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Crocetta ed il Sud che non ti aspetti

Creato il 21 agosto 2012 da Societa' Critica @societacritica

Se il prossimo 28 ottobre alle elezioni regionali siciliane dovesse prevalere il candidato Rosario Crocetta, il sud Italia avrà due presidenti di regione dichiaratamente omosessuali. Il leader della coalizione di centrosinistra in Sicilia andrebbe ad affiancare Nichi Vendola, governatore della Puglia dal 2005, comunista ed orgogliosamente gay. A scapito dell’idea che vorrebbe un meridione ideologicamente e materialmente arretrato rispetto ad un centro ed un settentrione maggiormente evoluti ed emancipati, la presenza di due presidenti di regione che hanno fatto pubblicamente outing (non rimanendo penalizzati per questo), sancirebbe una piccola rivoluzione nel presunto gap culturale che separerebbe le due macro aree del paese.

Il valore di un politico si misura sul “campo” e quindi in base alle qualità delle scelte che compie. Certamente, però, un attestato di stima preventivo potrebbe essere riconosciuto all’elettorato di queste due imporatanti regioni che, non lasciandosi influenzare dal “genere” del candidato, si potrebbero dimostrare pronte (i pugliesi già lo hanno fatto) a votare un uomo in base solo alle sue doti politiche e tecniche, non lasciando spazio a nessun pregiudizio.

Ed in politica si sa i messaggi contano (forse) più delle azioni. Che fine hanno fatto il presunto tradizionalismo (un po’ maschilista) meridionale tante volte rappresentato in film e libri prima e dopo la seconda guerra mondiale?

Si è sempre detto che il settentrione italiano, anche per una ragione geografica, ha recepito prima di tutto il resto gli ideali liberali, laici e democratici europei (basti pensare a Beccaria, Manzoni e Svevo), che gradualmente venivano recepiti dalle regioni centrali ed a stento raggiungevano quelle del sud. Siamo sicuri che ciò accada ancora? Siamo totalmente certi che Roberto Formigoni, Roberto Cota e Luca Zaia ed i loro elettori rappresentino le istanze più democratiche e culturalmente evolute del paese?

Mentre la Sicilia forse eleggerà il secondo governatore (dichiaratamente) gay della storia italiana, a Rimini in questi giorni, durante il suo meeting annuale, il movimento politico-religioso CL, che di fatto amministra la Lombardia, si scaglia contro qualsiasi riconscimento di unione civile diverso dal matrimonio. E sarebbero loro le avanguardie della nostra società? E come non ricordare che dopo l’elezione dell’ex missino Gianni Alemanno al Campidoglio gli episodi di intolleranza contro la comunità omosessuale si sono moltiplicati. Non a Canicattì, ma nella Capitale.

Allo stesso modo si può dimenticare che le “evolutissime” regioni del nord o meglio i suoi amministratori sono quelli che durante i massicci sbarchi di immigrati nel 2011 si chiusero a riccio, lasciando l’onere dell’accoglienza dei migranti principalmente alle regioni del sud, in sfregio a qualsiasi vincolo di unità e solidarietà nazionale?

Da dove viene quel Presidente del Consiglio, noto anche con l’appellativo di “utilizzatore finale” che nel corso del suo mandato si è visto sfilare contro milione di donne, al grido di “se non ora, quando”? Dalla Brianza. Dove sono stati eletti Renzo Bossi detto “Il Trota” e Nicole Minetti, paradigmi del peggior degrado della politica? In Lombardia.

Certo nel meridione resistono immense sacche di povertà, di criminalità, di sprechi e corruzione che ogni buon amministratore sia esso donna, uomo od omosessuale deve combattere, ma non parliamo più di superiorità morale del nord rispetto al sud perché questo elemento di differenza non esiste più. E forse non è mai esistito.


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