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Zanetti, ” Una sorpresa la chiamata, per Maicon ho cambiato ruolo, ecco chi ha cambiato la nostra mentalita’..”

Creato il 15 maggio 2014 da Alex80

Nel nuovo programa di Inter Channel, ‘Inter Legends’, questa sera e’ stato il turno di Javier Zanetti, che ha raccontato tutta la sua avventura con la maglia nerazzurra, dagli inizi all’infortunio contro il Palermo, ecco l’intervista completa ripresa da FcInternews.it:

 “Quando arrivai al Talleres nel ’91 in tanti si chiamavano Javier, allora il nostro allenatore, conoscendo mio fratello e sapendo che il suo soprannome era Pupi, ha iniziato a chiamarmi così anche a me”.

Nella squadra femminile di Basket del Talleres c’è Paula 

“Un playmaker molto importante nella mia vita. E’ stato il mio primo grande amore. Non ero molto legato al basket, ma quando ho conosciuto lei mi sono avvicinato a questo sport. Abbiamo iniziato la nostra grande storia d’amore che ci ha portato molto lontano”.

Passaggio al Banfield e il match contro il Boca, rievocando la mitica telecronaca del grande Víctor Hugo Morales:

“E’ stato lui a chiamarmi El Tractor. Il Banfield è stata una grande opportunità per me e quella gara è stata importantissima. La Bombonera era pienissima, era la prima giornata e noi eravamo una squadra piccola. Facemmo una grandissima gara e da lì hanno iniziato a parlare di me. Il cronista Morales era conosciuto per il grande gol di Maradona, mi dà quel soprannome e da quel momento è iniziata la mia grande carriera”.

L’Inter:

“Fu una sorpresa per me. Immaginavo che dopo il Banfield ci sarebbe stato una grande squadra argentina, ma arrivò l’Inter. A 19-20 anni è stata una grandissima sfida, ero pieno di dubbi e non sapevo se fossi già preparato o meno per questa nuova occasione. Rambert arrivò da capocannoniere del campionato e in me la società vedeva un terzino dal grande avvenire. Io ero il quarto straniero dopo Rambert, Ince e R. Carlos. La cosa più bella è che da quando mi hanno scelto, la società mi ha fatto sentire subito a casa mia, ancora più bello per un ragazzino così giovane. La Cremonese mi ha portato bene! Bianchi mi disse dove preferivo giocare, a sinistra c’era il grande Carlos quindi scelse per me la fascia destra. Mi diede subito grande fiducia”.

Finale di Coppa Uefa a San Siro:

“Mi arrabbiai per la sostituzione di Hodgson, non capivo il momento, ma adesso capisco che fu un errore. Ci tenevo tantissimo a questa finale ed essere tolto alla fine mi ha dato fastidio. Tutti hanno ingingantito quel litigio con Roy. Abbiamo anche oggi un grande rapporto e oggi ci scherziamo su. Purtroppo la finale andò male”.

Finale di Parigi e grande gol contro la Lazio:

 “Finale straordinaria, arrivare in fondo per due anni di fila non era facile. Noi abbiamo avuto questa grande possibilità contro un’altra italiana. Vedere mio papà piangere in tribuna è stato bellissimo, era il mio primo trofeo internazionale e questi ricordi rimarranno dentro di me con tanto affetto”.

L’Inter di Simoni :

“Lui per noi era un padre, creammo un feeling grandissimo e la finale di Parigi fu una grandissima vittoria. In campionato, invece, le cose non andarono in modo uguale. Espulsione del mister a Torino? Sì, c’era in gioco lo scudetto in quella gara e vedere un obiettivo del genere per una cosa così evidente creò in noi tanta rabbia. Siamo rimasti a mani vuote, purtroppo”.

Su Taribo West:

“La sua pazzia lo portava a fare grandi cose in campo. Avevamo un grande rapporto, sempre sorridente e non sapevamo dove fosse quando spariva! Lui era sempre contento e nessuno osava dirgli qualcosa (ride, ndr). In un derby mi servì un grande assist per il mio primo e unico gol in un derby. Un gol importantissimo e segnare contro il Milan è sempre una cosa molto sentita”.

Marcello Lippi:

“All’epoca c’erano grandi aspettative in lui e arrivarono giocatori importantissimi. L’inizio era stato molto buono, poi ci siamo persi e non siamo riusciti ad amalgamare tutte queste idee per arrivare in alto e la stagione finì male”.

Con Marco Tardelli:

 “Anno particolare, era molto difficile con tanti giovani e una classifica brutta. Non era facile rimediare, le mie caratteristiche non andavano bene per le sue idee, ma per fortuna giocai sempre. Alla fine ci fu la possiblità di andar via, ma rimasi come ho sempre voluto”.

Con Hector Raul Cuper:

“Io non lo conoscevo, ci siamo visti solo in aeroporto prima di preparare il ritiro, ma io non sapevo quale sarebbe stato il mio futuro. Lui mi comunicò la decisione di volere ancora contare su di me, telefonai a Moratti per capire la mia situazione e lui mi disse che nessuno avrebbe voluto la mia cessione. Cuper è stato molto importante, anche se alla fine non abbiamo vinto. Con lui abbiamo iniziato il cambio per l’Inter”.

Con Roberto Mancini :

“Giocatore straordinario, difficile da affrontare ma con noi riuscì ad imporre le sue idee. Con Mancio siamo riusciti ad aprire un grande ciclo. Abbiamo iniziato a lavorare per esprimere un bel calcio che renda contenti i tifosi. Così è stato. Ricordo il match contro il Porto e per poco non segnai un gran gol, è stato una bellissima giocata, diamo merito al difensore che salvò sulla linea”.

