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3000 numeri di Topolino: pensieri e parole 1 (di 2)

Creato il 18 maggio 2013 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco
Speciale: Topolino 3000
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La riflessione ci è venuta spontanea, in fase di studio per questo speciale.

Celebrando i 3000 numeri di Topolino libretto, oltre che concentrarsi sulla storia del settimanale, sugli autori e sulle caratteristiche del fumetto Disney, è sicuramente importante capire come viene visto questo ragguardevole traguardo, importante per tutto il panorama fumettistico nazionale, da chi lavora attivamente in questa industria ma che non scrive e disegna (o non lo fa più da tempo) per Disney.

Uno sguardo interno alla professione e al settore, ma esterno a Topolino, è sicuramente un termometro per chiarire quanto importante sia stato e sia ancora quello che passa sulle pagine della rivista per buona parte del fumetto italiano.

 

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PAOLA BARBATO

Come quasi tutti quelli della mia generazione sono cresciuta a pane e Topolino, con una passione maggiore per il mondo dei paperi. Ma non riesco a considerarlo un elemento “formativo”, l’ho sempre inteso come un oggetto ludico, di puro piacere, quando anni dopo ho iniziato a fare questo mestiere l’avevo “abbandonato” già da un po’. Ricordo in particolare una storia, “La fiamma fredda”, se non sbaglio, che mi aveva colpito molto. E ho amato tantissimo il “librone” Io Paperino, letto fino a consumarlo.

 

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ALESSANDRO BIGNAMINI

A dire il vero, Topolino e quel suo essere cosi political correct da primo della classe , mi ha sempre portato a guardare questo personaggio con distacco e un filo di antipatia. Questo non vuol dire che nel tempo non lo abbia letto o imparato ad apprezzare,ma solo che per indole personale mi sono sempre sentito maggiormente in sintonia con l’ amico Paperino o con prodotti minori tipo Tiramolla. Devo ammettere comunque che anche se in 

 casa per me era più facile leggere Tex e Diabolik, perché acquistati regolarmente da mio padre,quando mi capitava tra le mani Topolino,tutti quei colori ed il tratto morbido degli autori che lo disegnavano e disegnano tutt’oggi, mi colpiva e mi faceva sembrare il linguaggio del fumetto visto attraverso queste forme semplici, come un qualcosa di accessibile, inducendomi una voglia irrefrenabile di disegnare. Già allora capivo che se il disegno realistico del fumetto popolare costringe un giovane disegnatore a scontrarsi con i propri limiti tecnici, ricopiare Topolino e le sue forme arrotondate, portava più facilmente a risultati soddisfacenti e spesso galvanizzanti. Ecco, per concludere, se devo attribuire un merito a questo “simbolo” del fumetto, è sicuramente quello di avermi avvicinato al disegno fatto per puro divertimento, mostrandomi chiaramente la strada da percorrere anche quando ancora ero privo delle “basi tecniche” e svelandomi il gusto di disegnare fumetti.

GIACOMO BEVILACQUA

Bevilacqua

Il mio rapporto con Topolino è sempre stato un rapporto UT DES… senza DO… nel senso che da Topolino ho sempre preso senza dare mai nulla in cambio, ho slavoricchiato su alcune cose della Disney e sono molto amico di Silvia Ziche, Tito Faraci, e di gran parte della redazione su a Milano, ma non ho mai contribuito. Forse perché ricevere senza dover dare nulla in cambio è l’eco di un comportamento egoista che si ha quando sei bambino, e quando lo usi da grande, chi ti ha visto crescere chiude un occhio e ti giustifica, perché ti capisce e perché ti conosce. Ma sono in pochi. Pochissimi. E Topolino sarà sempre tra questi.

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DAVIDE DE CUBELLIS

1- Un trauma. Di fatto Topolino è stato il primo fumetto, insieme a Zagor. Avrò avuto a malapena l’età per leggere e in pochi anni accumulai la mia prima raccolta di “qualcosa”. Un giorno, rientrato in casa dopo la scuola, scoprii che i miei genitori avevano buttato tutti gli albi.
Non ho più riaperto un
Topolino fino all’età adulta.
2- È stata quella primissima lettura a insegnarmi che nel mondo dei fumetti tutto era possibile.

