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Autori e web: intervista a Leo Ortolani

Creato il 04 febbraio 2014 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

Autori e web: intervista a Leo Ortolani Rat Man Leo Ortolani In Evidenza
Internet e fumetti: gli autori nell’era social
era un articolo che cercava di analizzare il rapporto che scrittori e disegnatori di fumetti hanno instaurato con la Rete, sotto il profilo della comunicazione e del rapporto con i propri lettori.

Abbiamo deciso di proseguire quel discorso interpellando i diretti interessati, in una serie di interviste volte a riflettere sui diversi utilizzi del web da parte degli addetti ai lavori del mondo del fumetto. 

, classe 1967, ultimo banco, continuamente distratto. Nel 1989 ha creato , il personaggio che ha conquistato un ampio e affezionatissimo pubblico, portando il fumetto umoristico ai primi posti delle classifiche di vendita della Panini Comics Il suo stile inimitabile, acuto e intelligente, gli ha valso un’infinità di premi prestigiosi.
[biografia tratta da Due figlie e altri animali feroci, Sperling & Kupfer]

Perché “esistere sul web” è una cosa utile e/o importante per un autore di fumetti del 2013? E come va sfruttata la potenzialità della Rete perché sia fruttuosa?

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All’inizio, internet era una specie di vetrina. Come un negozio. Ora è più una seconda realtà, tipo second life, quella cosa assurda per cui se sei basso, britto e grasso, puoi fingere di essere bello, alto e biondo. Fino a che non va via la corrente.
Diciamo che in questa second life, un autore di fumetti conosciuto per via delle fiere del fumetto e per gli incontri con i lettori nelle fumetterie del Paese, non può nascondersi dietro un avatar e così tutti sanno che sono alto, bello e biondo, e ciò mi porta diversi vantaggi a livello di amicizie femminili.
Dai, dimmi che per un attimo ci hai creduto. Vedi, come è facile ingannare la gente, attraverso internet?
Se invece non ci hai minimamente creduto: vedi come non è più possibile ingannare la gente, attraverso internet?
Io, per anni, sono esistito solo come posta elettronica. Anche perché andavo in giro spesso per fiere e negozi, a incontrare i lettori e a promuovere il mio lavoro. Poi, con gli anni, ci sono state cose per cui ho dovuto rallentare nelle mie uscite, limitarle e quasi eliminarle del tutto. E mi sono chiesto cosa potessi fare, per poter incontrare i lettori e dialogare con loro, anche senza farlo direttamente. Il primo passo è stato quindi una sorta di blog da autisti, che era la paginetta sul sito Panini Comics di A TEMPO PERSO. Qui, ogni tanto, scrivevo alcune cose mie, pubblicizzavo quello che facevo, ma non si potevano postare commenti,  quindi mi pareva di scrivere sul muro di una cella di isolamento.
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Così, preso il coraggio a due mani, ho aperto un blog : COME NON DETTO. L’intenzione era quella di essere presente in rete come tanti miei colleghi, molto più bravi a gestore il mezzo e a cui mi ispiravo. Essere presente per pubblicizzare le cose che stavo facendo, e che a volte mi pareva finissero un po’ nel mucchio delle uscite Panini, senza fare particolare rumore. Poi, con il tempo, mi sono accorto che il mio blog, lungi dal servirmi come cassa di risonanza pubblicitaria, si è trasformato in qualcosa d’altro. Una sorta di laboratorio di idee e di piazzetta in cui ti ritrovi con un po’ di persone, tutte alte, belle e bionde, per sparare due cavolate sulla  tipa del tal film o su qualche altra sciocchezza, ma divertente.
In poche parole, vetrina sì, ma tipo che poi entri in negozio e fai due chiacchiere con il commesso, anche se non compri niente.
E il commesso, in compenso, ti fa vedere disegni, ti fa leggere storie che magari scopri che piacciono un sacco e allora ti viene da pensare che se piacciono ai lettori virtuali, potrebbero anche piacere ai lettori là fuori, quelli senza avatar, che non vanno a leggere il blog.
Ho dimenticato com’era la domanda.
La rileggo.
E’ utile o importante, essere presente in rete? Per me, passata l’ansia da prestazione e da contatti, è soprattutto divertente. Sennò avrei già mollato da tempo!
Come va sfruttata? Non lo so. Mi pare che ci sia ancora una bella differenza tra chi ti segue in rete, e chi ti compra effettivamente in edicola. C’è un certo grado di sovrapposizione tra i due gruppi, ma alcuni insuccessi in edicola hanno urlato cautela, nel considerare che un successo in rete, gratuito, possa diventarlo anche a pagamento.
Quindi, non lo so, come si sfrutta la rete.
A me basta che sia lì quando cado dall’alto.

