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Votazioni regionali, se il progetto di Berlusconi va in porto

Creato il 02 giugno 2015 da Mrinvest

Campanello di allarme per Renzi nelle votazioni regionali del 31 maggio scorso: se il Partito Repubblicano si realizzasse, avrebbe dieci punti in più del Pd.

votazioni regionaliLa partita delle votazioni regionali finisce 5 a 2 per il centrosinistra. E’ chiaro che occorre valutare il peso politico della vittoria o sconfitta di ogni Regione, ma è tutta un’altra storia rispetto alle Regionali di cinque anni fa.

E’ il caso della Liguria, clamorosamente strappata da Giovanni Toti, candidato del centrodestra, dopo dieci anni di governo di centrosinistra, che ha ottenuto una larga vittoria con sette punti di distacco sull’avversaria del Pd Raffaella Paita. E’ il caso anche del Veneto, dove Luca Zaia si riconferma governatore, doppiando praticamente la sfidante Alessandra Moretti, sempre del Pd.

Risultati scontati ma non troppo.

I Democratici conservano Toscana, Marche, Umbria e Puglia, mentre riconquistano di un soffio la Campania con l’impresentabile Vincenzo De Luca che ha prevalso sul Presidente uscente di Forza Italia, Stefano Caldoro. Ma se i risultati delle votazioni regionali di Toscana (confermato Enrico Rossi) e Marche (neo Presidente Luca Ceriscioli) sono abbastanza scontati, non lo sono quelli dell’Umbria, storica Regione rossa, dove il Pd ha avuto qualche problema con la riconferma della candidata Catiuscia Marini, che ha staccato con un risicato 3% circa il rivale del centrodestra Claudio Ricci. E poi si registra la vittoria annunciata di Michele Emiliano in Puglia, uno degli esponenti meno renziani del Pd.
Ma la parte più spinosa è la vittoria di Vincenzo De Luca in Campania, dove il neo governatore rischia parecchio per la legge Severino: potrebbe essere il primo governatore eletto, insediato e poi sospeso.

Si consolida il 5 a 2, si ostinano a dire dal Pd, ma queste votazioni regionali hanno tutt’altro che il sapore della vittoria per i democratici e soprattutto per Renzi. Anzitutto i vincitori di questa tornata elettorale sono stati gli astensionisti (48%), la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle che, anche se non ha raggiunto i fasti del passato, si è comunque consolidato al 20%.

Le votazioni regionali hanno dato qualche indicazione per il futuro Partito Repubblicano.

Se poi facciamo qualche considerazione e qualche conteggio di quello che poteva essere il risultato se il centrodestra si fosse presentato unito, questo avrebbe ottenuto una percentuale media di circa il 39%, superiore al 28% del Pd. Inoltre occorre considerare che il bacino di utenza più grande si trova nel moderati che non sono andati a votare (quasi il 50%) e che avrebbero fatto aumentare il distacco tra il “Partito Repubblicano” e il Partito Democratico.

Considerando il flop di Berlusconi e di Forza Italia, Matteo Salvini si candida a diventare il leader del centrodestra (teoricamente Area Popolare, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord,  Fittiani, Tosiani e astensionisti moderati), ma è un progetto ambizioso e probabilmente difficile da realizzare. Bisognerebbe uniformare i programmi e ammorbidire molti atteggiamenti. Ma in politica non si sa mai…

Quello che è certo è che i tempi del 41% alle Europee sono ormai lontani: il Pd a livello nazionale vale quasi la metà, e la partita dei prossimi mesi per Renzi sarà tutt’altro che facile.


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