Magazine Cultura

Crimini in missioni di pace

Creato il 06 gennaio 2013 da Casarrubea

Apriamo, con questo articolo della storica triestina Claudia Cernigoi, un dibattito sulle missioni italiane nel mondo in tempo di pace, o nei teatri di guerra. Saremmo lieti di approfondire quale sia il senso di queste nostre missioni, quali esiti positivi esse hanno raggiunto, e se nel bilancio costi/benefici, il gioco sia valso e valga la pena.

Claudia Cernigoi

I due marò italiani arrestati in India
Già alcuni anni or sono avevamo avuto modo di scrivere in merito ad un certo tipo di informazione televisiva che andava in cerca dello “scandalo” e finiva col mettere alla gogna i protagonisti, politici oppure amministratori locali, che avevano commesso irregolarità più o meno gravi. Così alcuni programmi “satirici”, così altri più seri.

Milena Gabanelli, giornalista free-lance approdata alla Rai di Minoli, è stata un’apripista di questo giornalismo d’inchiesta. All’inizio ci aveva dato una buona impressione, finché non siamo incappati in un servizio che dipingeva una situazione che noi conosciamo molto bene, in quanto ci lavoriamo dentro, e che dipingeva come abusi, scandali ed irregolarità fatti che non lo erano o che proprio non si erano verificati. Abbiamo iniziato quindi a porci alcune domande su questa ultrapignola caccia allo scandalo da parte di Gabanelli, in primo luogo perché ci è venuto il dubbio che non sia tutto attendibile ciò che la cronista trova scavando, ma anche perché alla fine questo modo di fare giornalismo è stato uno dei fattori portanti della criminalizzazione della politica in quanto tale, quella crociata che ha portato come effetto, oltre alla sfiducia generalizzata e qualunquista nei confronti di chi “fa politica”, all’idea eversiva di Grillo che vorrebbe addirittura eliminare il Parlamento, tanto non rappresenta nessuno.

Due episodi recenti ci fanno meditare sul ruolo di Milena Gabanelli nell’involuzione della politica in Italia. Il primo è il presunto scandalo sollevato sul conto di Di Pietro (che ha sulla coscienza il disastro dell’Alta velocità nel Mugello, ma in questo caso ci sentiamo in dovere di spezzare una lancia in suo favore) in relazione a proprietà immobiliari a lui intestate, che poi si sono rivelate del tutto regolari. Peccato che nel frattempo Di Pietro sia stato messo alla berlina e bruciato, e proprio nel momento in cui era l’unica opposizione istituzionale al governo Monti.

Casualità? Mah! ma quello che più di tutto ci ha lasciato basiti è la posizione di Gabanelli a proposito dei marò rimpatriati dall’India dov’erano detenuti per avere ucciso due innocenti pescatori che erano stati “scambiati” per pirati (ed accolti dal Presidente Napolitano con tutti gli onori, va detto, a discapito delle nostre istituzioni).

Trascriviamo parte dell’intervento della giornalista.

“… i nostri due marò passeranno le feste a casa a condizione che fra due settimane vengano riconsegnati all’India. Un paese dove, se saranno condannati, rischiano la pena di morte. Allora, che cosa succederà in queste due settimane? Noi non siamo stati in grado di fare una legge elettorale, ma per una campagna elettorale potremmo essere capaci di qualunque cosa. Per una volta dimostriamo di essere un Paese dove a vincere è il diritto.

E il diritto internazionale prevede che chi ha commesso reati venga processato nel suo paese. È vero che non si trattava di un’operazione militare in senso stretto, è vero che la giurisdizione è complessa, ma sono i nostri connazionali, e come paese potremmo assumerci la responsabilità di non mantenere la promessa garantendo però all’India di fare le cose seriamente e quindi di processarli qui, e se ritenuti colpevoli e condannati, incarcerati qui, perché là c’è la pena capitale. Ma bisogna pensarci subito, bisogna farlo subito, senza aspettare che finiscano in pasto alla politica che li strumentalizza, li candida, li fa diventare eroi, rischiando così ancora una volta di dimostrare al mondo intero di essere un paese pasticcione e poco credibile”.

Praticamente Gabanelli propone alla Magistratura di emettere un mandato di cattura nei confronti dei due marò, in modo da trattenerli in Italia e non restituirli all’India: in tal modo il governo ne uscirebbe pulito, perché dovrebbe obbedire ad un ordine della Magistratura.

Ora, sarà anche vero che il diritto internazionale prevede che chi ha commesso reati venga processato nel suo Paese (ma in Italia non vengono mai processati cittadini stranieri? come mai le galere sono piene di extracomunitari che non hanno avuto licenze natalizie?), ma prevede anche che chi commette un reato in un Paese venga lì processato. I due marò hanno ucciso (ammettiamo per sbaglio, ma almeno un eccesso di zelo glielo vogliamo riconoscere? o ci sentiamo autorizzati a fare gli Sparafucile in giro per il mondo?) due cittadini indiani in acque territoriali indiane (anche se l’Italia sostiene il contrario), quindi la competenza giuridica dell’India c’è tutta, con buona pace della giornalista d’assalto.

Ma sarebbe interessante sapere come mai una giustizialista fustigatrice dei malcostumi come Gabanelli abbia preso tanto a cuore la situazione di questi due militari che, si voglia o no, hanno commesso un crimine e non si vede perché dovrebbero avere un trattamento di favore.

È ben vero che l’Italia è famosa per non avere processato i propri criminali di guerra, dopo avere rifiutato la loro estradizione ai Paesi dove tali crimini erano stati commessi (Jugoslavia e Grecia innanzitutto); anzi, il maresciallo Badoglio, dopo avere fatto di tutto e di più in Africa divenne il capo del governo post-fascista, colui con il quale gli Alleati trattarono l’armistizio dell’Italia che diventò in quel momento loro cobelligerante. Ed il generale Roatta, unico a sedere sul banco degli imputati (ma per l’omicidio dei fratelli Rosselli, non per crimini di guerra), nel corso del processo fu fatto scappare da ufficiali del ricostituito SIM badogliano (che erano stati ufficiali del precedente SIM mussoliniano), si rifugiò in Spagna e non scontò la pena comminata. Saremo diffidenti, ma non abbiamo molta fiducia che in Italia i due marò vengano condannati per la gravità del loro gesto: ricordiamo che l’omicidio di Pietro Greco fu considerato come “eccesso colposo di legittima difesa putativa”, il che mandò assolti i poliziotti che lo uccisero, disarmato, in via Giulia a Trieste il 9/3/85.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :