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Giornata mondiale dell' infanzia

Da Informasalus @informasalus

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Si celebra oggi la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Google ha sostituito il suo logo con l’immagine di alcuni bambini che guardano divertiti uno spettacolo di marionette. Un modo per celebrare simpaticamente la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che ricorre oggi, a ricordo di quando venne approvata la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989. Attenzione però, perché l’evento ricorda ancora quanti passi ci siano da fare: Save the Children sottolinea che è cresciuta del 35% la disuguaglianza tra bambini ricchi e poveri nel mondo.
“La difesa dei minori costituisce un impegno prioritario per le forze politiche e sociali del nostro Paese, soprattutto nell’attuale periodo di recessione economica che li vede maggiormente esposti all’abbandono, alla povertà e al rischio di esclusione sociale“: è quanto ha scritto il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato in occasione dell’incontro ‘I diritti dei bambini al tempo della crisi’, promosso per la Giornata nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il Presidente ricorda la necessità di “compiere ogni sforzo perché non venga meno la tutela delle famiglie più vulnerabili e venga sostenuto il ruolo centrale della scuola e dei servizi per l’infanzia, affinché siano in grado di fronteggiare con sempre maggiore efficacia tutte le situazioni di difficoltà ed emarginazione. Difendere i diritti dei bambini, contrastare abusi, prevaricazioni e condizioni di sfruttamento che ne violano l’integrità e ne compromettono la formazione e la piena realizzazione, significa – ha concluso il Presidente Napolitano – non solo riconoscere anche ai più piccoli cittadini la loro dignità di persone ma anche salvaguardare il futuro civile del nostro Paese”.
La giornata mondiale dell’infanzia è anche occasione per riflettere sulle disuguaglianza dei diritti dei bambini. L’Unicef ad esempio, nella campagna Io come Tu, si domanda perché se i ragazzini sono tutti uguali non lo sono invece i loro diritti, e ricorda il percorso che ancora si trova ad affrontare un minorenne di origine straniera per avere la cittadinanza italiana: al compimento di 18 anni si può richiedere la cittadinanza, ma si ha un solo anno di tempo e bisogna dimostrare di aver vissuto fino a quel momento con continuità sul territorio italiano. Un percorso a ostacoli che non a caso in molti stanno cercando di cambiare, per evitare di avere bimbi nati in Italia che, diventati maggiorenni, si ritrovano stranieri in terra natìa.
I problemi però sono tanti e nel mondo riguardano una marcata disuguaglianza che sta crescendo fra bimbi ricchi e poveri, come sottolinea il rapporto “Nati Uguali” di Save the Children diffuso oggi  in occasione della Giornata Mondiale per l’Infanzia: la disuguaglianza tra bambini ricchi e poveri nel mondo è cresciuta del 35% dal 1990.
Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione, che raccoglie i dati relativi a 32 paesi, il gap tra i bambini poveri e quelli ricchi a livello globale è cresciuto del 35% rispetto al 1990 – un aumento doppio rispetto a quello riscontrato per gli adulti – con la conseguenza che in alcuni paesi la mortalità infantile sotto i 5 anni per i bambini poveri è doppia rispetto a quella dei più ricchi. In linea generale, spiega Save the Children, “il rapporto dimostra che i bambini che nascono con maggiori possibilità economiche hanno 35 volte le possibilità di accedere alle risorse rispetto a quelli più poveri e questo riguarda ad esempio l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie, ma anche una minore possibilità di dover lavorare in tenera età”.
“I bambini sono i più colpiti da una distanza che continua a crescere inesorabilmente tra chi ha e chi non ha. La disuguaglianza va combattuta senza tregua se vogliamo dare a tutti i bambini la stessa possibilità di vita e di sviluppo, perché possano beneficiare degli enormi passi fatti dal progresso a livello globale,” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. Ci sono paesi in cui la distanza fra bimbi ricchi e poveri è quasi triplicata: in Perù è aumentata del 179%, in Bolivia del 170%, in Colombia dell’87%, in Camerun dell’84% e in Ghana del 78%.
Molto dipende poi da “dove” si nasce poveri: chi nasce povero in India ha minori possibilità di una persona che nasce povera negli Stati Uniti. Da notare, ricorda l’associazione, che le differenze non risparmiano comunque neanche i paesi ricchi, tanto che in Canada – per fare un esempio – i bambini con il reddito più basso hanno una probabilità 2,5 volte superiore di avere problemi di vista, udito, parola o abilità motoria.
Ci sono poi differenze che acuiscono le difficoltà. “Per molti bambini, essere femmine, disabili o membri di minoranze etniche, vivere in zone rurali, sono elementi che limitano ulteriormente le proprie opportunità”, denuncia Save the Children, ricordando ancora un altro dato: nel mondo 61 milioni di bambini non vanno a scuola, e se tutti i bimbi dei paesi a basso reddito avessero accesso all’istruzione, 171 milioni di persone non vivrebbero più in povertà.


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