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Intervista a Miki Monticelli sullla saga de La Scacchiera Nera

Creato il 25 giugno 2011 da Alessandraz @RedazioneDiario

“SE TI LASCI LA LUCE ALLE SPALLESOLO OMBRE SI ALLUNGHERANNO SUL TUO CAMMINO

Cari lettori,come già annunciato al momento della recensione, ecco l'intervista fatta a Miki Monticelli, autrice della saga fantasy La Scacchiera Nera, e di altri 4 libri (Il Libro Prigioniero, La Pietra Nera, I sette Cardini per la serie di Cornelia, la fiaba gotica Lo Stregone dei Venti) tutti editi da Piemme! Miki è stata disponibilissima e molto generosa nel rispondere alla mia lunghissima intervista, rendendola davvero davvero davvero interessante! Vi lascio con piacere in sua compagnia! Enjoy ^_^

Trovate la nostra recensione e la trama dei primi due libri della saga QUI!Intervista a Miki Monticelli sullla saga de La Scacchiera NeraIntervista a Miki Monticelli sullla saga de La Scacchiera Nera
INTERVISTA

1. Ciao Miki, ti do il benvenuto nel nostro blog! Innanzitutto ti faccio tutti i miei complimenti per la saga de La Scacchiera Nera, perché come sai mi ha assolutamente conquistata! Ti andrebbe di presentarti ai lettori che hanno letto i tuoi romanzi o che lo faranno presto?  Innanzitutto grazie mille e ciao! E poi eccovi nome, grado e numero di matricola! ;-) Miki Monticelli, scribacchina, diplomata al Classico e laureata in Ingegneria Elettronica e che conta, per il momento, sei libri nel suo piccolo carnet (e spera cresceranno di numero...)
2. Qual è il tuo rapporto con la scrittura e cosa rappresenta per te? Quando hai scoperto questa passione? Cosa fai solitamente quando scrivi, hai un particolare processo creativo? Al momento la scrittura è un lavoro, al tempo stesso un divertimento e una faticaccia, una sfida, una continua ricerca di soluzioni alternative e un assecondare la mia voglia di ascoltare e raccontare... che mi ha sempre portato a leggere moltissimo e ad andare spesso al cinema! Ho scoperto questa ‘vena’ insospettata solo all’università, quando rimasta senza libri da leggere e, per amor di esperimento ho costruito prima una scena, poi un’altra e poi, nel mio tempo libero, sono riuscita a mettere insieme un’intera storia con un filo logico coerente. È stata una cosa così avvincente che non sono più riuscita a smettere. Tuttavia non so descriverti il processo di scrittura; è una cosa bizzarra, naturale e al tempo stesso molto complessa. L’idea di partenza è istintiva e a volte se ne sta in incubazione per anni prima di trovare la strada giusta per essere raccontata. Penso infatti che una storia abbia il suo momento... quello in cui riesce ad essere raccontata nel modo più giusto; scrivere è appunto cercare di fare questo, aggiungendo all’istinto lucidità e senso della prospettiva. Non sempre si riesce...
3. Quali sono gli autori che ti hanno formata o che ami particolarmente? Ti andrebbe di consigliarci qualche libro che hai letto recentemente e che ti ha piacevolmente colpita? Ve lo aspetterete di certo ma il primo nome è quello di Tolkien, a pari merito con Asimov e, per continuare fuori genere, Milani (anche se l’ho scoperto tardi forse è per questo l’ho amato di più. Se l’avessi letto da ragazzina forse mi sarebbe sembrato un po’ ‘duro’).Oggi c’è molta scelta sugli scaffali ma se devo consigliare qualcosa, oltre agli autori che già ho citato, dirò tre nomi classici e totalmente diversi seppure dello stesso ambito fantastico: Diana Wynne Jones per i ragazzi e non solo; Terry Pratchett e Robin Hobb per un pubblico dai gusti più ‘maturi’.
