio e cioccolato che le arrivano da ogni angolo della penisola. E la book blogger?La book blogger ha pile di libri acquistati all’usato, la foto con lo scrittore di grido e l’istantanea delle sue letture on the road: al mare, in montagna, in treno, in aereo o, nel più comune dei casi, nel suo caldo e rassicurante letto. Anche la book blogger, quindi, fa sfoggio dei suoi gioielli. Anche lei può dispensare perle di saggezza dalla sua fan page ai suoi amati followers e in questo caso al posto di “i leggins non sono pantaloni” vi ritroverete a leggere citazioni, aforismi e romantici giochi di parole. La voglia di visibilità e di riconoscimento da parte dei blogger più bistrattati del web, quindi, li ha portati a esprimersi con un linguaggio già esplorato da altre categorie, il che non è assolutamente sbagliato o riprovevole, ma, invece di dotarlo di nuovi e interessanti significati, hanno finito per appiattire quello che di buono e sano c’era nella loro community. Negli ultimi mesi, infatti, con l’esplodere della bookblog-mania, si è arrivati alla creazione di blog, canali e contenuti letterari che non hanno avuto il merito di aiutare ad arricchire la proposta editoriale italiana, a mostrare il piglio critico e ironico tipico dei lettori, ma al contrario hanno appiattito una situazione già di per sé allarmante. Girare video senza aver letto i romanzi e basarsi per la recensione sulla visione del film, trovare “bellixximo” ogni libro che si è riusciti ad arraffare dalle case editrici con le quali si collabora, evitare di esprimere qualsiasi tipo di critica ai classici, perché sono intoccabili, e limitarsi a riempire pagine virtuali con trame scoppiazzate qua e là, ha aiutato ad affossare ancora di più la figura del lettore.Molte case editrici, e lo dico per esperienza personale, ormai inviano cartelle stampa ai blogger piene zeppe di “romanzi” che solo a leggerne la trama viene il voltastomaco, mentre tutto ciò che c’è di nuovo, interessante e sperimentale lo presentano solo ed esclusivamente alla “stampa ufficiale”, che non si preoccupa più di gettare la giusta luce su quello che viene pubblicato, ma semplicemente trasmette l’informazione. Se inizialmente si era quindi constatata un’apertura da parte dell’impenetrabile mondo editoriale italiano, quel piccolo spiraglio si è subito richiuso e, se prima non c’era stato bisogno di chiudere a chiave, adesso la porta delle case editrici è chiusa a doppia mandata. A cosa serve, infatti, aprirsi e mostrare ciò che merita realmente di essere letto se al book blogger medio interessa arraffare senza sosta? Perché inviare un romanzo degno di tal nome a chi non riesce nemmeno a leggerlo e si limita quindi a scopiazzare trame e commenti\recensioni reperiti online?Quale atteggiamento di apertura ci aspettiamo se, invece di orientarci verso la letteratura che conta, quella ispirata e partorita da grandi menti, ci incuriosisce l’ultimo libro del fenomeno di youtube?Nessuno nega che si possa parlare di letture leggere e sognanti o dell’ultima saga sui vampiri, ma è NECESSARIO che tutto ciò venga fatto in modo CRITICO. Non appiattiamo i nostri contenuti, ma mostriamo quanta vita c’è in un romanzo, quanta ispirazione e forza ci sono nelle parole. Mostriamo che la poesia non è quella dei Baci Perugina e che Dante non ha scritto “non ti CURAR di loro, ma guarda e passa”. 
Utilizziamo quindi il social in modo critico. Portiamo alla luce quella bibliodiversità che ci vogliono strappare. E soprattutto non dimentichiamoci che prima di essere blogger siamo stati lettori.
Alla prossimaDiana

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