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Il Grande Gatsby

Creato il 25 giugno 2012 da Marcofre

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. “Quando ti vien voglia di criticare qualcuno” mi disse “ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.”

Sta per uscire (oppure è già uscito? Boh!) il film “Il Grande Gatsby”. Da quello che si è visto grazie al trailer, non sembra granché, ma forse non vuol dire nulla. Per indurre la gente a vestirsi moderatamente bene, uscire di casa, prendere l’auto, imprecare mentre si cerca un parcheggio vicino al cinema, immagino sia indispensabile mostrare qualcosa di seducente.

Io di quello straordinario libro propongo l’incipit, a cura di Fernanda Pivano. Ci sono incipit che calano come la lama di una spada, e creano uno spartiacque. La mia lama in realtà è stato “Delitto e Castigo”, ma questo romanzo di Scott Fitzgerald non solo è preciso, ma limpido. Contiene forza. Quello che poi accade sullo schermo è davvero un’altra faccenda perché il media è differente.

Su questo libro sono state scritte innumerevoli recensioni, ed è considerato il Grande Romanzo Americano (o almeno quello più conosciuto). Nell’ultimo anno di vita di Scott Fitzgerald (il 1940) se ne vendettero 7 (sette) copie.
Era uscito nel 1925.

Non scriverò nient’altro perché non ne sono in grado. Ma quella di Gatsby è una superba storia sull’ingiustizia della vita, sull’amore, ma se manca il denaro, tutto si ferma. E quando il denaro finalmente c’è (guadagnato con ogni mezzo), il desiderio di rivalsa, di amore, conduce alla rovina.

Penso che il Grande Sogno Americano che ci ha sempre cullato, e continua a farlo anche oggi, soprattutto di questi tempi, sia questo: evitare la caduta, e il conseguente risveglio. Eppure nel suo inconscio l’America sa o meglio conosce alla perfezione il proprio destino. Quando si è presa su di sé l’incarico di “salvare il mondo”, già era a conoscenza della verità amara che l’attendeva. Ma alcuni autori hanno un talento particolare, e si prendono l’incarico di metterla per iscritto, nero su bianco. Pazienza se all’inizio sono in pochi ad ascoltare.

Per fortuna il tempo ci mette una pezza, e permette a romanzi di questo tipo di respirare: brillanti, ma amari. Gioiosi eppure malati di una sottile consapevolezza, e questa dice che presto l’illusione avrà fine e ci si risveglierà in una bettola, e quello che resterà sarà solo una storia da raccontare, e un forte mal di testa. E disperazione.

Il Grande Gatsby è quella storia, perfetta.


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