4. L’idea del Mondo della Scacchiera che da il via alla saga è davvero accattivante; da dove è nata, cosa l’ha ispirata? È nata il giorno in cui ho visto alcune antiche pedine su un libro di storia. Si tratta di elementi di un’antica scacchiera e, sebbene quello sia stato solo il punto di partenza, ha piantato un piccolo seme nella mia testa da cui poi è nato l’intero soggetto del libro. Con pedine dotate di volontà propria e non manovrate, come siamo abituati a pensarle.
5. L’evoluzione dei personaggi ha certamente un grande peso nello spessore narrativo della saga: se nel primo libro i tre protagonisti si attaccano caparbiamente alla loro identità, cedendo molto poco sia allo Spirito che li vive sia ai compagni di viaggio, nel secondo invece maturano sia come pedine sia come persone. Questa crescita era “programmata” o si è manifestata spontaneamente con l’evolversi della storia? Non per tutti l’effetto è stato questo... Quando iniziai a scrivere la Scacchiera però, già dai primi capitoli capii che non avrei potuto raccontare tutta la storia in un libro solo né provare a centrare il bersaglio se non prendevo bene la mira. Affidare la storia a tre protagonisti, di cui due adolescenti e uno appena più grande, fu una scelta voluta proprio per acuire in seguito la sensazione di cambiamento dei personaggi. Non credo negli ‘eroi nati’ e se fossero stati adulti e già maturi non si sarebbero ‘modellati’ insieme con la Scacchiera e gli Spiriti Erranti come volevo che facessero; ma certo la cosa non poteva avvenire di getto o sarebbe stata una storia adatta solo ai bambini. Quindi ecco che dovevo dedicarmi ad un primo volume un po’ più adolescenziale che contenesse una formazione quasi invisibile, non voluta e presa in giro o ignorata dallo stesso narratore. Sentire istinti non tuoi, ricordi non tuoi, forze quasi incontrollabili che ti scorrono nelle vene spaventerebbe chiunque e un ragazzo ancor più di un adulto così la reazione più naturale mi sembrava quella di ritrarsi ed opporre resistenza, per mantenere la propria individualità. Un passaggio della crescita e una possibile reazione; ma anche un’introduzione al seguito, se avessi avuto la possibilità di scriverlo (com’è poi accaduto) e approfondire. Gli avvenimenti non potevano lasciare i ragazzi inalterati e scivolar loro addosso, soprattutto quelli che erano costretti ad affrontare... attraverso di essi dovevano imparare qualcosa su di sé. La cosa più complessa è stata forse proprio far passare questa visione da un libro all’altro senza eccessivo stacco. Non sapevo se ai lettori sarebbe piaciuto il graduale cambio di registro ma sapevo bene che i ragazzi che erano entrati nella Scacchiera all’inizio non erano in grado di sconfiggere l’Ingannatore e che, per avere una possibilità di farlo, dovevano cambiare in qualcosa...anche se ne avevano paura.

