Magazine Diario personale

AMARCORD: una mamma d’altri tempi.

Da Gattolona1964

Carissimi ragazzi e ragazze di Reggio Emilia e dintorni, chi vi scrive e’ una mamma qualunque di 44 anni, che come tutte le mamme degli adolescenti d’oggi, penso stia vivendo assieme ai loro figli un periodo molto delicato e difficile, che fa comunque parte, nel bene e nel male del percorso della vita.Ho un figlio di quasi 14 anni, e una bambina di 3 anni. Non vi nascondo che in questo momento è il “grande” a darmi preoccupazioni e pensieri, la piccola avrà tempo per darmeli!Non venitemi ora a dire che sono antica, o sto facendo della retorica!Ci sono passata prima di voi, con genitori, vi assicuro, molto anziani e molto severi.Col senno di oggi, li devo però solo ringraziare per l’educazione e le regole ferree che mi hanno impartito.Quello che sono oggi,lo devo in parte a loro ed al loro severissimo modo di educarmi,in parte a me stessa per averli ascoltati e seguiti.Ovviamente quando ero ragazzina non li sopportavo e li “odiavo”.Soprattutto d’estate con trentotto gradi all’ombra. In modo assai improprio e superficiale parliamo oggi di estati torride, estati infernali ma vi ricordo che anche allora, con il caldo non si scherzava per niente. Bugie su bugie. Lasciatemelo dire,io c’ero e naturalmente,come credo molti di voi, non avevo il condizionatore come abbiamo tutti oggi, non c’erano le zanzariere alle finestre,era un lusso di pochi. In casa solo gli odiati e puzzolenti zampironi, ve li ricordate?La dolce e cara mammina mi impediva persino di andare in “Cooperativa”, l’allora Bocciodromo del mio paese e unico bar per bermi un bicchiere fresco di chinotto da cinquanta lire, bibita che io adoravo. Solo cinquanta lire mi davano,perciò potevo permettermi di domandare,la misura del bicchiere più piccolo.La barista,chiamata da tutti la pantera, per la sua non ovvia bontà e dolcezza, mi guardava come se io fossi una povera mendicante, ben sapendo chi ero e che i miei genitori, contadini, benestanti e gran risparmiatori, non mi avrebbero dato una somma maggiore per il bicchiere più grande. L’avrei persino rubato, dalla gran voglia che avevo di berlo per il caldo afoso e ora che me ne posso permettere a casse, non lo sopporto più, mi viene la nausea solo a vederlo. In casa dentro ad un vecchio e sempre rotto frigorifero REX, c’era solo acqua del pozzo (che tra l’altro mi fece pure venire un para-tifo a 6 anni)o lo sciroppo Fabbri, di solito scaduto, all’amarena, per allungare l’acqua. In dispensa le amarognole e disgustose bustine di IDROLITINA, per far diventare frizzante l’acqua, ma a me sembrava di dover inghiottire un antibiotico, perciò con veemenza, mi rifiutavo di bere quella schifezza. Ora voi dolci ragazzi e ragazzine, sorriderete o inorridirete, al pensiero che io alle ventuno mentre voi sicuramente d’estate state ancora cenando,con iltermometro che misurava ancora circa trentatré avevo il coprifuoco, e dovevo andare a letto,con tutte quelle zanzare. Altro che notti bianche, altro che ritornare a casa alle sei delle mattina sbronzi e fatti (o disfatti?!), quando i miei genitori si alzavano per andare nella stalla ad accudire le mucche…Niente cellulare,Internet,Facebook, Psp,I Phone, e quant’altro la tecnologia di oggi ci offre.
Forse avrò anche sbagliato a scriverE tutti questi assurdi e per me inutili nomi moderni, perdonatemi, il fatto è che amo ancora carta, penna e calamaio, anche se per lavoro devo usare questa fredda ed impersonale tastiera. Ma che cos’era un cellulare nel 1975?Io per essere richiamata all’ovile sentivo le voci dei miei genitori che dicevano”Fabiana, andom a let. Subet),andiamo a letto. Subito. Era quel “SUBET” (subito!),che stava ad indicare che non si poteva transigere e ne discutere, era un ordine, non era un richiamo o un consiglio, no, era sicuramente e senza ombra di dubbio un ordine tassativo, senza sé e senza ma, ala quale dovevo ubbidire. Subito, punto e basta. Bastavano uno sguardo e quella parola chiara,
SUBET. Ho sempre indossato vestiti dismessi di mia sorella, o di parenti, scarpe più lunghe di almeno 2 misure, di conseguenza venivo derisa dagli altri e sembravo un noto e strambo personaggio che Voi Reggiani avrete di certo conosciuto “ZILOC”.Non per questo pero’ mi sentivo diversa dagli altri miei compagni di scuola,anche se a volte al mio passaggio,ridevano, io non me ne facevo certo un cruccio. Ero orgogliosa di me stessa, studentessa e ragazza modello, brava parrocchiana,che frequentava la Chiesa, leggeva le Sacre Scritture la domenica a Messa ,cantava (anche se stonata come un campanaccio da mucca svizzera),nel coro della Parrocchia e senza falsa modestia, recitava anche nella Compagnia Teatrale della Parrocchia (Il Muretto).Così gli anni passavano, ed io andavo avanti nelle mie attività scolastiche e nei miei sogni e buoni propositi,fiera di essere comunque un tantino diversa o fuori moda, dalla moltitudine degli altri miei coetanei. Oggi il invece il Vintage, ovvero il già vissuto od usato se vogliamo, in tutte le sue manifestazioni, e’ molto chic ed alla moda, io volente o nolente ho solo precorso i tempi tutto qua. Ora vi saluto cari ragazzi e figli del nostro tempo, vi auguro una buona fine della scuola ed un’estate piena di risate ed allegria, contornata da tanto fresco chinotto, all’ombra di una quercia gigante, così come vi auguro di dormire senza tutte quelle zanzare, oggi tigre che vi fanno compagnia.

Firmato: una mamma come tante. Fabiana Schianchi.

Primo articolo scritto sul Resto del Carlino, pagina NOI REGGIANI, MAGGIO 2008.



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