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Volontario e professionista, gli Avvocati di strada che difendono gli invisibili

Creato il 23 settembre 2019 da Annagiuffrida @lentecronista

50.724 persone senza fissa dimora in Italia. Questo è il dato riportato nell’ultima indagine Istat del 2015. Una comunità in crescita di uomini e donne, italiani e stranieri, resi invisibili da una povertà estrema che li ha privati di tutele e diritti. Una realtà variegata al cui fianco operano migliaia di volontari, mettendo a disposizione tempo, umanità e in alcuni casi professionalità. E’ il caso dei tanti avvocati volontari dell’associazione Avvocato di strada onlus che in tante città italiane restituiscono diritti, e a volte anche un nuovo futuro, alle persone senza fissa dimora. Un impegno nato nel 2000, come progetto interno all’associazione Piazza Grande di Bologna che si adopera per portare via dalla strada i senza tetto. Un’idea nata per strada e avviata con uno sportello con due avvocati e tanti clienti speciali, come racconta il presidente e fondatore di Avvocato di strada onlus, Antonio Mumolo: “Ho sempre fatto volontariato, e quando uscivo nel mio turno, magari per portare una bevanda calda, veniva sempre fuori che ero un avvocato. Così mi chiedevano ogni volta consigli giuridici. Essendo giuslavorista, se mi chiedevano qualcosa di penale chiamavo il collega amico penalista chiedendogli di occuparsene lui, gratuitamente. Così anche in casi di natura amministrativa. Lì mi è venuta l’idea che ognuno di noi, avvocati, può dedicare qualche ora al mese, se vuole, al volontariato”.

Le sempre maggiori richieste di aiuto e di difesa giuridica hanno fatto crescere, in quasi 20 anni, la rete di volontari e il numero di sedi dell’associazione. A partire da Bologna, ad oggi le sedi aperte sono 49 in altrettante città italiane, 982 i volontari tra avvocati, studenti di giurisprudenza e comuni cittadini, e 3769 le persone difese solo nel 2017 (Fonte: Bilancio sociale 2017 di Avvocato di strada onlus). Un volontariato che fa rete con altre associazioni, che operano in favore delle persone senza fissa dimora. “Una nostra caratteristica è che abbiamo sedi solo all’interno di associazioni di volontariato, laiche o cattoliche, che in vari modi si occupano di senza fissa dimora. Il tramite tra avvocati e strada sono le associazioni – spiega l’avvocato Mumolo – Abbiamo quindi un’associazione che ci ospita, ma siamo comunque a servizio di tutte le associazioni del territorio che operano per i senza dimora”. Un servizio dato, appunto, a una precisa categoria di poveri, i senza fissa dimora, in particolare a chi vive in strada in stazione o nei dormitori. Ma a difesa anche delle vittime della tratta che hanno deciso di denunciare gli sfruttatori e dei migranti che vivono nei centri di accoglienza che “consideriamo alla stregua di dormitori”, puntualizza il presidente di Avvocato di strada. Ed è su queste categorie che l’associazione ha avviato vari progetti ad hoc. Categorie ai margini, come gli immigrati ( il 59% extracomunitari, il 13% comunitari ) con il progetto A.P.P.R.O.D.I., o le donne ( il 14% della popolazione dei senza fissa dimora, dati Istat ) con il progetto Diritti a fior di pelle, o LGBT con il progetto Una strada diversa 2, o ancora il progetto MSNA minori stranieri non accompagnati. Tutti accomunati dalla condizione di vivere la strada, con il rischio connesso di violenza ed emarginazione.

“Proviamo, nel nostro piccolissimo, ad incidere su quella che è la cultura della legalità e su quello che è il tema della povertà – spiega poi Antonio Mumolo – C’è l’idea che se diventi povero in qualche maniera è colpa tua, sei tu che non ce l’hai fatta. E quindi la povertà viene vissuta da molte persone, da chi povero non lo è, come una colpa e non come una condizione in cui chiunque si può trovare. Questo genera mostri, perché se sei colpevole di essere povero io ti posso picchiare, ti posso insultare, ti posso malmenare”. E prosegue: “Serve raccontare la povertà in modo diverso, anche perché è cambiata la tipologia di persone in strada. 20 anni fa c’era la componente della salute che dominava, per droga e alcol. Adesso ci sono persone che semplicemente sono diventate povere, o un migrante senza permesso di soggiorno che può lavorare solo in nero”. E i numeri, raccolti nell’ultimo bilancio sociale dell’associazione e frutto delle cause seguite dagli avvocati volontari, raccontano le vite fragili e invisibili di chi vive in strada.

La maggior parte delle pratiche seguite riguarda ad esempio la questione della residenza anagrafica, in alternativa alla residenza comunale che vivendo sulla strada si perde. E con essa, le persone senza dimora perdono anche la possibilità di esercitare il diritto di voto, di accedere al diritto ad un’assistenza sociale e a prestazioni sanitarie che non siano di pronto soccorso. Si registrano anche pratiche per difendere il diritto alla casa, aumentate nel 2017 del 100%. E, tra le altre, emergono le pratiche penali che abbattono il luogo comune che chi vive in strada delinque, con una prevalenza di cause che invece vedono queste persone vittime spesso ignare dei rischi che corrono vivendo in strada. “Qualche mese fa abbiamo seguito a Bologna una persona che era diventata povera ed è finito in strada – racconta l’avvocato Mumolo – Non aveva ancora capito come funziona il sistema, e trovandosi senza cibo per un po’ di tempo ha rubato al supermercato un pezzo di formaggio, valore 2 euro, perché aveva fame. Non essendo un ladro provetto è stato beccato e denunciato. Potevamo dire: ‘è incensurato e il carcere non lo vedrà, facciamo un patteggiamento’. Ma c’era la questione fedina penale che veniva macchiata, che lo avrebbe condizionato per tutta la vita. Così abbiamo sostenuto che in casi come questi, essendo una persona incensurata e avendo rubato solo per fame, il dolo nel furto non c’era e che la persona non voleva realmente commettere un reato. Così è stato assolto pienamente per particolare tenuità del fatto. Questa persona adesso è fuori dalla strada, lavora e non ha la fedina penale macchiata”. Una storia a lieto fine, come tante ma non come tutte le cause purtroppo.

Ma chi sono e che caratteristiche hanno gli avvocati di strada? “Chiunque può partecipare all’associazione, deve però garantire correttezza, puntualità  e coerenza. Se dice vengo due ore al mese, quelle due ore deve esserci. Inoltre deve seguire le cause esattamente come se fosse un cliente del suo studio. E, soprattutto, deve accettare che in studio da lui, quando la pratica diventa una causa, arrivino persone che non si lavano tanto spesso e non si vestono tanto bene – chiarisce il presidente Mumolo – Quella persona è un cliente come tutti gli altri, e chi fa volontariato da noi lo fa, e lo fa anche volentieri”.

[ Vi invito a continuare la lettura dell’articolo sul quotidiano online NeiFatti.it al seguente link. Grazie e buona lettura. Vi aspetto per i commenti. ]

Volontario e professionista, gli Avvocati di strada che difendono gli invisibili

Associazione Avvocato di Strada

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