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Goblin Feet di Tolkien in The Open Door to poetry, edizione americana 1931

Da Tolkieniano
Goblin Feet di Tolkien in The Open Door to poetry, edizione americana 1931
Questa raccolta di poesie comprende anche la famosa “Goblin Feet” di J.R.R. Tolkien. Componimento già apparso per la prima volta nel 1915 all’interno della raccolta “Oxford Poetry”, e successivamente nella prima edizione del 1922 di Fifty new Poems for Children edito da Basil Blackwell. La pubblicazione è certamente particolare anche perché l’autore de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit è menzionato sempre come TOLKEIN. Infatti l’errore è presente all’inizio nei “Contents”, in calce alla poesia e nell’indice. Di questo, come dell’edizione del 1922.
Goblin Feet di Tolkien in The Open Door to poetry, edizione americana 1931
The Open Door to poetry: An Anthology A cura di Anne Stokes Introduzione di Anne Stokes AA.VV. Charles Scribner’s Sons 1° ed. 1931, pp. 304 Rilegato
Goblin Feet di Tolkien in The Open Door to poetry, edizione americana 1931
I primi due versi di questa poesia, appaiono nella biografia di Humprey Carpenter, mentre i versi II, III e IV sono presenti in Tolkien and the Great War. La poesia è stata anche stampata ne Lo Hobbit annotato da Douglas A. Anderson.
Goblin Feet di Tolkien in The Open Door to poetry, edizione americana 1931
Note Notizie aggiuntive su questo volume appaiono ne Lo Hobbit Annotato da Douglas A. Anderson, Bompiani 2004, 2° edizione. “Gli animaletti indicati al terzo rigo sono pipistrelli. I leprechauns (piccoli maghi), gli gnomi e gli orchi in questa poesia sembrano essere familiari un tipo di fatine. Nel primo volume della History, The book of Lost Tales Part one, Christopher Tolkien sottolinea (p.32) che nel 1971 suo padre disse di "Goblin Feet", "spero che tutte le piccole cose brutte che sono emerse (subito dopo) il mio ritorno, possano essere dimenticate per sempre”. La frase “subito dopo” va considerata con attenzione, nella tarda metà degli anni ‘30 Tolkien incluse la poesia in una sua raccolta (mai pubblicata), ed elementi concernenti il canto e la danza degli Elfi appare ne Lo Hobbit. Sembra che il disgusto di Tolkien per questa poesia e il tipo di esseri che essa descrive, possa essere datato probabilmente nella tarda metà degli anni '30, all'incirca quando è avvenuta la prima pubblicazione de Lo Hobbit ed è stato avviato il lavoro del Signore degli Anelli.”
E ancora Anderson, riferendosi alla poesia che appare nel Capitolo 19 “L’Ultima tappa” che inizia con “Sempre, sempre le strade vanno avanti..” e ai diversi stati d’animo che assalgono Bilbo scrive che “nel primo capitolo del Signore degli Anelli leggiamo altri versi simili. Questi però esprimono l’ansia del ritorno a casa, quelli invece più l’inquietudine e la smania di iniziare un viaggio. Sono recitati da Bilbo, quando lascia per l’ultima volta Casa Baggins:
La Via prosegue senza fine Lungi dall’uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, Devo inseguirla ad ogni costo Rincorrendola con piedialati Sin all’incrocio con una più larga Dove si uniscono piste e sentieri. E poi dove andrò? Nessuno lo sa.
Nel terzo capitolo del Signore degli Anelli Frodo ripete questi versi cambiando i “piedi alati” del quinto verso in “piedi stanchi” [n.d.t.: nelle edizioni italiane precedenti al 2003 il cambiamento non compare]. In uno degli ultimi capitoli de Il Signore degli Anelli (“Molte separazioni”),” Anderson scrive che “Bilbo recita una versione molto diversa, dimostrando ora un forte desiderio di lasciare ad altri il compito di camminare:
La Via prosegue senza fine Lungi dall’uscio dal quale parte. Ora la Via è fuggita avanti, Presto, la segua colui che parte! Cominci pure un nuovo viaggio, Ma io che sono assonnato e stanco Mi recherò all’osteria del villaggio E dormirò un sonno lungo e franco.
L’ispirazione per questi versi può essere venuta a Tolkien dalla poesia intitolata “Romance” di E.F.A. Geach, che in Fifty New Poems for Children: An Anthology Selected from Books Recently Published by Basil Blackwell (1922) appare immediatamente dopo la ristampa della poesia di Tolkien “Goblin Feet”:
ROMANCE dI E.F.A. GEACH
Dietro il Prossimo Angolo e nella prossima strada L’Avventura ti attende. Oh, chi può dire cosa potresti incontrare Dietro il prossimo angolo e nella prossima strada! Può la forse vita essere altro che dolce Quando tutto è pericoloso e nuovo Dietro il prossimo angolo e nella prossima strada? L’avventura ti attende.
Questa poesia era già apparsa in Oxford Poetry 1918, curato da Geach, T.W: Earp e Dorothy L. Sayers, in cui Tolkien avrebbe anche potuto leggerla.
Goblin Feet di Tolkien in The Open Door to poetry, edizione americana 1931
GOBLIN FEET
I AM off down the road Where the fairy lanterns glowed And the little pretty flitter-mice are flying : A slender band of grey It runs creepily away And the hedges and the grasses are a-sighing. The air is full of wings, And of blundering beetle-things That warn you with their whirring and their humming. O ! I hear the tiny horns Of enchanted leprechauns And the padding feet of many gnomes a-coming
O ! the lights : O ! the gleams : O ! the little tinkly sounds : O ! the rustle of their noiseless little robes : O ! the echo of their feet — of their little happy feet : O ! their swinging lamps in little starlit globes.
I must follow in their train Down the crooked fairy lane Where the coney-rabbits long ago have gone. And where silverly they sing In a moving moonlit ring All a- twinkle with the jewels they have on. They are fading round the turn Where the glow-worms palely burn And the echo of their padding feet is dying !
O ! it's knocking at my heart — Let me go ! O ! let me start ! For the little magic hours are all a-flying.
O ! the warmth ! O ! the hum ! O ! the colours in the dark! O ! the gauzy wings of golden honey-flies ! O ! the music of their feet — of their dancing goblin feet I O ! the magic ! O ! the sorrow when it dies.
J. R. R. TOLKEIN


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