Il tema della giovinezza, o meglio della ricerca della giovinezza, è quanto mai congeniale al cinema di Sorrentino che esamina con affettuosa ironia corpi sfatti e rugosi che il mondo contemporaneo ci ha insegnato a trovare repellenti costringendoci a fare di tutto per allontanare lo spettro della vecchiaia: ecco che allora un vecchio sanatorio dove una volta si andava a curare la consunzione, si trasforma in una lussuosa spa per una clientela facoltosa ma resta sempre un mondo a parte, isolato e concentrato sulla malattia come ne La Montagna Incantata di Thomas Mann (film e romanzo sono ambientati nella medesima struttura il Berghotel Sanatorium Schatzalp, l'ex sanatorio Berghof di Davos).
I destini dei due amici saranno fatalmente opposti e a soccombere sarà colui che appariva più vitale e pieno di impegni. Il lasciarsi vivere e sopravvivere di Fred mi ha ricordato la frase di Picasso “Per diventare bambini occorre una vita".
Il film è ricco di sottotrame che a volte sono appena un accenno, una semplice contrapposizione visiva al mito della giovinezza incarnata dall'apparizione di Miss Universo in piscina, sfolgorante bellezza quasi irriconoscibile rispetto alla ragazza arguta che Fred e Mick avevano conosciuto la sera prima.
Tra i vari personaggi che si incontrano il più esilarante è Maradona, non tanto per la rappresentazione che ne fa il regista ma perchè il genio di Sorrentino è sottolineato ancora una volta dall'ironia con cui sa prendere in giro i suoi stessi miti: Maradona era citato nel discorso di ringraziamento per l'oscar del La Grande Bellezza e mentre la stampa dibatteva sull'opportunità o meno dell'uscita del regista, Paolo Sorrentino stava già smontando la perfezione dell'idolo nella lavorazione di questo film: una capacità rara che personalmente gli invidio.