Magazine Diario personale

Vola e va come una rondine

Da Iomemestessa

Il bello di vedere la tv coi figli piccoli sta, in gran parte, nei loro commenti. L’altra mattina la nana (che cresce, ma sempre nana rimane) stava ingoiando la colazione (ingoiando: cioè senza masticare, come i pitoni) dinanzi agli immancabili cartoni. Devo aver sbagliato qualche manovra e anzichè i consueti Zig e Sharko (una sirena che fa la gatta morta, uno squalo cavalier servente innamorato della sirena, una iena tanto stronza quanto sfortunata che vorrebbe mangiarsi la sirena) che fanno ridere pure me, è comparso per incanto il dolce Remì. Il pitone alto un metro e trenta ha utilizzato la voce per la prima volta dal risveglio e mi fa: “Gira”. E io: “Non ti piace?”. Risposta illuminante: “Muoiono tutti. Perchè a te piaceva?”. Ho girato, e finita lì. Le 7.50 non sono un buon momento per le riflessioni sociologiche. Pure, ce ne sarebbe da dire.

Ecco. Non è che mi piacesse, è che i cartoni animati, a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 erano un coacervo di sfighe tali che, più o meno, si equivalevano.

Intanto c’era Heidi. Heidi, invero, non è tristissimo. Ma neanche una puntata di Zelig. Come quasi tutti i protagonisti di anime anni ’70/80, la piccola protagonista è rimasta orfana in tenera età. E finisce a vivere con un vecchio misantropo sulle Alpi Svizzere. Il vecchio misantropo è il nonno della bambina e i due si affezionano. Quindi non sarebbe interessante. Per cui compare dal nulla la zia, la stessa che l’aveva spedita dal vecchio misantropo, e invece di farsi una tazza di cazzi suoi, si preoccupa per lei e il suo futuro la obbliga ad andare a Francoforte per diventare la dama di compagnia di Clara, una bambina sulla sedia a rotelle. In tutto questo, non una volta che la zia pensi di occuparsi lei della bambina, sia ben chiaro. Poi l’autrice del libro (la Spyri) e gli autori della trasposizione anime decidono di non essere stati sufficiente bastardi e mettono sulla sua strada anche la cattivissima governante, la signorina Rottenmeier, che per noi figli degli anni ’70 è diventata talmente paradigmatica che quando dici a un’amica sembri la Rottenmeier, ecco, l’amica non la prende benissimo. Ci vorranno una cinquantina di puntate e assortite sfighe prima che Heidi possa tornarsene in montagna dal nonno a vedere le caprette che le fanno ciao (sì, fumava roba pessima, ne sono consapevole).

Poi c’era Demetan. Un ranocchio. Sì, davvero, han fatto un cartone animato su una cazzo di rana, rendiamoci conto. E io l’ho pure visto. Rendiamoci conto pure di questo. Comunque. Demetan è un giovane ranocchio, povero e bullizzato, che si innamora di Ranatan (fantasia nei nomi, eh) figlia del sindaco. Un rospo enorme e stronzissimo. Per tutta la serie Demetan viene pestato come una fascina, a volte dai ranocchi bulli altre da simpatici rapaci che infestano lo stagno. ‘nzomma: mai un attimo di pace.

Poi c’erano i cartoni sportivi. Una generazione segnata da Mimì Ayuhara a cui uno psicopatico allenatore fa fare allenamento con le catene ai polsi. Una roba che oggi interverrebbe il Moige. Scene ai limiti del sadismo. E, visto che non era orfana, gli autori le fanno morire il fidanzato in un incidente ad inizio serie. Così in un colpo solo avevamo il momento di autocommiserazione e ci levavamo pure una fastidiosa distrazione.

Poi c’era lui, il dolce Remì, di cui si è gia detto all’inizio. Nasce ricco. Lo rapiscono affinché non erediti i soldi di famiglia. Lo affidano alla famiglia di un muratore che appena arriva lui resta invalido (e poi dicono non portasse sfiga). Allora viene venduto a un suonatore ambulante (che in realtà è un famoso tenore, ma qui si va per le lunghe). una volta affidato al povero Vitali (che se lo avesse saputo, ammettiamolo, col cazzo che se lo portava dietro) parte una catena di malattie, assideramenti, affiliazioni alle patrie galere, lutti ed estorsioni. Tutto nello stesso cartone. Roba da girare con la mano in tasca per tutta la puntata.

Poi c’erano loro, Belle e Sebastien. Ve li eravate scordati? Io no. Cambia la location e siamo sui monti Pirenei. Sebastien ha sette anni e vive col nonno. Adottivo. Avete capito bene: non solo non ha stroncato i genitori naturali, pure quelli adottivi. Per non farsi mancare nulla, viene bullizzato in modo infame dagli altri ragazzini, finché non salva un’enorme cane, Belle, da morte certa. Anche la povera bestia era accusata delle peggio malefatte dai cittadini, e a questo punto abbiamo la certezza che detti cittadini fossero in verità parecchio stronzi. I due si rompono le palle e partono all’avventura, inciampando nel loro cammino in tutti i delinquenti che Dio ha scaraventato in Terra. La cagna, verrà alternativamente ricercata per: essere uccisa o rivenduta o seviziata. Larga parte dell’azione si svolge in Spagna, non proprio quella degli Erasmus.

Ma non erano deprimenti solo i cartoni per bambine. Perchè il più deprimente di tutti era lui: l’Uomo Tigre.

La storia è quella di Naoto, ovviamente orfano, che diventa l’Uomo Tigre, un lottatore di wrestling anonimo che si batte per portare a casa i soldi da destinare ai bambini orfani.

Se non vi siete ancora commossi, aggiungete tutti gli incontri che ha dovuto subire contro i wrestler di Tana delle Tigri, una palestra simile a un girone dell’Inferno dantesco da cui escono i più spietati e infami wrestler del Giappone. Una roba da far impallidire pure Don Vito Corleone. Mai visto scorrere tanto sangue in un cartone animato (no, forse in Ken il Guerriero di più) e se pure questo non bastasse, rammento (a chi lo vide, cioè quasi tutti) una colonna sonora talmente tetra che in confronto Profondo Rosso dei Goblin sembra Ma che musica maestro.

(ma non erano gli unici, quindi to be continued)

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