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Angela Scottermy. Una vittima della dieta Dunkan

Da Olga

Angela Scottermy. Una vittima della dieta Dunkan

L’altro giorno ho detto a mia madre: “Non voglio più coprire i fianchi, ho deciso che sono belli” .

Ebbene sì. La dieta Dunkan ha mietuto un’altra vittima.

Badate bene, questo non è il solito post sulla dieta Dukan. Su “L’ho provata, quell’uomo è da radiare dal mondo”.
Questa è la vera storia di Angela Scottermy, una donna scontenta della propria immagine, tragicamente scomparsa nei giorni scorsi.

Rientrava a casa dopo un meeting di lavoro che l’aveva lasciata con l’amaro in bocca per via della dieta troppo proteica, questo sì, questo lei non poteva immaginarlo, ma anche perché il meeting non era andato troppo bene.
Lei era stanca e insoddisfatta, non andava in bagno da giorni, e al lavoro erano tutti uomini. Con chi condividere la croce e la delizia della dieta Dunkan? Con chi condividere la stitichezza, il bruciore all’ano, la sindrome premestruale, le insoddisfazioni di coppia che si facevano sempre più vivide e consistenti con l’avanzare della dieta.
Il capo se ne era uscito con una frase maschilista “Questa campagna pubblicitaria mi ha lasciato col cazzo duro”.
Angela aveva sorriso a mezza bocca, l’aveva fissato e ovviamente se l’era immaginato col cazzo duro.
Con la scusa che faceva la Dunkan al posto del cazzo aveva immaginato un tubo di: prima Oreo – poi non mi piacciono – poi Baci Perugina – poi no che palle le frasi – e infine un fascio di desiderabili spaghetti al dente al pomodoro, mirabilmente intrecciati, tutti da mordere.
Poi si era detta: restaci, col cazzo duro. Aveva preso la sua Tipo verde e se ne era andata.
Mentre guidava pensava che ok, non era così maschilista… cioè immagina se fosse stata una donna capo e avesse detto “Questa campagna mi ha lasciato completamente bagnata”. Ok, poteva starci. (bagnata… budino al cioccolato…gelato…)
Comunque.
Era ormai da mesi che portava avanti questa Dunkan in modo borderline: alternava giorni di puro rigore a giorni non ce la faccio e mangio liquirizia.
I giorni solo proteine se li scordava ormai. Non riusciva ad andare in bagno… per cui faceva solo giorni proteine e vegetali. E dimagriva comunque. Nei giorni di arigoria morale si sfondava di liquirizia.
No, eh, non le rotelle. La liquirizia quella vera.
Aveva cominciato con le rotelle, poi si era resa conto che contenevano il 3 % di pura liquirizia, ed era passata alle stecchette morbide “panda”, comprate al biologico. Aveva anche la liquirizia rigida, quella al 98 % per intenderci, per i momenti più drammatici.
Il fatto era che questa dieta proteica le abbassava la pressione. Nulla potevano i 4 litri di acqua al giorno che era costretta a bere per non appesantire i reni.
La serata in cui Angela tira le cuoia è una serata “non ce la faccio”. L’idea di addentare dell’altro pollo al curry le imbarazza lo stomaco, così decide di spararsi  “Bande apart” di Godard, e nel mentre di finire tutta la liquirizia presente in casa.
Apri’ la credenza. Tirò fuori nell’ordine di minor percentuale di liquirizia pura e quindi maggior peccaminosità: barrette morbide ripiene di cocco, rotelle haribo, rotelle marca biologica, barrette salate olandesi, barrette dolci morbide, stecchette semidure di Rossano, stecchette dure, tronchetti biologici, radici da succhiare.
Si preparò un tè alla liquirizia e cominciò il duro lavoro.
Quando arrivò al punto in cui la donna ricca chiede alla protagonista cosa ti piace e lei risponde “niente”, cercò il pezzo su youtube, non trovò, trovò il trailer, condivise quello su Facebook e continuò a guardare.
Le piaceva come era vestita Odile e le piaceva anche la frangetta. Le piaceva anche il nome: Odile. Le piaceva la lettera O.
Arrivata alle stecchette di rossano le venne un collasso. Pressione troppo alta. Colesterolo alto.

I soccorsi erano arrivati inutili troppo tardi, e se l’erano portata via orizzontale, rigida e fredda. Sringeva in mano i trochetti.

A giorni dalla morte, abbiamo recuperato una bozza di post per il suo blog. Uno dei soliti post sulla dieta Dunkan, per la madre, ne riportiamo un estratto:

“Però mamma, voglio tentare l’ultima dieta. La Dukan. Poi basta.
La dieta consiste in non mangiare carboidrati. Dicono che faccia malissimo, e io voglio crederci, ma voglio anche credere che dimagrire è una buona sensazione per lo spirito e per lo stato generale di salute. Così come lo è ingrassare.
Insomma ci sono 4 fasi: una di attacco, una di mantenimento dimagritivo, una di mantenimento punto. E una di supermantenimento.
La fase di attacco può durare dai 2 ai 20 giorni, dipende da quanto si vuole perdere. Quanto si perde dipende da quanto si pesa, da quante altre diete si sono fatte ecc. Dukan lo chiama “the true weight” che io traduco il “peso onesto”. E che mi ricorda la canzone “the true love waits”, e che potremmo tradurre in “the true love weighs” anche no?
Bon. Io sono al terzo e ultimo giorno della fase di attacco, e non mi sembra invero vero di esserci riuscita. 3 giorni solo proteine, acqua, e caffè.
Oggi pomeriggio ho mandato a quel paese 3 persone. 1 persona ogni giorno di proteine. Tre persone a me care eh, ma che forse non tengono cara alla mia amicizia. Sarebbe molto interessante parlare di tutt’e tre, ma ne dirò solo una. La meno important.”

Devo specificare che è una cosa inventata? Ok, è una cosa inventata. Riferimenti a fatti, persone, nomi reali sono puramente casuali. Anche se li ho gugolati e non ci sono.


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