Magazine Cinema

Youtopia – Berardo Carboni, 2018

Creato il 12 novembre 2019 da Paolo_ottomano @cinemastino
Youtopia – Berardo Carboni, 2018

Quante attrici giovani, giovanissime e belle, di qualunque bellezza - avvenente, aggressiva oppure delicata, tanto da sembrare delle eterne minorenni - non sono sfuggite allo spogliarello precoce? Anche se solo per un paio di scene, non si sa se per soddisfare qualche sordida pulsione voyeuristica del regista, dello sceneggiatore o del produttore, o di quello che si crede sia il pubblico?

Non ci è riuscita nemmeno Matilda De Angelis, che aveva già mostrato di sapersela cavare anche con i vestiti addosso, e belli pesanti: la tuta da pilota in Veloce come il vento, nel quale il tempo e lo spazio per guardare - a ben vedere - si trovava comunque. Il volto, per fortuna, era sempre scoperto, fuori dalla pista.

Youtopia, però, racconta una storia totalmente diversa. I sentimenti, qui, sono soffocati, nascosti e mediati dal computer o dal semplice imbarazzo di comunicarli, gli ambienti prevalentemente interni, che faticano a contenere le pulsioni autodistruttive dei personaggi e le incomprensioni familiari acuite dalla crisi economica.

Tanto angusti e ordinari sono gli spazi reali, tanto illimitati quelli virtuali, nei quali Matilda (non è un refuso, è proprio il nome della protagonista) cerca di fuggire. Una piattaforma molto simile a Second Life, da un lato, dove sognare, vagare alla ricerca di quello che ancora non si conosce e innamorarsi di qualcuno che non si è mai visto. Una chatroom dove ci si spoglia in diretta per soldi, dall'altro.

Il merito di Youtopia è tratteggiare in maniera realistica uno spaccato della nostra vita reale e virtuale: chi non riesce a trovare o conservare un lavoro e tutti gli sforzi che fa per rimettersi in piedi sembrano non sortire alcun effetto, ha bisogno di un'altra realtà. Per giocare, sentirsi libero e amato, e per guadagnare, dove all'amore si sostituisce il semplice desiderio sessuale senza rischi: masturbarsi di fronte a qualcuno che ti provoca, ti asseconda e magari ti compatisce un po'.

Quello che convince di meno, invece, è il finale - dal quale la protagonista è praticamente esclusa, ignara (apparentemente?) di quel che succede, relegata lontano dall'azione, tanto che è la principale comprimaria (la madre Laura, interpretata da Donatella Finocchiaro) ad assumersi la responsabilità più grande. E qualche altro spunto non sviluppato a fondo, che non necessariamente avrebbe appesantito la storia ma solo resa più ricca: il momento in cui, ad esempio, Matilda viene trovata online da alcuni suoi amici, e dopo un breve pianto finisce tutto lì. Perché dedicare una manciata di minuti (non di secondi) a una sequenza che sarebbe finita anche nel trailer, e liquidarla come un episodio senza importanza?

Grottesco e perfettamente adatto alla lieve surrealtà della storia è il personaggio di Ernesto, interpretato dall'imparruccato Alessandro Haber: il fatto che non riesca a tirar fuori le sue vere emozioni, faccia a faccia, e che non ci sia una giustificazione dietrologica o strappalacrime delle sue pulsioni, lo rende crudele quanto basta per non banalizzare troppo la storia.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog