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Zazzera blu

Da Desian
Era un po' teso, l'omino dalla zazzera blu.
La prof di matematica il suo timore.
Cuffie alle orecchie e cappuccio sugli occhi, da abbassare con calcolato coup de théâtre al momento opportuno.
L'ho rassicurato. Sarebbe stato un successone.
E adesso chissà, ormai è in classe. Sentiremo l'accaduto oggi, a pranzo.
Perché ieri pomeriggio, con un entusiasmo che aveva riepito casa di quella elettricità gioiosa che solo gli adolescenti felici, l'uomo piccolo si è fatto tingere i capelli da sua sorella.
Blu.
(I capelli, non la sorella).
E' stato un crescendo (e ROSSIniano stavolta NON è la parola migliore...): giornali per terra, preparazione boccette, decolorazione, attesa, sacchetti di plastica e fogli d'alluminio, attesa, spennellate da impressionisti, colorazione, attesa. Soprattutto attese, attese ed occhiate all'orologio: "i tempi, babbo, i tempi sono fondamentali".
E anche le differenze lo sono. Compiere un gesto che può lasciar interdetto qualcuno. Poter scegliere, e non soltanto di fronte alle perplessità di un'insegnante sicuramente "tradizionalista" ma anche a quel certo conformismo di un genitore (indovinate chi?...) che scelte del genere non ha avuto mai il coraggio nemmeno di pensarle.
E allora si impara, tutti insieme: a temere la reazione degli altri, a sostenere la scelta fatta, a rassicurare/rsi che così va benissimo.
Perché essere è essere e anche, tanto o poco, diventare. Cambiando persino il colore dei capelli.

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