 

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CARMINE DI GIANDOMENICO

Se oggi disegno, per assurdo lo devo a lui e ai suoi disegnatori e coloristi.
Mi raccontano dalla regia più adulta… che da molto, molto piccolo sfogliavo
Topolino, e che mi inventavo le storie inseguendo solo le immagini, (non sapendo ancora leggere), e le raccontavo come un cantastorie ai miei coetanei di quel periodo con albo in mano. 
Ma tolto questo delirio di ricordi, va dato atto che
Topolino resta una icona dell’eroe classico, come per Superman, che cerca di inseguire le mode del momento, per rinfrescarsi, ma conservando le sue basi fondamentali che lo contraddistinguono. E per questo resterà immortale. Altro che 3000, andrà molto ma molto oltre! 
E per caso strano caso della vita… oggi lavoro per Marvel che è stata incorporata da Disney.

 

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ALESSANDRO DI VIRGILIO

Come per tutti, credo, Topolino ha rappresentato una sorta di portale verso il mondo della fantasia e mi ha, senza ombra di dubbio, instillato il “sano virus” della narrazione. Mi ha fatto nascere l’esigenza di dover raccontare storie. Di dar vita a qualcosa che prima non c’era.

 

DAVIDE LA ROSA

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Io faccio l’autore di fumetti. Il fumetto ha un linguaggio tutto suo, un linguaggio completamente diverso da altri (questa è una caratteristica di tutte le arti… ognuna di essa ha un linguaggio unico). Dicevo che faccio l’autore di fumetti, sì, e se faccio questo lavoro è anche grazie a Topolino… ho iniziato a leggere Topolino da quando ho imparato a leggere… anzi, posso dire che ho imparato a leggere grazie a questa storico settimanale. Ma non solo… già perché è proprio grazie a Topolino che ho imparato il linguaggio del fumetto… ho scoperto cosa sono le onomatopee, le didascalie e tutte le cose che rendono unico il fumetto (ok, le onomatopee ce l’aveva pure la serie TV di Batman… quella con Adam West… ma è un caso a parte, un’eccezione). Poi, grazie alla rubrica delle foto dei lettori ho capito che per fare un’istantanea buffa basta avere una pila di Topolino e metterci sopra un gatto con gli occhiali da sole. A me piacciono le storie di Paperino (specialmente quando è insieme a Paperoga), per dire eh.

Davide La Rosa ha gentilmente deciso di omaggiare Topolino anche di un disegno realizzato per l’occasione, che vi presentiamo qui sotto:

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GIANFRANCO MANFREDI

Credo che Mickey Mouse dal punto di vista grafico sia un capolavoro assoluto , pur tenendo conto del suo precedente, cioè Felix the cat, perché Topolino ne replica le caratteristiche, aggiungendo le orecchie rotonde e il naso sporgente, cioè un evidente motivo fallico. Topolino è come Pollicino, ma un Pollicino grafico, in cui la metafora sessuale diventa esplicita, anche se nessuno se ne accorge. Ma è caratteristica essenziale del racconto fiabesco esporre sotto gli occhi di tutti simboli e metafore, rendendole indirette . Fatta questa premessa, gli episodi di Topolino che mi hanno segnato, sono sicuramente quelli con Macchia Nera. Macchia Nera, anche per il nome, è per me il vertice assoluto del fumetto non realistico. Una macchia nera diventa protagonista. Qui si celebra e insieme si ironizza sull’arte di disegnare a china. Si rende il segno grafico personaggio. Cosa si può fare più di così?

 

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GIACOMO MICHELON

Sono un ragazzo analogico, quand’ero piccolo c’era solo la TV dei ragazzi su Rai2 che iniziava alle17, quindi l’appuntamento col “Topo” del mercoledì era atteso come non mai, molto più della nuova app. per iphone o dell’ennesima versione dell’idraulico Mario. Lo comprava mio padre e non erano poche le volte che il castigo prevedeva più che lo stare senza TV per una settimana, lo stare senza il “Topo”! Terribile per uno come me, uno che a detta di mia madre lo leggeva tenendolo capovolto già a due anni seduto sul vasino, e così ci passava le ore! Ha dovuto aspettare quasi 20 anni per capire che cosa ci trovavo mai in quelle immagini capovolte, povera mamma! 
Tutto questo per dire che oggi, continuo a passare ore al bagno immerso nella lettura di fumetti di ogni tipo e quando accosto la matita al foglio, spero ogni volta di riuscire a realizzare una storia che possa suscitare ai lettori quella stessa spasmodica voglia di leggerla e rileggerla e poi di aspettare la prossima che avevo io allora, leggendo, aspettando e leggendo il “Topo”!

