volevo fare l’archistar: i bagni

Da Gynepraio @valeria_fiore

Sì, lo prometto, è l’ultimo post sulla casa nuova. Ma, se per caso voleste leggere i miei primi due deliri da archistar, li trovate qui e qui.

Se pensate che i bagni non si meritino un post a se stante solo perché li ritenete delle stanze accessorie, beh, sbagliate. Sono stanze di uso quotidiano, destinate a momenti felici, liberatori: la doccia, il bagno, il bidet, la cacca e le sue letture. Anche a momenti rognosi e preparatori, come il make-up e la piega, ma comunque significativi. Gli ospiti probabilmente non si coricheranno sul vostro letto in posizione fetale, ma una puntatina al cesso la faranno: il bagno dice molto del padrone di casa e dei suoi gusti. Ho appreso che è una deformazione molto italiana, probabilmente perché vantiamo l’industria ceramica migliore al mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, il bagno è una stanza di serie B (lo dimostra il fatto che le ragazze di A beautiful Mess sfornano continuamente idee per le “working stations” e raramente pubblicano interventi creativi per “bathroom”). Ma voi non fate cazzate, curate i vostri bagni.

IL BAGNO GRANDE

Il bagno grande non è mio, ma di voi-sapete-chi. E’ collegato alla nostra camera da letto, quindi gli ospiti ci andranno poco. La tentazione di dire “Io non lo userò + nessuno lo vede = lo faccio ricoprire di fondi di magazzino Leroy Merlin color melanzana” era forte, ma ho resistito.

Il pavimento sarà parquet, e sì, lo so che il parquet in bagno non è il massimo ma la stanza non è umida, e volevo creare continuità con la camera da letto. Inizialmente ero partita superbellicosa con sogni popolati di vasche con piedini, sanitari anni ’50 cui ho dedicato un’apposita cartella Pinterest, ma poi ho pensato che fosse meglio qualcosa di meno modaiolo dei subway tiles. Quindi ho scelto la resina di una nuance di azzurro che definirei “biciclette Bianchi degli anni ’70” e che corrisponde grosso modo al Pantone 564C. La resina è un materiale bellissimo, essenziale, elegante, non particolarmente cara, infinitamente modulabile (a differenza delle piastrelle industriali, l’artigiano è in grado di riprodurre esattamente tutti i colori della scala RAL) e se ci si comporta con un minimo di grazia non è particolarmente delicata; oltretutto è una scelta ancora poco inflazionata, basta guardare l’infruttuosità delle mie ricerche su Pinterest. Scartati i sanitari di design avveniristici -molti vanno giusto bene per i cessi del Galaxy Express 999- mi sono buttata su linee superessenziali, anche per la rubinetteria, la vasca, e i vari erogatori e portasaponi. Il problema è che non amo l’arredo bagno, quindi metterò un binario Ikea per appendere dei contenitori -credo Asker o Grundtal- per quei quattro unguenti che usa voi-sapete-chi (il Tiger balm, il deodorante, la crema solare). Ikea li propone per la cucina, ma io amo sovvertire l’ordine costituito (Ikeahacker, anyone?). Infine, riciclerò degli asciugamani marrone scuro che ho già. Immancabili, le candide tende Ikea.

IL BAGNO PICCOLO

Il mio livello di terrorismo psicologico nei confronti dell’impresario, e le mie innumerevoli raccomandazioni su questo bagno (le piastrelle le orientiamo a 45°, capito, ripeta con me, a 45°), hanno dato ottimi frutti: è la prima stanza che hanno concluso, ci hanno messo una settimana e hanno avuto anche delle idee creative e totalmente spontanee. Tipo quella di collocarmi il miscelatore fuori dall’area di azione della padella della doccia, così da non bruciare o congelare il mio nudo corpo nell’attesa di creare la temperatura perfetta. Son dettagli.

Le piastrelle, che sono ovviamente mattate, hanno lato 5cm, come delle grosse tessere di mosaico. Il pavimento è grigio, ma le pareti sono rosa delicato. Inutile dire che quando le ho viste mi ci sono gettata sopra come Scrat sulla ghianda.

I sanitari sono molto essenziali, specialmente la doccia che è “isolata” solo da un rettangolo di vetro. La questione dell’arredo bagno qui si pone meno, perché il lavandino è appoggiato su un piano molto ampio su cui ci stanno tranquillamente i miei cosmetici. Perchè i cosmetici da uomo occultati e quelli da donna a vista? Semplice, i miei sono rosa e belli.

In ogni caso, se un giorno dovessi comprarmi la Preparazione H e non volessi rendere noto al mondo i miei problemi di tergo, posso benissimo occultarla nella nicchia-scarpiera appositamente predisposta, di cui vedete una rapida anteprima e che verrà chiusa come un armadio, trasformata nel sancta sanctorum delle mie calzature.

Spero in questo modo di non aver bisogno di nessun pensile/stipetto/armadietto che, credo di averlo già detto, mi fan schifo. Completeranno la palette degli asciugamani bianchi, che ho già e che continuerò a usare. Qui niente tende, perché il bagno è cieco.

Se qualcuno si chiedesse dove penso di lavarmi le mutande, risponderò che mi oppongo alla piaga della lavatrice in bagno con tutte le mie forze. E’ un oggetto brutto che occupa lo spazio di una doccia, ma in Italia non c’ l’abitudine di metterla in cucina, come un normale elettrodomestico a incasso. Io l’ho messa sul balcone nel mini-locale della caldaia, che è stato coibentato per l’occasione (idea di Michele, il direttore lavori foggiano). Da novembre a febbraio mi si gelerà il culo ogni volta che devo fare il bucato e probabilmente bestemmierò, ma poco male, tanto all’inferno ci andrò lo stesso.

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