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Easter around Argentario

Creato il 23 aprile 2014 da Mironseak
Tornare all'Argentario è sempre molto emozionante. Ho sognato per settimane di svegliarmi davanti al mare, sulla lunga spiaggia di sabbia del tombolo, tra la montagna e la laguna. La primavera inoltrata ha profumato l'aria di fresco e le ghiandaie ci hanno spesso tenuto compagnia durante le solite interminabili colazioni. Le previsioni meteo erano tutt'altro che invitanti: venti forti e piovaschi diffusi. Ma come spesso accade siamo stati baciati dalla fortuna: una pioggerella intermittente è caduta solo durante la notte, i venti hanno sfilacciato i cumuli in cirri ed abbiamo pagaiato in maniche corte per tutto il tempo. La navigazione è stata sempre molto divertente, a tratti anche impegnativa, ed il Voyager, benché ancora senza deriva, si è comportato egregiamente, confermando l'attitudine al mare mosso ed alle onde...

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Il nuovo copricapo... ed altri indispensabili amuleti...

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Le ultime mareggiate hanno riversato sulla costa detriti di ogni tipo e tra tronchi ritorti, canne lunghissime, formine di plastica, ricci e conchiglie, abbiamo trovato anche degli altri interessanti copricapi, ideali per il nuovo gruppo di kayak di cui stiamo vagheggiando da tempo la costituzione... a breve ulteriori notizie!

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... ed eccoci alla partenza...

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Il primo giorno, venerdì, incuranti delle previsioni di vento contrario, ci siamo imbarcati dal Tombolo della Feniglia e abbiamo costeggiato il promontorio dell'Argentario verso nord, pagaiando per oltre 30 km tra Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Le baie che si aprono lungo la costa sono molto suggestive, con l'acqua chiara, i fondali rocciosi e la macchia rigogliosa. Le ville della zona, pur numerose, sono spesso ben mimetizzate tra la boscaglia: ci ha colpito solo un muraglione di contenimento che non è stato capace di contenere una frana ed una nuova diga foranea a protezione di un villino bianco costruito sul livello del mare: i massi sono stati diligentemente incatenati, uno ad uno e tutti tra loro, con una catena dalle maglie così larghe da poterci passare dentro con tutto il braccio... sembrava un gigantesco lavoro ad uncinetto ed i sub impegnati nei lavori di rifinitura dell'opera ci hanno confermato che serviva per evitare che il mare si riprendesse ogni anno gli spazi che con tanto accanimento gli uomini tentano di sottrargli...

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Il promontorio è aperto sul mare, incoronato tra le isole di Giannutri e del Giglio, il cui profilo grigio steso sulla linea dell'orizzonte ci ha accompagnato per l'intera giornata. Siamo arrivati alla meta poco prima del tramonto, mentre rientravano in porto anche i pescherecci col loro stuolo di gabbiani al seguito. Già prima di doppiare il faro del capo settentrionale ci eravamo attardati a giocare con le onde di ritorno, facendo planare i kayak tra gli i riccioli del mare e quegli sbuffi di acqua fredda che una volta sbalzati dalle onde si confondevano con le nuvole bianche del cielo. Il divertimento era assicurato dal continuo vorticare del vento: per doppiare il primo capo abbiamo faticato parecchio, neanche fossimo entrati nel tunnel del vento, speravamo poi di poter sfruttare la costa frastagliata per ridossarci di tanto in tanto, invece il vento si intrufolava in ogni anfratto e ci rendeva l'avanzata sempre più spettinata... abbiamo navigato contro vento ma inseguiti dal vento, cambiando assetto di pagaiata dopo ogni punta, adattando l'andatura alle frequenti intemperanze del mare e ridendo dei trucchi adottati di volta in volta da Mauro, Marco e Francesco...

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Allo sbarco ci siamo rifugiati al ristorante e ancor prima di montare le tende avevamo spazzolato le pizze gommose di cui il cameriere aveva appena finito di tessere le lodi culinarie. Fortuna che le scorte di liquori erano degne del futuro gruppo di kayak di cui dicevamo prima e di cui diremo ancora...

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La mattina del sabato abbiamo nuovamente sfidato le previsioni: vento da Sud-Ovest in aumento, sempre contrario alla nostra rotta. Volevamo però tornare a tutti i costi al Tombolo della Feniglia per incontrare il quinto uomo, Tomaso, in arrivo col treno delle 16. Doveva insospettirci il fatto che la regata velica in corso nelle acque imbiancate dal Libeccio era stata presto annullata per il vento forte. Appena doppiato uno scoglio appena oltre Punta Lividonia, subito fuori da Porto Santo Stefano, le condizioni del mare ci hanno fatto capire che il gioco diventava serio...

