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Wall street journal: i peggiori fumetti di sempre!

Creato il 01 giugno 2012 da Comixfactory

WALL STREET JOURNAL: I PEGGIORI FUMETTI DI SEMPRE!

Love and Rockets
uno dei fumetti giudicati meritevoli dal WSJ


Con un articolo intitolato I peggiori fumetti di sempre (sottotitolo: mentre i supereroi dominano il box office, il mezzo che li ha visti nascere agonizza) l'edizione on-line del Wall Street Journal ha affrontato con lucidità l'attuale periodo controverso che stanno vivendo i supereroi. Agli onori delle cronache grazie ai clamorosi incassi al botteghini cinematografici, ma in crisi di idee e vendite per quanto riguarda i fumetti. Sebbene la disamina di Tim Marchigiano presenti forse delle inesattezze credo comunque che l'articolo sia molto interessante e significativo, ecco perché ve lo propongo.
Nelle prime tre settimane di programmazione nei cinema americani, The Avenger ha incassato quasi mezzo miliardo di dollari. Stando ai calcoli di coloro che si occupano di queste questioni, The Avengers ha le carte in regola per diventare il terzo incasso cinematografico di tutti i tempi. A breve Hollywood ci infliggerà le nuove pellicole di Spider-Man e di Batman, film che potrebbero incassare ancor più di quello dei Vendicatori. I direttori del casting stanno lavorando per risolvere di problema di chi potrebbe indossare i panni di campioni della virtù meno conosciuti al grande pubblico come Matter-Eater Lad o Squirrel Girl. 

WALL STREET JOURNAL: I PEGGIORI FUMETTI DI SEMPRE!

Leaping tall buildings

Vi verrebbe da dare per scontato che i fumetti di supereroi, quelli originali su cui si basano questi franchise cinematografici, stiano vivendo un buon periodo. Ebbene, non è così. Il massimo picco di vendita raggiunto di questi tempi da un fumetto di supereroi è intorno alle 230.000 copie; in genere solo due o tre serie varcano la soglia delle sei cifre. Venti anni fa, durante la breve primavera dei comics, numeri importanti di Spider-Man e degli X-Men vendevano milioni di copie. 

Capire dove sia finita questa audience rappresenta una specie di complicato rompicapo, soprattutto perché i comics, parlando in generale, sono rispettabili come mai prima d'ora. Volumi realizzati da buoni autori sono ristampati su carta di ottima qualità e si annidano sugli scaffali delle librerie accanto a romanzi ispirati ai comics scritti da autori come Michael Chabon e Jonathan Lethem. Anche l'università di Chicago, dove il divertimento si spegne, ha recentemente organizzato una tre giorni di conferenze alla quale ha invitato autori brillanti del calibro di Chris Ware e Daniel Clowes. 


Se non c'è alcuna barriera culturale ad impedire a un pubblico che chiaramente ama i supereroi dal comprare il nuovo numero degli Avengers, perché non c'è più gente che lo fa? La ragione principale è ovvia: i fumetti non sono venduti in vere librerie generaliste, ma in negozi specializzati, e sono disegnati in modo goffo, scritti male e incomprensibili a chiunque non abbia trascorso anni a seguire mitologia arcana. 

Nella più attesa serie presentata questa estate dalla Marvel Comics, ad esempio, i Vendicatori combattono contro gli X-Men per imperscrutabili ragioni che hanno a che fare con una misteriosa forza cosmica che divora i pianeti, una trama che non ha alcun significato per color che non hanno familiarità con una antica saga della Marvel come "La saga di Fenice Nera". La storia è raccontata in due miniserie, una intitolata Avengers vs. X-Men, che espone un grande logo AvX in copertina, mentre l'altra è intitolata AvX ed espone in copertina un grande logo con su scritto Avengers vs. X-Men, presumibilmente in maniera che possiate riconoscerli immediatamente. 

La gente che produce fumetti di supereroi ha puntato sul pubblico di massa, che a sua volta ha rinunciato ai supereroi. Nel frattempo, gli autori più bravi hanno abbandonato i supereroi alla mediocrità. "Leaping Tall Buildings", una raccolta di brevi biografie, ricche di illustrazione, di alcuni celebri artisti del fumetto, si pone l'obiettivo di celebrare il fumetto - e lo fa - ma lungo la strada rivela quali sono state le cause che hanno causato la disfatta dei titoli più importanti. 

Uno dei rappresentanti della Golden Age intervistato su "Leaping Tall Buildings" è l'ancora attivo Joe Kubert, che aveva solo dodici anni quando, nel 1940, cominciò a lavorare nel settore e che imparò il mestiere da gente come Will Eisner, Jack Kirby, Bob Kane e altri. 

Collegando l'attuale serie di Iron Man a Eisner, il libro rivela accidentalmente come l'atteggiamento assunto nei confronti degli autori per gran parte della sua storia ci abbia condotto allo stato attuale. In maniera infame, nel 1939 Joe Shuster e Jerry Siegel furono pagati 130 dollari - l'equivalente di qualche migliaio di dollari odierni - per la proprietà del personaggio di Superman. C'è stato bisogno di una pubblica campagna di sensibilizzazione che mettesse a nudo questa vergogna, orchestrata 40 anni dopo da una nuova generazione di artisti, per assicurare una modesta pensione ai due. 

