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FINANZA - Crisi, il mercato è in bolla e assisteremo ad un grande crollo

Creato il 14 marzo 2012 da Calcisulcalcio
FINANZA - Crisi, il mercato è in bolla e assisteremo ad un grande crollo

Nouriel Roubini e Stiglitz, i due professori/economisti, hanno previsto un 2012 non del tutto roseo per l’economia mondiale; poi Gerald Celente, noto per le sue previsioni in ambito economico-finanziario e per le valutazioni sugli effetti reciproci tra economia e politica. Sia Roubini che Celente avevano predetto con un certo anticipo, il crollo del mercato per via dei mutui subprime e il rallentamento attuale dell’economia cinese. Entrambi, ora, prevedono un 2012 non del tutto eccezionale, anzi, Gerald Celente prevede un crollo che sarà epocale. Quali sono i motivi di queste dichiarazioni? Andiamo per ordine

Eccesso di liquidità – “Non bisogna spendere per uscire dalla crisi, bisogna produrre. Non è possibile stampare soldi dal nulla e aspettarsi di risolvere i problemi”, questa la dichiarazione di Gerald Celente che, in un’intervista a Fox News, spiega che la liquidità stampata dal nulla come i soldi del Monopoli non può aiutare l’economia, anzi, alimenterebbe ancor di più lo Schema Ponzi mantenuto in vita dal 2008 ad oggi.
I Quantitative Easings della Federal Reserve e i recenti LTRO (oltre 1000bn €) hanno solamente falsato i trend reali del mercato in quanto lo scopo di questi era proprio quello di rimettere in moto il mercato azionario solo sulla carta, senza una vera e propria produzione di ricchezza alle spalle. Grazie ai quantitative easing della Fed, il mercato americano ha potuto concludere il 2011 in positivo, senza alcun fondamentale economico a supporto. Con la nuova liquidità immessa dalla BCE, le banche hanno potuto comprare quei titoli di Stato che tanto guidano la fiducia degli investitori e guidarli verso una salita del mercato che spaventa i trader e gli operatori più esperti.

Discordanza tra aspettative e dati macro – Indici della fiducia ai massimi (vedi indicatore ZEW) e spread al ribasso. Ad analizzare da sole queste due variabili potremmo dire che l’economia si sta riprendendo in quanto il ribasso degli spread è indice di “fiducia” nei confronti di alcuni paesi, così come l’indice ZEW, l’indice di fiducia degli operatori istituzionali. Il vero problema risiederebbe nel fatto che le stime dei Pil di tutta Europa sono state recentemente riviste al ribasso e alcuni governi, come quello italiano e quello greco, fanno manovre “lacrime e sangue” che di certo non promuovono la crescita e la ripresa di un’economia, bensì alimentano l’evasione fiscale e lo sfruttamento della forza lavoro dovuta alla crisi economica.

La fine della democrazia e la rivolta fiscale – Qui si parla molto probabilmente dei governi tecnici, o meglio, dei governi dei “bankers” come li definisce Celente. Secondo l’economista, questi governi tecnici (chiamati da egli stesso “fascisti”) faranno solamente il comodo per il sistema finanziario e per le banche così come è stato fatto in Grecia: temporeggiare su un default a dir poco scontato, prestare soldi alla Grecia, alimentare fiducia nei confronti del sistema Europa (sistema fallimentare per Celente) e fare in modo che le banche liquidassero le loro esposizioni nei confronti della Grecia sacrificando poi le vite dei greci, veri e propri martiri del sistema europeo. Questo sistema, che prima o poi toccherà affrontare in Spagna, Portogallo e, probabilmente, Italia, costringerà le persone a rivolte contro il sistema attuale, stremate e strozzate dal sistema stesso, costrette a sacrificarsi per la sopravvivenza delle banche (come lo è stato in Grecia).

Il crollo del colosso “Cina” – Segnali di rallentamento in Cina segnerebbero l’inizio di una recessione a livello mondiale. In Europa, a causa del calo della domanda interna, l’economia dipende dalla domanda proveniente dall’esterno, ossia da economie emergenti/emerse come la Cina. Il problema cinese sarebbe la disomogeneità delle classi sociali in quanto troviamo super-ricchi e poveri che vivono con qualche dollaro al giorno. La classe media inesistente farebbe sì che il colosso cinese sia destinato a cedere per via delle svalutazioni del mercato immobiliare e per il calo di produttività: recente è il dato di una brusca inversione di tendenza della bilancia commerciale (-31,5bn $). Inoltre, una salita del prezzo del petrolio sarebbe deleteria per la Cina e per l’economia mondiale.

Analogie con il crollo del 1987 – Il crollo del 1987 è ricordato come uno dei più rovinosi della storia dei mercati finanziari, un crollo che costrinse l’indice Dow Jones a perdere un 22,62% e l’S&P ad arretrare del 20,5%. Il motivo principale furono i “margin loans” ovvero i margini sui derivati che avrebbero esposto traders e istituzionali per posizioni che non potevano permettersi. Ad agosto, il Dow Jones raggiunse una performance del 43%, un rialzo molto importante, tanto che gli operatori non diedero importanza a ai ritracciamenti all’interno dei trend tant’è che il Dow Jones, il 21 settembre 1987, perdeva l’8,4% da inizio mese. Gli analisti dissero che la fase “Orso” era ormai finita grazie ad una fase di rimbalzo iniziata il 22 settembre con un +2%. Solo ad Ottobre iniziarono le prime avvisaglie di ciò che stava per accadere con discese abbastanza rilevanti e con l’epilogo la mattinata del 19 ottobre con i mercati in crash.
L’analogia, ovviamente, non riguarda il crollo stesso, bensì come sia crollato e per quali motivi. Il primo motivo è il fatto che c’era un eccesso, in questo caso riguardante l’uso della leva (quindi dei margin loans). Nel caso attuale l’eccesso riguarderebbe la liquidità immessa nel sistema che avrebbe “drogato” i prezzi dei titoli. Il secondo problema riguarderebbe il comportamento degli operatori che non avrebbero tenuto in considerazione i veri problemi che c’erano all’interno del mercato. Ora sta succedendo la stessa identica cosa, ossia l’S&P500 è salito del 31,5% da ottobre ad oggi senza fondamentali che supportino la salita, ai massimi da febbraio 2008, tralasciando completamente il fatto che i mercati americani siano saliti per la liquidità dei Quantitative Easings I e II. I mercati europei stanno sottovalutando i problemi sistemici riguardanti Grecia, Spagna, Irlanda, Italia non prendendo in considerazione l’economia reale.


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