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Warriors campioni, LeBron James leggendario. Le pagelle delle Finals 2015

Creato il 18 giugno 2015 da Basketcaffe @basketcaffe
Curry e Iguodala - © 2015 twitter.com/warriors

Curry e Iguodala – © 2015 twitter.com/warriors

I Golden State Warriors hanno fatto corsa di testa dalla prima notte di regular season NBA, in ottobre, fino a gara 6 delle Finals a giugno 2015 inoltrato. Il lunghissimo gruppo di Steve Kerr, guidato dal talento di Stephen Curry, dalla leadership di Draymond Green e dall’esperienza di Andre Iguodala, ha avuto la meglio su dei Cleveland Cavaliers comunque degni sfidanti, capaci di trasformarsi durante la stagione e lottare fino all’ultimo, pur senza tre pilastri come Varejao, Love e Irving, guidati da un comandante leggendario come LeBron James che ha confermato ancora una volta di meritarsi un posto nell’Olimpo del basket.

Il tabellone completo e tutti i risultati dei playoff NBA by Basketcaffe.com

Le pagelle delle NBA Finals

GOLDEN STATE WARRIORS

Andre IGUODALA 8.5
Steve Kerr lo ha messo in panchina fin dall’opener stagionale, lui ha accettato il ruolo di sesto uomo e ha fatto il suo. Poi in finale, quando lo stesso Kerr lo ha richiamato per provare a girare la serie, Iguodala ha risposto presente e gli Warriors hanno svoltato. Si può discutere sul premio di MVP delle Finals ma è stato il migliore in difesa su James (per quanto si possa anche solo infastidire LeBron) e in attacco ha quasi sempre punito i raddoppi su Curry e le scelte di Blatt. E’ il primo MVP delle Finals (16.3 punti di media, solo Unseld e Magic hanno segnato di meno) di sempre senza aver giocato da titolare una singola gara di regular season.

Stephen CURRY 8.5
Se l’MVP delle Finals lo avessero dato a lui, non ci sarebbe stato nulla da dire. Ha faticato nelle prime due gare poi, dal terzo quarto di gara 3 è esploso ed è tornato lo Steph che tutti conoscono, con i 37 di gara 5 all’interno di un meraviglioso duello con James. Le sue giocate sono state incendiarie e gli Warriors gli sono andati dietro. Chiude la post season con 98 triple (il precedente record erano le 58 di Reggie Miller nel 2000) ed è il sesto giocatore nella storia a centrare il primo titolo NBA e il primo premio di MVP stagionale nella stessa annata.

Draymond GREEN 8
Come per Curry, anche l’uomo da Michigan State ha patito la pressione all’inizio della serie, troppo supponente e arrogante. Poi, con le spalle al muro, si è messo a giocare come sa, Kerr lo ha messo nel ruolo di unico lungo del quintetto e le sue letture sui due lati del campo (soprattutto in attacco contro i raddoppi su Steph) sono state determinanti. Eroico nel lottare con le buone, e spesso con le cattive (al limite del flgrant foul più di una volta) contro i centimetri di Mozgov e l’atletismo di Tristan Thompson, esce alla grande da questa finale, impreziosito dalla tripla doppia – 16+11+10 – nella decisiva gara 6 (come Magic, Bird, Worthy, Duncan e LeBron in passato). Ora dovrà negoziare il nuovo ricco contratto: se lo merita.

Shaun LIVINGSTON 7
Se c’è una grande storia di riscatto allora dovete citofonare all’indirizzo del Magic da Peoria, Illinois, che nel 2007 si era sbranato un ginocchio e aveva visto la parola fine sulla sua carriera. Lo scorso anno una grande stagione ai Nets, quest’anno l’arrivo ai Warriors come backup di Steph e alla fine il titolo, stra meritato, con notevoli giocate e la capacità di resistere nei quintetti piccoli di Golden State.

Harrison BARNES 6.5
Serie in altalena per l’ex stella di North Carolina che però è stato uno dei giocatori barometro per Golden State. Bravo a sfruttare il suo fisico e il suo atletismo in difesa, a tratti cecchino per punire la difesa dei Cavs contro i raddoppi su Curry. Non un caso che nelle sconfitte sia stato assente mentre nelle vittorie dei suoi più che presente.

Festus EZELI & Leandro BARBOSA 6.5
Il centro nigeriano da Vanderbilt è stato superlativo in gara 6 – 10 punti, 4 rimbalzi e una stoppata – ma in generale ha saputo rispondere presente quando messo in campo. Pur con tutti i suoi limiti, ha saputo giocare con umiltà e alla fine ha superato nella rotazione i più decorati Bogut, Lee e Speights. La guardia brasiliana – Brazilian Blur – ha ripagato la fiducia estiva di Kerr e Gentry (lo avevano avuto ai Suns) con un’annata estremamente positiva, capace di farsi trovare pronto ogni volta che serviva: i 13 punti di gara 5 sono la ciliegina sul suo titolo.

Klay THOMPSON 6
Se vogliamo l’altro componente degli Splash Brothers è la nota che stona un po’ nella melodia vincente degli Warriors. Dopo una stagione superlativa, nei playoff ha patito un po’ di pressione e nelle Finals – pur se chiuse a 16 di media e coi 34 sfavillanti punti di gara 2 – ha sofferto ancora di più, finendo spesso con problemi di falli e molto nervosismo. Chiude col 40% al tiro e il 30% da tre, nettamente inferiore alla regular season (46 e 44 rispettivamente).

