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Whiskey Tango Foxtrot di Glen Ficarra e John Requa: la recensione

Creato il 18 maggio 2016 da Ussy77 @xunpugnodifilm

whiskey-tango-foxtrot1-600x889Commedia biografica in terra d’oriente

Tratto dall’autobiografia della giornalista Kim Baker, Whiskey Tango Foxtrot è un prodotto senza infamia e senza lode. Una vicenda in cui si assapora l’ambizione giornalistica e la necessità di rendere la propria vita qualcosa di unico, arrivando a chiamare “casa” un luogo inospitale come l’Afghanistan.

Kim Baker, giornalista televisiva “da scrivania”, decide di cogliere la possibilità di fare l’inviata di guerra in Afghanistan. Nonostante le iniziali difficoltà, Kim comincerà a inanellare servizi sempre più accattivanti.

Pellicola che ha come titolo l’acronimo militaresco di WTF (ovvero what the fuck! in italiano letteralmente ma che cazzo!), Whiskey Tango Foxtrot è il nuovo film del prolifico duo registico Ficarra e Requa, una dramedy di guerra che possiede diversi pregi e pochissimi difetti. Infatti se da una parte ci si ritrova a osservare una trama non molto invitante e nemmeno originale (la protagonista Kim è il classico carattere in cerca di rivincita nei confronti di una vita ordinaria), dall’altra si ha a che fare con un prodotto che, nella sua convenzionalità, lancia qualche invettiva nei confronti del governo statunitense, della sua mancanza di organizzazione e della sua inefficienza in una guerra ben presto dimenticata.

Interpretato da un’ottima Tina Fey, una delle pochi attrici comiche in grado di ironizzare sulla sua età e sulla consapevolezza di non essere una donna avvenente, Whiskey Tango Foxtrot è un film nel quale si sprecano gli scoop giornalistici, una sana competizione tra donne, un fugace (?) innamoramento e una feroce ambizione finalizzata a cambiare le sorti della propria esistenza. Insomma si è di fronte a una pellicola dai buoni intrecci narrativi (i brillanti dialoghi che si disegnano sullo schermo nel triangolo Fey-Robbie-Freeman sono sinonimo di pregio) e dall’altrettanto convincente ritmo.

Un prodotto che forse non possiede grandi ambizioni, ma che perlomeno ha tutte le carte in regola per essere considerato un film che scorre fluidamente e che pone su un piedistallo una figura che, nonostante le insicurezze e le mancanze, ha provato a raccontare un posto straniero,un luogo inospitale che ha imparato ad amare e apprezzare. Un “reportage” esistenziale solidamente sorretto dalla volontà di non prendersi troppo sul serio, proprio come ha imparato a fare, nella vita e nel lavoro, Kim Baker.

Uscita al cinema: 19 maggio 2016

Voto: ***


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