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William Shakespeare, Sonnet CVIII

Creato il 02 maggio 2018 da Marvigar4

William Shakespeare, Sonnet CVIII

What ’s the brain that ink may character,

Which hath not figur’d to thee my true spirit,

What ‘s new to speak, what new to register,

That may express my love, or thy dear merit?

Nothing sweet boy, but yet like prayers divine,

I must each day say o’ er the very same,

Counting no old thing old, thou mine, I thine,

Even as when first I hallowed thy fair name.

So that eternal love in love’ s fresh case,

Weighs not the dust and injury of age,

Nor gives to necessary wrinkles place,

But makes antiquity for aye his page,

Finding the first conceit of love there bred,

Where rime and outward form would show it dead.

(Che c’è nella mente che l’inchiostro può scrivere,

che il mio vero spirito non ti ha mostrato,

che dire di nuovo, che novità da incidere,

per esprimere il mio amore, o il tuo merito amato?

Niente, dolce ragazzo, ma come nelle preghiere a Dio,

io debbo ogni giorno ripetere i detti, li stessi,

non trovando antico l’antico Io sono tuo, Tu sei mio,

come la prima volta che il tuo bel nome benedissi.

Così quell’amore eterno che rinnova amore,

non subisce la polvere e l’ingiuria secolare,

né alle obbligate rughe offre favore,

ma rende eterna l’antichità del suo sfogliare,

trovando il primo émpito d’amore appena allevato,

là ove il tempo e la forma lo darebbero inanimato.)[1]

[1] William Shakespeare, Sonnet CVIII, traduzione mia.


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