Steve KERR 8
Il suo carattere e il suo approccio sono stati la chiave. Le sue scelte, fin dalla scorsa estate, decisive, con Iguodala in panchina, Lee fuori dalle rotazioni e Bogut fatto sparire da gara 4 delle Finals. E’ andato per la sua strada ma al contempo ha avuto sempre il gruppo dalla sua parte, ha ascoltato i suoi assistenti, Gentry, Adams, Walton e compagnia, e alla fine è riuscito a mescolare il tutto con le sue conoscenze da giocatore (3 titoli coi Bulls di Jackson e 2 con gli Spurs di Popovich), da dirigente (GM e presidente dei Suns di Nash e D’Antoni) e da commentatore. Chapeau!

CLEVELAND CAVALIERS

Lebron James nelle NBA Finals 2015 - © 2015 twitter.com/espnstatsinfo

Lebron James nelle NBA Finals 2015 – © 2015 twitter.com/espnstatsinfo

LeBron JAMES 9.5
Che dire, lasciamo parlare le cifre: 35.8 punti, 13.3 rimbalzi, 8.8 assist, il primo di sempre a guidare le tre categorie statistiche per entrambe le squadre. Il voto non è 10 solo perchè non ha vinto il titolo NBA ma LeBron James esce ancora più forte da questa serie dove ha dimostrato di essere nettamente il più forte giocatore del pianeta e uno dei più grandi di sempre. E’ arrivato senza benzina alle gare decisive ma di più non poteva fare, ha trascinato non solo una squadra, ma una città intera. Senza due All Stars come Irving e Love ha alzato ancor di più il livello del suo gioco, è stato entusiasmante e chi se ne frega di quelli che diranno che ha perso 4 finali su 6, che ha tirato troppo, che ha tirato male (40% dal campo, 31% da tre, 69% ai liberi), che ha gestito male i finali di partita, che ha esagerato con gli isolamenti, ecc.. E’ stato il miglior giocatore di queste Finals, non c’è dubbio, a prescindere dal premio di MVP a Iguodala: anzi, dargli il premio sarebbe stato ancora più beffardo per lui, un attestato di cui non ha bisogno visto che sa benissimo, come ha detto lui stesso, di essere il più forte di tutti.

Tristan THOMPSON 7.5
La classe operaia che va in paradiso, non c’è che altro dire. L’ultimo ad arrendersi, sempre, incredibile nel gettarsi su ogni pallone a rimbalzo, un incubo per i Warriors sotto il loro ferro. Nonostante gli evidenti limiti tecnici il canadese, scudiero fidato di LeBron, ha prodotto una doppia doppia di media da 10 punti e 13 rimbalzi. Da gara 3 in poi è diventato più produttivo anche in attacco (sempre in doppia cifra) arrangiandosi coi suoi semiganci molto elementari ma non è bastato.

Timofey MOZGOV 7
Era arrivato come semplice rim protector e invece nelle Finals, al pari di Delly e Tristan, è andato oltre ogni aspettativa. Blatt lo ha gestito bene, in gara 5 lo ha tolto dalla rotazione per accoppiarsi meglio con gli Warriors ma poi ha dovuto rispolverarlo e Timo ha saputo rendersi utile nelle due metà campo. Chiude la serie con 14 e 7 rimbalzi di media, tre doppie doppie e l’exploit di gara 4 con 28 punti. Eroico.

Matt DELLAVEDOVA 7
Nelle prime tre gare è stato eroico, irreale, sorprendente, oltre ogni logica. Ha chiuso sfinito gara 3, in ospedale per gravi crampi, poi da lì è tornato sulla terra, il Delly di sempre, che ha lottato, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo ma pur con limiti evidenti. Non è Irving e non poteva esserlo diventato nonostante i 20 punti di gara 2 e i 10 di gara 3: sarà però impossibile dimenticare i suoi tuffi sul parquet per prendere il pallone, la sua faccia tosta, la capacità di rischiare. Superlativo!

JR SMITH, Iman SHUMPERT, James JONES 5.5
Senza Irving e Love erano loro che dovevano fare un passo avanti per supportare LeBron James. In tre hanno prodotto circa 20 punti di media ma sono stati di fatto gli anelli deboli, più in attacco che in difesa, dove hanno sbagliato troppi tiri aperti e fatto scelte quasi sempre errate. Jones ha lasciato un segno nelle due vittorie dei Cavs (8 punti in gara 2, 7 in gara 3), Shump in attacco è stato quasi sempre nullo mentre Smith ha alternato grandi fiammate (come le triple nel finale di gara 6) e svariati errori tra falli e palle perse, più le pessime percentuali (29% da tre).

David BLATT 7
Alla sua prima stagione da head coach NBA ha saputo reinventarsi e ripartire da zero nonostante una carriera fatta di titoli e successi. Ha lottato contro dubbi e critiche, ha accettato compromessi con LeBron James e compagnia ma alla fine è arrivato ad un passo dal titolo. E’ stato bravo a sopperire alle difficoltà, ha ridisegnato la squadra senza Love e Irving e ha spremuto da gente come Dellavedova, Thompson e Mozgov energie e motivazioni che probabilmente nemmeno loro sapevano di avere. Vada come vada – non è escluso che venga licenziato, se così deciderà il Re – questa annata dimostra per l’ennesima volta quanto sia bravo David Blatt, l’allievo di Pete Carrill arrivato da Princeton.

 

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