Primo trofeo alzato da capitano: la Supercoppa di Torino:

“Sapore particolare e match interminabile. Veron segnò un grandissimo gol e alzare quella coppa al Delle Alpi ha avuto un grandissimo significato per noi”.

Stagione 2006-2007:

 “La gara contro la Roma è storica, da Pazza Inter. La Roma fu straordinaria, ma nel secondo tempo siamo stati inarrestabili. Per vincere match così bisogna crederci e noi lo abbiamo dimostrato in questa finale”.

Si affaccia il primo Maicon e arriva il cambio ruolo:

“Era giusto fare posto a un grande come Maicon e per fortuna abbiamo giocato tante partite insieme. Lui ci ha dato tanto. Quell’anno abbiamo fatto un campionato stratosferico con 97 punti”.

Stagione successiva e un gol da ricordare:

“Quella è stata una serata di sofferenza. Era uno scontro diretto, eravamo sotto, in dieci e con il gol di Totti. Loro per poco non chiusero la gara, ma alla fine mi è arrivata questa palla e quando ho segnato non ci ho capito più nulla! E’ stato un gol importante, lo scudetto altrimenti sarebbe stato a rischio. L’esultanza con Paula in tribuna è stata indimenticabile, soprattutto perché aspettavamo nostro figlio Nacho”.

Il più grande rigorista della storia dell’Inter… proprio Zanetti:

“Con Mourinho ci giocammo la Supercoppa, Totti sbagliò il quinto rigore e dopo toccava a me, rimanevo solo io. Mentre mi avvicinavo al dischetto e guardavo gli spalti, vedevo mia moglie con le mani tra i capelli, ma andò bene e ci regalammo un’altra gioia e un altro trofeo”.

Arriva José Mourinho:

“Al suo primo anno vincemmo lo scudetto. Ci diede la sua grande mentalità e in ogni campo in cui andavamo faceva prevalere la sua forza”.

Anno del Triplete:

“Arrivarono grandissimi giocatori, ma già l’anno precedente l’eliminazione con lo United ci insegnò qualcosa. Il 2009-2010 è stato un anno difficile, contro la Dinamo eravamo fuori a fine primo tempo e Mou ci disse che avrebbe voluto rischiare con tanti attaccanti in campo. Wesley segnò e da quel momento capimmo che qualcosa poteva spingerci a lottare con le altre grandi. Con il Chelsea la qualificazione ce la giocammo a Londra e il mister ci disse di fare attenzione a Lampard e Drogba: limitando loro avremmo vinto la partita e la squadra era consapevole della sua forza e di poter arrivare al successo. L’ultimo mese è stato esaltante, ma così come abbiamo vinto tutto potevamo anche perdere tutto. Parlando con Moratti ricordiamo la gara di Siena e l’intero anno fu molto difficile e impegnativo”.

Finale Champions a Madrid :

“Sembrava tutto scritto, ricordo dopo il Barça ci stavamo facendo la doccia e ci rendevamo conto che mancava solo l’ultimo passo. E’ stata una serata magnifica, ricordo il riscaldamento e il tifo nerazzurro strapiena e dentro di me dicevo ‘non possiamo perdere’. Io facevo 700 partite con l’Inter e per me era la prima al Bernabeu. Sembrava un film, per fortuna con un finale felice. Dopo tanti anni arrivò questo momento unico e personalmente pensavo che quello era un momento unico e per fortuna alzai la coppa come capitano. Eravamo consapevoli della nostra forza”.

Il Mondiale per club e il gol segnato:

“Un gol importante, esultai in tribuna con la mia famiglia che erano sempre presenti. Champions? Contro il Tottenham segnai il primo gol in questa competizione, partita pazzesca con un super Bale. E’ stata una di quelle serata che non si dimenticano”.

Coppa Italia contro il Palermo:

 “Annata difficile, cambiammo allenatore e per Leonardo era solo la seconda esperienza d’allenatore. Abbiamo dato seguito al Triplete, contro un Palermo che ci credeva: è stata una bellissima finale”.

Il ko e la rottura del tendine d’Achille:

 “In tanti pensavo che quella era la fine della mia carriera, ma io ho sempre voluto recuperare per dimostrare che avrei potuto giocare ancora. Mi ero promesso di scendere in campo ancora davanti ai miei tifosi e il rientro con il Livorno fu speciale, dopo quella partita mi sono sentito realizzato”.

Auguri di pronta guarigione:

“Tutti mi fecero tantissimi auguri. Ci tenevo al rispetto altrui e quella fu una grandissima cosa per me”.

Il matrimonio:

“Un sogno, sposare la donna che si ama e formare una famiglia è stato importantissimo. Dopo feci la mia corsetta per smaltire (ride, ndr)”.

Fascia da capitano:

“Ringrazio un mio caro amico, anzi un fratello. E’ luo che ha ideato tutti i vari tipi di fascia”.

Independiente:

“Sono sempre stato un grande tifoso, sin da piccolo”.

Su Papa Francesco:

“Un grande, è stato un momento toccante incontrarlo. Un privilegio conoscerlo in forma privata con tutta la mia famiglia. Un momento che è rimasto nel mio cuore”.

Prisco:

“Avevo un grandissimo rapporto con lui. Con Giacinto ha fatto grande l’Inter ci guardano sempre dall’alto”.

Il Real Madrid:

“Un grandissimo club, ho grande rispetto per loro, ma ho scelto di rimanere qui perché è quello che mi aveva detto il cuore”.

Fondazione Pupi:

 “Nel 2001 è nata la nostra fondazione e vedere tutti i bambini con il sorriso sulle labbra è la cosa più bella che ci sia”.


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