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Yooka-Laylee Recensione: l'erede spirituale di Banjo-Kazooie arriva su Switch

Creato il 25 dicembre 2017 da Lightman

Il platform collectathon ispirato all'indimenticabile serie di Banjo-Kazooie sbarca su Nintendo Switch con un porting di ottima fattura.

Versione analizzata: Nintendo Switch

Articolo a cura di Andrea Fontanesi

    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch

Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un "Ma" pregno di speranza assieme a un "rio" assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d'animazione, ed è inoltre profondamente legato all'arte del doppiaggio, che pratica tutt'ora a livello amatoriale.

Mancava solamente la conquista di Nintendo Switch per chiudere il corso di Yooka-Laylee, il platform game da record su Kickstarter che ha esordito qualche mese fa su PlayStation 4, Xbox One e PC. Previsto inizialmente su Wii U, il titolo marchiato Playtonic e Team17 ha naturalmente dovuto spostare le proprie mire verso la neonata console estraibile della casa di Kyoto, con tutte le problematiche che un cambio di rotta può comportare in termini di sviluppo. Tornati ad accompagnare le gesta del camaleonte e della sua fedele amica pipistrellina in questa nuova forma ibrida, possiamo tranquillamente affermare che il ritardo rispetto alle sue versioni sorelle ha quantomeno dato i suoi frutti. Non stravolgendo quel che è l'opera in essenza, beninteso, ma restituendo un prodotto messo a punto con tutte le cure del caso, tanto da risultare, probabilmente, la versione del gioco più soddisfacente in circolazione.

Problemi di coppia

Di pretese evidentemente minori rispetto a quelle di molte altre produzioni che hanno scaldato questo 2017, Yooka-Laylee è riuscito comunque a scatenare un discreto dibattito attorno a sé. D'altro canto anticipare al grande pubblico l'eredità spirituale di Banjo-Kazooie, uno dei capolavori più amati della softeca Nintendo 64, avrebbe rischiato di rivelarsi un'arma a doppio taglio nelle mani di chiunque, anche in quelle di chi, ora parte di Playtonic, ha militato per anni tra le fila della Rare dei bei tempi che furono. Intendiamoci: non si trattava di un'affermazione campata in aria. Il gioco è anzi una riproduzione pedissequa di una formula, quella dei cosiddetti collectathon, che ha visto la sua massima espressione manifestarsi proprio sul finire dei Novanta.
Il fulcro dell'esperienza risiede insomma nel collezionismo più sfrenato, che stavolta consiste nel racimolare un numero crescente di pagine magiche - le Pagie - e di altri oggetti quali piume dorate, gettoni, nuclei atomici e chincaglierie varie utili ad avanzare nel racconto, sbloccando nuovi scenari e brevi minigiochi.
Va da sé che l'esplorazione rappresenti una fetta consistente dell'avventura, per cui lo strampalato duo, da un hub centrale, viene chiamato a setacciare da cima a fondo mondi di conformazioni abbastanza classiche.
Si passa dai paesaggi verdeggianti alle lande ricoperte di ghiaccio e neve, dalle paludi melmose fino a qualche setting più originale. Come da tradizione, le ambientazioni traboccano di bizzarri personaggi non giocanti che attendono i protagonisti per assegnar loro missioni di varia natura - ora di logica, ora di precisione, ora a cronometro - superando le quali si entra poi in possesso di una preziosa pagina.
Molte di queste prove, per altro, non possono essere completate senza l'impiego di alcune abilità di Yooka e Laylee molto specifiche, che il giocatore può acquistare dal serpente venditore Trowzer, impaziente di offrire le nuove skill in cambio di un bel gruzzoletto di piume.
Dove Yooka-Laylee dà il meglio di sé è insomma nella quantità e varietà d'incarichi da portare a termine, e in più nella possibilità di gestire il da farsi a discrezione, senza sottostare a un ordine dei compiti particolarmente costrittivo. D'altro canto tutta questa libertà avrebbe meritato un lavoro di level design un po' più accorto, laddove i mondi, pur di dimensioni abbastanza generose, non godono di micro-aree particolarmente riconoscibili, il tutto a scapito di un facile orientamento da parte dell'utente.

Non è un caso che una delle modifiche post-release pensate dagli sviluppatori, ovviamente presente anche su Switch, sia stata l'introduzione di cartelli segnaletici volti a individuare più agevolmente i tomi di teletrasporto sparsi tra gli anfratti delle Torri d'Alveorio, necessari per raggiungere le location principali ma posizionati, prima dell'update, con una continuità molto vaga. Resta tale, invece, la necessità di "espandere" i mondi in cambio di Pagie dopo averli visitati una prima volta in modo incompleto. Un escamotage ludico che sembra più che altro un pretesto per allungare il brodo, senza apportare benefici effettivi al gioco in sé e per sé.

In forma smagliante

Abbiamo lasciato intendere come Yooka-Laylee su Nintendo Switch colga molti dei frutti del processo di rifinitura che ha interessato il titolo nel ciclo di vita delle sue precedenti incarnazioni. Patch dopo patch gli sviluppatori ne hanno limato - per quanto possibile - diverse carenze tecniche più o meno rilevanti, affinando il prodotto soprattutto sul fronte di due aspetti rivelatisi piuttosto problematici ai tempi d'esordio.
Ci riferiamo innanzitutto alla camera virtuale, ora molto meno schizoide e, all'occorrenza, manovrabile manualmente in ogni istante dell'in-game.

In seconda battuta, il sistema di controllo, dapprincipio legnoso all'inverosimile, è stato ingentilito quanto basta per risultare per lo meno addomesticabile, sebbene la risposta di alcuni input sia ancora lontana dall'essere impeccabile.
L'edizione per Switch, scrivevamo, trae giovamento da tutte queste migliorie di base, e in più sfoggia una forma davvero niente male.
A livello grafico, com'è ovvio, non si è potuto fare a meno di sacrificare qualcosa in termini di dettaglio generale, ma si tratta di compromessi davvero insignificanti, che non intaccano in alcun modo la piacevole foggia visiva dell'opera. Su console Nintendo Yooka-Laylee resta quindi esteticamente sgargiante e gradevolissimo allo sguardo, e ciò vale tanto in assetto TV, a risoluzione 900p, quanto nel caso in cui si optasse per una fruizione prevalentemente in mobilità; nonostante i 600p della modalità portatile, infatti, il gioco mantiene il suo colpo d'occhio praticamente intatto, o comunque degradato in maniera inavvertibile. Per altro, in entrambe le sue sembianze il titolo vanta un'immagine piuttosto fluida, dal framerate pressoché incrollabile su televisore e singhiozzante in pochissimi frangenti sul piccolo schermo da 6,2 pollici. Tutto sommato, saremmo propensi a definire il porting come uno dei migliori visti su Switch fino ad oggi. Il che, per una produzione a cui -giustamente- ne sono state dette tante, rappresenta sicuramente una bella, seppur parziale, rivincita.

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