 

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ALESSANDRO POLI

Sono cresciuto, per mia fortuna in una famiglia dove i fumetti erano sempre in casa, mio padre leggeva Tex, mia nonna e mia madre Diabolik, e io Topolino, Geppo, Soldino ecc.
Mi ricordo che le storie che più mi avvincevano erano quelle con Macchia Nera , o le avventure di Paperinik, insomma quelle storie dove la componente di mistero era ben presente.
Ricordo inoltre di esser stato colpito da un tratto particolarmente dinamico e avvincente , che in seguito ho scoperto essere di un signore di nome Cavazzano.
Nel corso degli anni
Topolino è rimasta una frequentazione a fasi alterne, ma comunque sempre presente.

 

ROBERTO RECCHIONI

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Gli devo il fatto di essere un fumettista.
L’ho deciso intorno ai quattro anni. Mia madre mi leggeva le storie. Un giorno le chiesi come si facessero i fumetti e lei mi disse che si disegnavano. Da quel giorno, mi misi a disegnare. Se mi avesse fatto sentire i Motley Crue, invece che leggermi Topolino, oggi girerei il mondo con la mia band. Detto questo, è stato importantissimo fino ai miei quindici anni. Credo di aver smesso di leggerlo un migliaio di albi fa, tornandoci solo saltuariamente, per storie di particolare qualità.
Non so quanto mi abbia influenzato, di sicuro avrò letto mille volte le stesse storie, quindi fa parte del mio linguaggio che io lo voglia o meno.

 

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EMANUELE TENDERINI

Io sono nato a Venezia e i miei nonni materni, Dino e Silvana, abitavano nell’isola di Murano. 
Dino realizzava, da bravo muranese, strumenti per lavorare il vetro ed era molto famoso in America e Giappone. Silvana era casalinga.
Una volta a settimana, il sabato, venivano a trovarci a casa. Arrivavano il pomeriggio, intorno le 17.30/18.00 e rimanevano a cena. Poi, verso, le 21 prendevano il vaporetto e tornavano nella loro isoletta di vetrai. 
Io sono l’unico “erede maschio” della famiglia e mio nonno Dino, per questo, mi ha sempre coccolato molto. Fu l’unico a credere fin da subito nelle mie potenzialità di disegnatore e a volermi aiutare (soprattutto economicamente) nell’apprendimento delle tecniche per diventarlo (anche se, in realtà, lui segretamente avrebbe voluto che io seguissi le suo orme di fabbro per il vetro).
All’epoca (dai 4 anni in su) adoravo copiare i personaggi dei fumetti.
Ogni sabato, quando i miei nonni venivano a trovarci, io ero felicissimo perché mi portavano sempre in regalo: un ovetto Kinder e il
Topolino
Ciascuno degli albi che ho pubblicato in questi anni è dedicato alla mia famiglia e a Dino e Silvana, i miei nonni.
Tirate voi le somme.

 

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ZEROCALCARE

Topolino (il settimanale, non il sorcio) ha stabilito delle asticelle insuperabili nel mio cuore. Non ricordo gialli o noir che mi abbiano mai dato emozioni più forti di “Topolino e il mistero della voce spezzata”, non c’è mai stata epica superiore alla saga della “Spada di ghiaccio”. Ho tanti di quei debiti nei confronti di Topolino in termini di ritmo delle storie, di inquadrature, di disegno (alcune posizioni delle mani mi vengono dritte da lì), che non saprei da dove iniziare. Da ragazzino avevo pure disegnato una storia in cui Paperino e i Bassotti occupavano il deposito di zio Paperone e resistevano ai tentativi di sgombero di Basettoni. Poi crescendo ho subito mille altre influenze che mi hanno trasformato in una specie di Frankenstein che appiccica pezzi di fumetti diversi, ma se dovessimo andare alla radice della mia passione per i fumetti, in fondo ci sta quel settimanale dalla costina gialla che riempiva tutti i miei armadi. Poi l’ho venduti tutti per comprare la Playstation ma quella è un’altra triste storia.

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