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Inizialmente ti si trovava solo sul forum ufficiale di Rat-Man, poi hai aperto un mini-blog in seno al sito di Panini Comics per approdare infine ad un blog autonomo e più soddisfacente, Come Non Detto. Perché ad un certo punto hai sentito l’esigenza di creare uno spazio in internet in cui rivolgerti al tuo pubblico? 
A parte avere già risposto prima, aggiungo solo che sul forum di Rat-Man vado spesso e intervengo pure. Così come mi è capitato anche di andare sui forum di altri siti dedicati al fumetto, cercando di capire come mai a esempio, una storia non fosse piaciuta.
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Perché se non è piaciuta, un motivo c’è sempre. Anche se all’inizio i commenti sono feroci e inutilmente crudeli, con un po’ di coraggio si può scendere nell’arena di un forum a chiedere quali sono gli elementi che secondo loro non hanno funzionato. Ho trovato risposte interessanti e ragionate, che a me sono sempre utilissime, visto che fare storie è il mio mestiere e non è detto che ogni storia che faccio vada sempre bene.
Ovviamente, se una storia non viene capita o apprezzata, non sempre è colpa dell’autore. Diciamo che bisogna essere sempre disposti a fare autocritica e ad ascoltare quelle degli altri, che vanno valutate con la stessa attenzione, scartando quelle che sono infondate. Il rapporto diretto con il pubblico, quindi, è la cosa che ho sempre apprezzato maggiormente della rete, fin da quando rispondevo solo via email. Per me, le email sono l’invenzione migliore, dopo la bicicletta e il water.

Sul tuo nuovo blog hai avuto modo di sbizzarrirti con alcune recensioni disegnate di recenti film usciti al cinema. Tali recensioni sono spesso apprezzatissime e fanno il giro del web tra condivisioni, tag e link. Il blog è quindi anche la valvola di sfogo per poter dare al pubblico cose che vivono fortemente nell’attualità del momento? 

Sì, ma non la reputo necessaria. L’attualità, intendo. Potrei fare la recensione di film vecchissimi e credo che potrebbero essere apprezzate ugualmente. Però è divertente. L’attualità. Perché sembra che siamo usciti tutti e 50.000 insieme, per andare a vedere quel film. Un cinema immenso.

Il passo successivo è stata la pagina Facebook ufficiale, gestita non direttamente da te ma che comunque segui e sulla quale ogni tanto intervieni. Cosa offre di diverso Facebook rispetto a forum e blog? Qual è stato il ragionamento alla base di questa scelta?
Facebook non mi piace molto, forse perché viene considerato quel mezzo con cui “ti puoi rimettere in contatto con persone che non vedevi da tanti anni”. Ma se non le vedevo da tanti anni, un motivo ci sarà, no?
Comunque, essendo che moltissimi utilizzano questo mezzo e trovano più immediato leggere quello che faccio navigando tra i contatti di Facebook, mi sono lasciato convincere ad aprire una pagina ufficiale, gestita da Marcello Cavalli e da Pier Giuseppe Fenzi, così da raggiungere anche i pigri. Diversamente dal blog, visto che con Marcello e Beppe ci conosciamo da tantissimo tempo e abbiamo fatto anche un sacco di cose insieme, ogni tanto postano curiose foto d’epoca in cui ero ancora alto, biondo e bello, ma giovane e si facevano delle Rat-Pizzate o dei giri per il mondo, rigorosamente marchiati dal segno di Rat-Man.

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