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A colloquio con Paperblog

Creato il 20 aprile 2012 da Spaceoddity

La redazione di Paperblog ha selezionato tre blog, tra cui Das Kabarett, per il secondo anniversario della sua edizione italiana (che cade, appunto, il 20 aprile 2012. Per l'occasione, ci ha posto alcune domande, alle quali rispondo volentieri qui, anche perché mi dà l'occasione di rivedere il senso del mio scrivere qui.
[PB] Chi si nasconde dietro Das Kabarett?
[RO] Da buon siciliano, polemico e misterioso, sarei propenso a correggere già la domanda: chi si rivela in Das Kabarett? Sono dell'idea che l'abito faccia il monaco che c'è in noi... e che, insomma, chi è sincero si rivela anche dalle sue bugie, mentre la verità perde senso nelle mani di una persona insincera. Chi si rivela, dunque? Si rivela una persona che si chiama Roberto Oddo e che trova parecchio avvilente la scrittura accademica: ingessata, ipocrita e qualunquista, fatta di regole che non servono più a nessuno e spesso danneggiano anche i contenuti che dovrebbero invece veicolare come conoscenza. Sono laureato in Lettere classiche (indirizzo Teatro e Storia della critica), ho fatto il dottorato in filologia classica, sono giornalista pubblicista e amo tutto ciò che mi fa crescere; di mestiere, insegno. Ecco, in Das Kabarett cresce un uomo nella più assoluta anarchia: corteggio le mie curiosità e la mia voglia di imparare il mondo.
[PB] Parlaci del tuo blog: a chi ti rivolgi e su quali argomenti ami dibattere?
[RO] In realtà mi rivolgo ben poco a lettori occasionali: non sono elitario, ma non c'è dubbio, chiedo di essere seguito. Ecco, se ho in mente delle persone, sono persone che vogliano seguirmi, chi non vuole pace. Sono complicato, mi dicono, a volte anche astruso. Il problema vero non è che io scriva così, ma che io penso così. Ci sono molti cortocircuiti in Das Kabarett, ma la cosa straordinaria, per me, è che io ne esco solo dopo che ho visto le scintille. E ne esco davvero. Anche se qualcuno si chiede cosa c'entri il cinema tedesco con la didattica e la teoria della letteratura, ma soprattutto l'opera con la cucina, io percorro la mia strada, quella che nessun indirizzo di studi può garantire, perché non c'è sbilanciamento in una direzione, come richiede l'accademia, né c'è un cieco vagare. cosa di cui molti accademici, e uno in particolare, mi hanno rimproverato. Io vado per la mia strada: i post settimanali a cadenza fissa, come quello del mio tentativo di romanzo a puntate, Le onde, sono solo un tentativo di metter ordine nella mia settimana e darle una certa cadenzata produttività. Vivo di un dilettantismo organico e quasi professionale. I numerosi tag che inserisco aiutano il lettore a scavarsi un sottoblog di suo interesse, ma certo questo non è pensato come una comunicazione Urbi et orbi, altrimenti avrei fatto il giornalista vero. Di fatto, sono solo un blogger.
[PB] Quanto tempo dedichi al blog e che tipo di rapporto intrattieni con i tuoi lettori?
[RO] Das Kabarett è un mio compagno quotidiano. Non saprei dire se il tempo dedicato sia poco o molto, chiunque mi vedesse alle prese con il mio blog direbbe che è un tempo sconsiderato. So che è quello necessario allo svolgimento di un percorso personale di crescita. Tale percorso avrebbe bisogno di una maggiore, come dire?, dialettica; ma purtroppo, nonostante l'incredibile numero di contatti quotidiani (siamo sui trecento, per una cosa fatta da me equivale a un Pulitzer...), ho pochi feedback, al di là di quelli su Facebook. In genere, mi piacerebbe avere con i miei amici blogger un rapporto un po' più stretto e prima o poi sogno una qualche rubrica in collaborazione.
[PB] Quali sono i blog che segui con maggiore interesse?
[RO] In genere leggo sulla base del contenuto, indipendentemente dalla natura della pubblicazione. Il problema non è se si tratti di un blog, di un giornale o di chissà quale altro tipo di - chiamiamola così - agenzia testuale: il mio punto è che chi scrive in quel momento si sta esponendo e sta portando avanti un tipo di discorso personale. Questo è quello che mi interessa. Perciò non mi aspetto che ci si ricordi del mio blog in particolare e non tengo reale memoria dei blog più letti, tranne quelli di certi blog-amici (Francesco Affronti, Manuela Raganati, Antonella Cortese) o di quelli che vengono postati sui social network e allora diventano momenti attivi della mia crescita, quasi degli inviti insperati.
[PB] Qual è, a tuo avviso, lo stato di salute della blogosfera italiana e quale futuro si prospetta per i blog?
[RO] Com'è ovvio, il blog risente dello stato di salute generale della cultura a cui appartengono i bloggers. Ci sono coloro che collezionano articoli altrui, ci sono coloro che collezionano idee, file multimediali o altro. Ci sono coloro - come me - che si mettono in gioco e ricevono messaggi imbecilli come "troppa presunzione..." da parte di anonimi che non hanno altrettanto coraggio per presentarsi. Un blog è uno strumento: a me piace e serve nella misura in cui cresco, come tutto ciò che faccio. Trovo che abbiano valore tutti quei blog di persone in crescita, di persone che giudicano per sé, non di persone che pontificano per tutti: l'importante è l'apertura ai lettori. Secondo me il blog avrà un senso finché - pur nella correttezza formale e sostanziale dei contenuti - non intenda competere con realtà istituzionali, ma sarà uno strumento di espressione e di lavoro. In questo senso, ci sono anche splendidi blog sommersi e pessimi blog popolarissimi.
[PB] In occasione del secondo anniversario di Paperblog facciamo il punto della situazione. Cosa ne pensi del nostro progetto? Quali erano le tue aspettative prima di aderirvi, e quali conclusioni puoi trarne oggi?
[RO] Paperblog mi è "capitata" per caso. Confesso che all'inizio non sapevo neanche cosa fosse, ma la trovo un'idea splendida: è un modo meraviglioso per accostare esperienze di blogging diverse, se non antitetiche. Uno strumento come questo, anzi, permette a persone delle più svariate provenienze di compiere una sorta di cammino insieme. Tra l'altro, vedo che Paperblog cresce di giorno in giorno, ci sono sempre più autori in copertina e nelle varie sezioni e, nonostante il ritorno di alcuni nomi, le voci non sono per forza le stesse, come accade in altri casi. Anonimato? No, assolutamente. Basta andare sulla scheda personale e si giunge a individuare la fisionomia intellettuale dell'autore il cui articolo o titolo ci ha interessato. Poi sta al lettore proseguire o meno e su Paperblog o sul blog dell'autore. Forse potrebbe aiutare mettere un sistema di notifiche tipo social network, per individuare quei commenti o like che altrimenti si perdono: mi dispiace che qualcuno mi dica o mi domandi qualcosa e io non riesca a rispondere. Ma forse si vuole evitare proprio questa dimensione da social network e lo capisco bene, perché un momento di pensiero libero non risenta di eccessiva premura comunicativa.
Ringrazio Paperblog per la fiducia accordatami fin qua. Spero che neanche questa sia stata... una decisione affrettata! In particolare, un saluto particolare e un debito di riconoscenza vanno alla signora Silvia che con pazienza ammirevole si è presa cura delle mie pubblicazioni.


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