La mancanza di opzioni ha fatto sì che disegnatori e scrittori non abbandonassero il fumetto, e la cruda fantasia, derivata dal pulp e dalla depressione,  esigenze che combinate insieme diedero vita a una mitologia pop che ebbe lp stesso effetto della musica rock su quella classica. Jack Kirby, il disegnatore della Marvel che negli anni '60 fece più di chiunque altro per stabilire la grammatica visiva e il vocabolario dei supereroi e che creò i Vendicatori, i fantastici quattro e gli X-Men, ha trascorso l'ultima parte della sua vita impegnato in una serie di sorprendentemente futili cause contro la Marvel, una compagnia che è stata costruita quasi interamente con il suo lavoro. 

WALL STREET JOURNAL: I PEGGIORI FUMETTI DI SEMPRE!

Il tostapane di Watchmen

La dinamica è peggiorata con il tempo. Alan Moore, l'influente autore britannico che con il suo lavoro ha più o meno rivitalizzato la DC Comics negli anni '80, afferma che la casa editrice gli ha espropriato i diritti di quello che è stato a tutti gli effetti definito un classico del genere, Watchmen, che egli realizzò con il disegnatore Dave Gibbons. Concepito come una specie di decostruzione del genere supereroistico, gran parte dell'impatto provocato da Watchmen deriva dal fatto che è stato pensato per essere, a differenza delle serie che parodiava, un'opera ben definita, con un inizio e una fine - di fatto, una apocalisse. Niente di tutto ciò, tuttavia, ha impedito alla DC di lanciare una serie di spinoff, nonostante le strenue obiezioni di Mr. Moore. Il primo numero di Before Watchmen sarà pubblicato il prossimo mese. Tra gli scrittori coinvolti c'è colui che un tempo scriveva He-Man, quel J. Michael Straczynski che, tempo fa, ha scritto un fumetto nel quale Spider-Man vendeva il suo matrimonio al diavolo (il che è come se si facesse dirigere a un regista di film serie Z come Uwe Boll il prequel di taxi Driver di Martin Scorsese). La DC sta promuovendo il progetto con un tostapane che vi permette di imprimere l'immagine del vigilante Rorschach, ispirato alle idee di Ayn Rand, sul vostro pane. 


Mr. Moore attualmente si rifiuta di lavorare per i grandi editori del fumetto, e il deplorevole trattamento degli autori  attuato da Marvel e DC ha spinto altri ad andar via. Tra gli anni '80 e i '90, il nascente movimento per i diritti d'autore ha cominciato ad attrarre i più popolari e intelligenti tra gli autori di fumetti, verso editori più piccoli, che permettevano loro di conservare i diritti delle proprie creazioni. A differenza dei loro più anziani  colleghi - Mr. Kubert sta realizzando dei disegni per Before Watchmen - le generazioni più giovani hanno appreso le lezioni di Siegel, Shuster, Kirby e chissà quanti altri. Hanno rifiutato di inventare alcunché per le due grandi case editrici e preferiscono mantenere il controllo sulle loro idee migliori. Prendete ad esempio lo sceneggiatore Robert Kirkman. Presso la Image Kirkman ha pubblicato la serie creator-owned The Walking Dead, un fumetto che ha ridefinito lo stantio concetto degli zombie, che ha poi portato a uno show televisivo di grande successo e che è stato scoperto (e venduto) a persone che in genere non leggono affatto i fumetti. Durante un breve periodo trascorso alla Marvel - attualmente evita di lavorare per le Major - anziché fare qualcosa di nuovo ha riscritto i vecchi fumetti degli X-Men (il riferimento è alla serie Ultimate) e ha zombificato l'intero Marvel Universe. E' una cosa che ha un suo senso: perché rinunciare alle proprie buone idee e ai diritti di sfruttamento su di esse quando le si può tenere per se? Probabilmente Marvel e DC non sono nemmeno interessare a qualcosa di nuovo. A giudicare da Before Watchmen e Avengers Vs. X-Men, la loro nozione di nuove idee ha a che fare con i seguiti di fumetti che furono pubblicati quando Keith Hernandez dei New York Mets era perennemente candidato al MVP. 

Per una industria che si alimenta del suo stesso passato e che da venti anni non produce nuovi personaggi o idee è la morte. I paragrafi più efficaci di  "Leaping Tall Buildings" sono quelli scritti da gli attuali reggenti dell'industria del fumetto, gente come Brian Michael Bendis, Joe Quesada, Grant Morrison e Dan DiDio. Queste sono le persone maggiormente responsabili dell'evidente perdita di interesse del pubblico nei confronti dei personaggi incappucciati di proprietà dei grandi editori. Ma le parti più affascinanti e divertenti del libro sono quelle che presentano gli artisti come Chris Ware, Jaime Hernandez ("Love and Rockets") e Jeffrey Brown ("Unlikely"). Per una stranezza dell'industria del fumetto, artisti come questi, che si occupano di storie ispirate alla vita reali e il cui lavoro è custodito da persone che leggono i libri, sono bollati come alternativi o underground. E' divertente vedere come in Leaping Tall Buildings, gli artisti vengono fuori come delle persone normali, come persone che pensano, mentre i creatori di supereroi contemporanei sono degli autodidatti o dei presuntuosi leader di una setta. Se c'è qualcosa di underground, sono i loro fumetti incomprensibili. 

Si tratta di una cosa che è al contempo divertente e triste. Come dice Chris Ware, il cartooning "fondamentalmente ha a che fare con una specie di continua revisione di noi stessi e della nostra vita, la stessa tipo di operazione che si fa quando sogniamo". Il fumetto di supereroi ha rappresentato per decenni il punto intorno al quale questa arte ha gravitato. Può essere che si sia esaurito, ma merita di più che non essere ridotto a una parodia di se stesso. 

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