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Gheddafi attraverso i suoi scritti

Creato il 27 ottobre 2012 da Geopoliticarivista @GeopoliticaR

Giordano Merlicco

Gheddafi attraverso i suoi scritti

Comprendere Muhammar Gheddafi non era certo compito facile, sia per la complessità del personaggio, sia perché nel corso della sua vita egli ha attraversato diverse fasi personali e politiche. A un anno dalla sua morte nel mondo si registrano varie opinioni sul suo conto e non mancano quelle positive, soprattutto in Africa1. Tuttavia, in Europa e negli Stati Uniti il Colonnello non ha mai goduto di buona fama e la sua immagine è stata abitualmente riassunta nei prototipi del terrorista o del buffone2.
Riflettendo su tale tendenza, negli anni ’80 Giulio Andreotti osservava:

L’invito di Andreotti ad evitare “la drastica e semplicistica classificazione degli uomini in buoni e cattivi”4non ha raccolto molti consensi. E lo stesso Gheddafi non ha fatto granché per cambiare la sua reputazione, anzi, il suo egocentrismo è stato gratificato dal ricevere un’attenzione mediatica che, sebbene non fosse lusinghiera, era senza pari per un capo di Stato africano.

Uno strumento utile, ma poco noto, per cogliere alcuni aspetti della complessa personalità di Gheddafi è la sua produzione letteraria (Muhammar Gheddafi, Fuga all’inferno e altre storie, introduzione di Valentino Parlato, Manifestolibri, Roma 2005, pp.128, 14,00 €). In essa il Colonnello mantiene un atteggiamento molto distante dall’iperbole provocatoria delle sue apparizioni pubbliche.

Nei primi racconti (La cittàIl villaggio…il villaggioLa terra…la terraIl suicidio dell’astronauta), l’autore contrappone le dinamiche alienanti della vita in città ai ritmi lenti del deserto e della campagna. Per il beduino Gheddafi la vita in città mette in discussione i valori tradizionali, senza 

Per approfondire
però proporre valori alternativi. “Se ti atterrai a idee, valori e comportamenti non cittadini ti ritroverai isolato, incompreso. Quando cambierai comportamento, trasformandoti in cittadino, diverrai squallido”. Decisamente interessanti sono i racconti sull’integralismo islamico (Rompete il digiuno alla sua vistaLa preghiera dell’ultimo venerdìÈ passato il venerdì senza preghiera). Il Colonnello biasima i gruppi islamisti come i Fratelli Musulmani per il loro settarismo e per il rifiuto dello sviluppo e del progresso. Sarcasticamente Gheddafi ammette: “Abbiamo sbagliato a creare l’industria del ferro e dell’acciaio e a fondare fabbriche chimiche e petrolchimiche, sborsando per queste imprese miliardi”, mentre si poteva utilizzare quelle somme “per la ristampa di volumi ingialliti”. Gheddafi imputa inoltre agli integralisti un uso strumentale della religione, i cui precetti vengono da essi usati e distorti “per raggiungere il potere e giustificare l’abuso, l’inganno, la senseria e perfino l’ubbidienza supina e l’apertura [a Israele]”. Il Colonnello conclude dunque che gli islamisti agiscono “contro la nazione araba, in nome della religione, per annientare il nazionalismo arabo, (…) e per avversare l’orientamento progressista sociale e radicale [del panarabismo] con un orientamento islamico fittizio in base all’accordo segreto con la Cia e il Mossad”.

Al centro del volume si trovano i racconti più personali: Fuga all’infernoL’erba della debolezza e l’albero maledettoLa morte. In Fuga all’inferno e ne L’erba della debolezza e l’albero maledetto traspare la delusione per le difficoltà di realizzare nella realtà quotidiana i principi del Libro Verde. Il Colonnello affronta inoltre con occhio disincantato la relazione tra un governante e le masse, entusiaste nel momento del trionfo ma irrimediabilmente volubili nei loro sentimenti:

Ne La morte il Colonnello rievoca la figura del padre e descrive con orgoglio la sua lotta contro l’esercito italiano e i suoi alleati locali, capeggiati dal futuro re Idris el Senussi:

Chiude la raccolta L’annunciatore del sahur di mezzogiorno. Nel personaggio di questo racconto sembra riflettersi la figura del riformatore sociale, investito come l’annunciatore di una responsabilità “di carattere morale”, che “ha a che fare con l’animo la coscienza e un profondo senso della propria funzione”. Per svegliare i fedeli durante il mese del ramadan, l’annunciatore prosegue la sua marcia, nonostante gli ostacoli che incontra sul suo cammino, “finché tutti non abbiano udito la sua voce”. Come L’annunciatore del sahur di mezzogiorno, il Colonnello ha sempre creduto di adempiere una missione. Poco dopo il colpo di stato incruento con cui depose re Idris, Gheddafi si dichiarava pronto ad assumere i difficili compiti che lo attendevano, “perché questo è il mio dovere e anche il mio destino”5 E nonostante i ripensamenti, le delusioni e gli errori che hanno marcato la sua esistenza, egli ha voluto rimanere fedele a quella che a torto o ragione riteneva la sua missione. Così, come aveva promesso, il Colonnello è rimasto fino alla fine nel suo paese, preferendo alla fuga verso l’esilio la possibilità di proporsi come un “emblema del dovere e dell’onore”6.


Giordano Merlicco è un analista delle relazioni internazionali.
1. Il più esplicito elogio di Gheddafi è probabilmente quello formulato dall’organizzazione giovanile dell’Anc, movimento che da due decenni governa il Sud Africa: The ANC Youth League salutes the Anti-Imperialist Martyr, Colonel Muammar Gadaffi, 21 October 2011; http://www.ancyl.org.za/show.php?id=8103.
2. Di questo atteggiamento è emblematico il commento del Financial Times all’uccisione di Gheddafi: David Gardner, Nation awakes from nightmare of terror and buffoonery, “Financial Times”, 24/10/11. Secondo Gardner, in 42 anni di potere Gheddafi non ha ottenuto nulla, se non rendere il suo paese “sinonimo di uno sconcertate misto di terrore e buffoneria”. 
3. Giulio Andreotti, L’Urss vista da vicino. Dalla guerra fredda a Gorbaciov, Rizzoli, Milano, 1988, p. 286.
4. Giulio Andreotti, Visti da vicino. Terza serie, Rizzoli, Milano, 1985, p. 14.
5. Cit. in: Angelo Del Boca, Gheddafi. Una sfida dal deserto. Laterza, Roma-Bari 2010, p. 33.
6. Gaddafi: The last will and testament, “Asharq Al-Awsat”, 23/10/2011, http://www.asharq-e.com/news.asp?section=3&id=27056.

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