Zeman alla Roma? Il suo Pescara e la Roma di Luis Enrique a confronto

Creato il 28 maggio 2012 da Frank_80

Dopo i risultati dell'ultima giornata di Serie B con il Pescara che ha concluso la stagione al primo posto, traguardo insperato, il nome di Zeman, artefice dei successi della squadra abruzzese, torna ad essere di gran moda nella capitale dove ha suscitato l'interesse di Lazio e Roma, due ex amori del boemo, con la seconda decisamente favorita

Ha colpito molto il mondo dell'informazione l'iniziativa di alcuni tifosi giallorossi, che hanno inondato di messaggi i dirigenti della propria squadra, nel tentativo di convincerli a riprendere proprio Zeman alla guida tecnica della Roma. E i vertici di Trigoria si sarebbero convinti nella scelta. Le perplessità, tuttavia, sono quelle di una buona fetta di tifosi, più silenziosi di quelli che propendono per il cavallo di ritorno, ma comunque perplessi sugli esiti che il gioco del boemo potrebbe avere in termini di risultati.
Sono in molti a vedere in lui il possibile erede a Trigoria delle idee di gioco proposte da Luis Enrique. Eppure sono proprio i risultati a dimostrare che quest'anno, tra Pescara e Roma, non c'è stata gara. Ci sono innegabili differenze tra i campionati di serie A e serie B, ma qualche analogia tra le due squadre esiste. Ai nastri di partenza, nessuna delle due era favorita per la vittoria. La Roma si poneva come obiettivo il raggiungimento del terzo posto, mentre i delfini abruzzesi contavano - senza neanche crederci troppo - di rientrare tra le prime sei per poter sognare nei play-off. La Roma ha concluso settima, il Pescara ha fatto fuori Sampdoria, Torino, Brescia, Reggina, per citarne qualcuna, concludendo la stagione al primo posto.
Ma sono i numeri a dimostrare come Zeman abbia fatto molto meglio di Enrique, e soprattutto come le tante critiche mosse al boemo circa la sua propensione alla facile sconfitta in trasferta, possibilmente condita da tanti gol al passivo, siano più un mito oramai sfatato che realtà.Partiamo dalla media punti: Zeman ne ha fatti 83, ovvero 1.98 a partita, contro i 56 di LE, frutto di un misero 1.47 a partita.
Ai molti che sostenevano che almeno in casa l'asturiano si fosse comportato a dovere, basti ricordare come la media di punti sia stata di 1,84, contro i 2,24 del Pescara, numeri consoni ad una squadra che lotta per un obiettivo. Fuori casa, sorprendentemente, i dati non cambiano: 1,10 punti a partita per la Roma (cifre analoghe a quelle dei tempi di Radice o Mazzone, in cui la trasferta era più una scampagnata che altro), 1,71 per il Pescara. Fuori casa i giallorossi hanno ottenuto una percentuale di vittoria pari allo 0.32%, circa una vittoria ogni 3 partite.
Il Pescara di Zeman ha vinto lo 0.52% di partite lontano da casa, pertanto oltre la metà delle sfide in trasferta. Gli stessi dati, invertiti, si riferiscono alla percentuale di partite perse fuori casa: 0.52% per la Roma contro lo 0.32% del Pescara. Beh, il gioco spumeggiante di Luis Enrique avrà almeno prodotto risultati in termini di gol? Vediamo. In casa i numeri sono discreti: 2.05 gol a partita (ma il Pescara ne conta 2.14...), e una media di gol subiti pari a 1.16 (anche qui il Pescara ha fatto meglio: 1.05). In trasferta, tuttavia, per la Roma si è trattato di un vero e proprio disastro: solo 1.10 reti segnate a partita, contro 1.71 degli uomini di Zeman. Che ne hanno subite 1.57, sempre meglio del dato relativo alla Roma, pari a 1.69.
La Roma, inoltre, ha segnato almeno 3 gol in 7 occasioni, pari allo 0.18% delle partite. In pratica la squadra di Luis Enrique è riuscita a bucare la porta avversaria almeno 3 volte solamente ogni 5 partite e mezzo. Zeman ha fatto decisamente meglio: 13 volte la sua squadra ha segnato almeno 3 gol, con una media dello 0.32%.
Si, d'accordo, ma Zeman segna molto, si sa. Però subisce molte reti. Quante volte la squadra avrà segnato almeno 3 gol, subendone però 2, 3 o 4? Spesso, si potrà pensare. Ma non è così: una partita su 10 si è conclusa a favore del Pescara con almeno 3 gol di differenza. Anche qui la Roma ha fatto peggio. Roma che peraltro ha concluso la partita senza segnare in 6 occasioni, pari allo 0.16% delle partite. Il dato del Pescara è irrilevante: 0.07, una partita su 12-13.
Roma e Pescara hanno gli stessi numeri solo per quanto riguarda le sconfitte "pesanti", con un passivo di almeno 3 reti subite. Ad entrambe è capitato sei volte, ma in serie B le partite sono 42, contro le 38 della serie A, per cui ecco che ancora una volta i numeri sono a vantaggio di Zeman. Di queste sei sconfitte, peraltro, il Pescara ne ha subita solo una davvero disastrosa: il 3-0 rimediato dall'Ascoli.  Nelle altre occasioni si è trattato di 3-2 o 3-1 rimediati lontano dalle mura amiche.
La Roma, invece, è stata bersagliata dalla Fiorentina e dalla Juventus (3-0 e 4-0), e ha sfigurato contro Cagliari (4 a 2), Atalanta (4-1) e Lecce, squadra retrocessa e capace di rifilare 4 pallini alla Roma, che solo nel finale di partita ha ridotto il passivo ad un sempre umiliante 4 a 2.
Da ultimo, vale la pena di ricordare come il Pescara, evidentemente astioso verso il Veneto, abbia ridicolizzato - in trasferta...- il Padova, squadra piazzatasi ad un soffio dai play off, per 6 a 0, risultato ripetuto anche contro il Vicenza.
Sulla base di questi numeri, che vogliono e devono essere letti a soli fini statistici, sarebbe il caso di rivalutare i dati di Zeman alla luce di quello che sono realmente, smettendola quindi di accanirsi contro la sua tanto vituperata fase difensiva. Se la Roma sceglierà proprio il boemo come prossima guida tecnica, sarà il campo a dire se Zemanlandia esiste ancora o se, invece, rappresenta solamente un sogno, un utopia, non riproducibile sui grandi palcoscenici della serie A.

Gianfabio Florio


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