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Recupero dal terzo gavone l'anemometro, stavolta mi sono ricordata di stivarlo in kayak, e l'occasione sembra ideale. Sollevo un braccio al cielo, con l'altro stringo bene la pagaia e a fatica cerco di mantenere la prua all'onda. Le previsioni, ormai, non sbagliano più. Le onde si gonfiano ed imbiancano, le folate si intensificano, sembrano volersi pavoneggiare ora che impugno l'anemometro: vento costante a 20 nodi, raffiche ad oltre 30. Sorrido, eccitata. Ma faccio subito un rapido calcolo: in queste condizioni, significa restare bloccati in mare per almeno 5 ore, col vento contrario, sempre. Inoltre, da almeno 20 minuti, non avanziamo di un metro rispetto al capo. Francesco mi urla dal largo: "siamo forse saliti su un tapis roulant".

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Mi concentro per riprendere il sincrono con le onde, difficile ora che la "lavatrice" ha inserito il programma "centrifuga". Le collinette d'acqua si sollevano di un paio di metri, quando siamo nel cavo dell'onda scompare dall'orizzonte sia il Giglio che l'Argentario stesso, il mare sembra voler risalire le scogliere fino a lambire le belle ville signorili nascoste tra i giardini terrazzati. Scorgo una piccola spiaggia di ciottoli, poco oltre il capo che ci sta calamitando da tempo, ma è esposta al vento e battuta dalle onde: andrebbe bene per la pausa pranzo ma lo sbarco potrebbe risultare molto impegnativo, specie per via dei kayak carichi di tutto l'occorrente per il campeggio nautico. L'ultima volta che sono sbarcata su una spiaggia in condizioni simili ho poggiato il mio vecchio Sardinia su uno scoglio poco levigato e gli ho procurato uno squarcio nello scafo grande come una palla da tennis. Non credo che Marco sarebbe contento di mettere a così dura prova il suo Baidarka nuovo! Faccio appena in tempo a formulare il pensiero che lo vedo traversato sull'onda, rovesciato e... rollato! Marco è diventato un'esperto dei rolling in mare mosso, ma Mauro mi guarda severo e da l'ordine di rientrare. Saggia decisione.
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In pochi minuti, surfando ed urlando, siamo di nuovo a Porto Santo Stefano. Sbarchiamo euforici come bambini appena usciti dal Luna Park. Siamo solo un poco dispiaciuti che il divertimento sia durato così poco, neanche un paio d'ore, ma ci confessiamo che questa breve avventura da sola valeva tutto il viaggio! Ora non ci resta che incontrare Tomaso: ignari, stiamo per vivere un'altra piccola avventura.
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Sbarchiamo poco a nord del porto, pranziamo al sole e ce la raccontiamo per un po'. Poi fiduciosi ci avviamo a piedi verso la Feniglia, convinti di trovare un passaggio. Invece, qui nessuno ha l'abitudine di caricare gli autostoppisti, ci consumiamo i piedi per quasi 10 chilometri, troviamo Tomaso che vaga tra le auto, facciamo con lui il percorso inverso in meno di 10 minuti, rischiamo una doppia multa per l'ingresso vietato nella zona a traffico limitato, ci sperdiamo per i vicoletti claustrofobici del centro storico, saliamo e scendiamo per il promontorio un paio di volte prima di infilare la stradina giusta, magheggiamo per fare entrare la Mauromobile nella cruna di un ago, troviamo un parcheggio striminzito vista mare e sudiamo sette camicie a testa per riportare i kayak (sempre carichi!) sui rispettivi portapacchi. Ci meritiamo un'altra cena al ristorante, no?
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La mattina dopo è Pasqua. La "santifichiamo" con una pagaiata rilassata verso Ansedonia, gustandoci all'andata qualche bel cavallone che sui bassi fondali frange spumeggiante e che dopo molti tentativi falliti riesce a rovesciare Mauro, sempre in cerca di nuove prove cui sottoporre il suo Voyager. Per pranzo minaccia pioggia e ci rifugiamo sotto dei frondosi ginepri coccoloni sulla duna del tombolo: ricompare presto il sole, la sabbia fine si scalda all'istante e sorge spontanea l'esigenza collettiva di una bella pennichella. Al ritorno, invece, una leggera brezza ci sospinge verso riva: in mezzo al golfo ci scambiamo chiacchiere e risate e capiamo una volta di più che la terra vista dal mare è molto più bella!
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Il lunedì di Pasquetta siamo ancora sul tombolo a goderci il mare. Passeggiamo sulla battigia ricoperta di detriti, sorpresi che un parco naturale sia penalizzato da tanta incuria. Mauro trova una soluzione semplice ed efficace, che io subito metto in pratica: per avere la spiaggia pulita basterebbe chiedere ad ogni visitatore di tornare indietro con una busta piena di plastica (l'ingresso è libero ma, all'uscita, senza un sacchetto di plastiche raccolte, si paga profumatamente il biglietto). Detto fatto, raccolgo diligente palline colorate e secchielli ammaccati. Si potrebbe formalizzare la proposta all'ente parco, a pensarci!
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Sembra voler piovere, ma poi tutto si dissolve: le nuvole corrono in cielo cariche dei colori del tramonto e ci accompagnano morbide verso casa. Ognuno di noi segue un pecorso diverso, con gli occhi carichi dello stesso mare... è sempre bello tornare all'Argentario!

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