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Conservazione cordone ombelicale, ricerca scientifica e staminali cordonali

Creato il 21 gennaio 2014 da Conservazionecordoneombelicale @SorgenteSalute

Conservazione cordone ombelicale, ricerca scientifica e staminali cordonali

Le staminali cordonali sono considerate uno strumento interessante dai tanti ricercatori impegnati nella lotta a patologie come diabete, artrite e paralisi cerebrale. I trapianti di sangue cordonale sono già diventati trattamenti salvavita per alcuni tumori e disturbi del sangue, ma altri studi si concentrano su una più ampia gamma di patologie.

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Sono molti i ricercatori che vedono grandi potenzialità per l’utilizzo delle cellule staminali del cordone ombelicale per il trattamento di una vasta gamma di malattie. Per esempio, si sta verificando se le cellule staminali del cordone ombelicale possono essere impiegate nel trattamento di alcune patologie autoimmuni come il diabete di tipo 1 e l’artrite reumatoide o per il trattamento di patologie come la paralisi cerebrale o difetti cardiaci congeniti.

“I primi dati raccolti sono moltopromettenti e fanno sperare che un numero sempre maggiore di persone possa beneficiare di trattamenti con staminali del cordone” ha affermato John Wagner, pediatra e direttore del blood and marrow transplant program della Università del Minnesota.

Il sangue cordonale contiene cellule staminali, cellule non specializzate in grado di proliferare e generare ogni tipo di cellula del nostro corpo.

Le cellule staminali ematopoietiche, che si trovano nel cordone ombelicale e nel midollo osseo, sono una delle tipologie di cellule staminali più interessanti per i ricercatori. I trapianti di cellule staminali del cordone ombelicale sono infatti utili per ricostituire le cellule staminali ematopoietiche distrutte da chemioterapia e radiazioni, cui vengono sottoposte persone con determinate le leucemie, linfomi e altre malattie. Più di 30.000 trapianti di sangue del cordone sono già stati eseguiti dal 1988, data del primo trapianto.

Il sangue del cordone ombelicale, che contiene le cellule staminali, può essere raccolto senza alcun rischio per la madre o il bambino e può essere congelato e conservato per molti anni. Le staminali del midollo osseo, invece, devono essere estratte da un donatore con una procedura piuttosto invasiva. Quest’ultima è stata l’opzione standard per molti trapianti di cellule staminali, ma il sangue cordonale viene sempre più visto come una valida alternativa. “E’ uno strumento messo a disposizione da Madre Natura”, ha detto William Shearer, professore di pediatria e Immunologia presso il Baylor College of Medicine “Perché non usarlo?”.

Timothy Nelson, medico presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, sta testando l’efficacia delle cellule staminali del sangue cordonale nella ricostruzione del muscolo cardiaco in bambini nati con la sindrome del cuore sinistro ipoplastico, un difetto congenito del cuore. Il dottor Nelson sta verificando se l’iniezione di cellule staminali del cordone ombelicale può rafforzare l’atrio destro del cuore. Le cellule staminali impiegate nel suo studio vengono prelevate dal cordone ombelicale degli stessi pazienti su cui viene testato il trattamento. L’ipotesi è che le cellule staminali potrebbe stimolare la riparazione tissutale del cuore.

Un’altra potenziale applicazione per le cellule staminali del cordone ombelicale è il trattamento della paralisi cerebrale. Questa patologia è causata da un’anomalia nello sviluppo del cervello, spesso provocata da un infortunio prima o intorno la nascita. Joanne Kurtzberg, che dirige il pediatric blood and marrow transplant program presso il Duke University Medical Center, sta portando avanti un trial clinico per verificare se l’infusione endovenosa di sangue del cordone ombelicale possa ridurre i sintomi della paralisi cerebrale in pazienti pediatrici, usando il proprio sangue cordonale conservato alla nascita. Uno studio preliminare ha dimostrato che il metodo è sicuro, ma lo studio sta ora continuando per confrontare l’efficacia del sangue del cordone e paragonarla a quella di un placebo.

Le informazioni riportate in questo articolo ed altre di approfondimento sono presenti anche nell’articolo comparso sul Wall Street Journal online a questa pagina.


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