6. Hai scelto di scrivere in prima persona e attraverso il Point of View di un protagonista maschile; nell’immediato verrebbe da pensare che un’autrice italiana avrebbe potuto trovarsi più a proprio agio dietro agli occhi del personaggio femminile dell’italiana Milla, invece trovo che la tua scelta sia stata cruciale (ed egregiamente svolta) per il successo del libro, proprio per il ruolo che ricopre Ryan! Ma è stata la tua scelta sin dall’inizio? Ed è lui il personaggio che ti rappresenta meglio, che porta la tua voce e le tue posizioni all’interno del libro?   Questo aspetto fa parte della sfida improba di provare a scrivere una storia. Sapendo il ruolo che Ryan avrebbe ricoperto a lungo termine, avevo necessità di far raccontare a lui la storia, affidandomi nel primo libro all’istinto di un adolescente che proviene da un mondo protetto e moderno e che per questo è, a volte, anche un po’ superficiale. Era un modo per rendere il percorso più immediato. Quale vero adolescente vedrebbe davvero tutti i dettagli e capirebbe tutte le motivazioni? Certo è stato (ed è) difficile narrare al maschile, ma il fatto che nel primo libro Milla scelga di liberarsi dell’Ingannatore e ci riesca, doveva avere per Ryan un significato maggiore di quello che si avvertiva solo nel primo libro e non avrei potuto dare questa impressione se avessi fatto parlare lei. Il comportamento a volte distante di Morten, anche dovuto al suo essere più ‘grande’, aveva lo stesso valore. Mort era già passato attraverso una strada attraverso cui Ryan stesso doveva avviarsi. Da solo e al momento giusto. Narrare attraverso Mort mi avrebbe permesso di approfondire di più subito, quindi, ma non di scavare nella crescita di un personaggio che, nel bene o nel male, è e sarà la chiave di volta. Il narratore in terza persona invece mi avrebbe obbligato a svelare subito un numero maggiore di carte. Di certo, comunque, Ryan è un personaggio a cui, nel corso della stesura dei libri, mi sono affezionata moltissimo e che mi piace per i suoi contrasti, la capacità di reazione, la resistenza, l’irriverenza e l’intelligenza che... non sa di avere. E anche per il suo sentirsi sempre isolato. Ovunque. La Scacchiera lo ha scelto come Guerriero perché ha delle capacità per vestire quei panni, anche se lui non ne è consapevole. E il fatto di non sapere chi è lo costringe a misurarsi ogni volta con se stesso. In realtà però non credo mi rappresenti. Lo stesso vale per Mort o Milla o gli altri... ognuno di loro ha, nonostante il mio ovvio filtraggio, la propria identità e la propria visione delle cose. Cerco sempre di lasciare i personaggi ‘loro stessi’ più che posso, anche quando non siamo d’accordo. Mi parrebbe di maltrattarli, altrimenti!
7. A proposito di personaggi, che rapporto hai di solito con loro? Li guidi per mano dove vuoi che arrivino o in qualche modo prendono vita propria finendo con il guidare loro te? Non accade né l’una né l’altra cosa. È la storia che ha delle necessità e che quindi ‘comanda’; si sviluppa attorno ad alcuni punti fissi e, anche se i personaggi che nascono con lei possono cambiarla, qui e là (quando non vogliono far qualcosa sono cocciuti come muli!), i punti fermi restano. Diciamo piuttosto che io e i personaggi ci avviamo insieme lungo la strada disegnata dalla storia e, lungo il percorso, vediamo se è meglio prendere la scorciatoia, la strada comoda o quella scomoda...
8. In entrambi i libri sfilano lungo il cammino dei protagonisti innumerevoli creature e nemici e alleati di ogni genere, spaventosi, accattivanti, noti oppure totalmente creati dalla tua mente! Ci parli di quelli a cui sei maggiormente affezionata e ci racconti di come sono nati nella tua immaginazione? La prima cosa è che, semplicemente, essendo la Scacchiera una fetta di mondo tagliata fuori dal nostro, doveva avere dei presupposti comuni. Facile quindi che andassi a prendere brandelli di leggende o creature (come gli Incubi) che facevano parte della nostra cultura. A volte ho semplicemente cercato di costruire una sorta di piccola società tribale intorno a un soggetto insolito. Ma il baule in cui andare a curiosare era talmente zeppo di cose che c’era l’imbarazzo della scelta... Anche se naturalmente ho agito senza pretese, anzi, ridisegnando tutto nel mio modo. Creature per metà animalesche non compaiono certo per la prima volta nel mio libro (basti pensare ai lupi mannari o alle sfingi), men che meno le streghe, i draghi o la sorta di non morti che sono i Carnarogh. Ho solo dato una possibile personale interpretazione...
9. Dal punto di vista relazionale nel primo libro il tema fondante è quello della fiducia, e dal punto di vista simbolico, soprattutto nel secondo libro, il complesso rapporto tra Fuoco e Ombra. Due aspetti che tu riesci a intrecciare sapientemente e che finiscono col rimandare l’uno all’altro e a creare magia per la dimensione del fantastico ed emozione per quella del cuore! Vuoi parlarcene? Da dove è nata l’idea, come hai deciso di svilupparla, ti ha procurato qualche grattacapo, hai dovuto trattenerla o piuttosto spingerla un po’? E magari ci faresti anche qualche anticipazione su come si evolverà? -_^ Sì, nel primo libro il tema principale è la paura nell’affidarsi agli altri consapevolmente. Quando si è bambini non ci si pensa. Siamo costantemente affidati ai nostri genitori ma la cosa non ci pesa, anzi ci fa sentire al sicuro. Quando cresciamo può non essere così. E può essere sconvolgente capire che a volte bisogna mettere la nostra vita nelle mani degli altri e viceversa tenere la vita degli altri nelle nostre; ancor più deve essere difficile per qualcuno che è stato deluso per qualche ragione da un genitore, come accade a Ryan. Questo aspetto vena anche il secondo libro mentre nel terzo il tema sarà principalmente quello a cui ho accennato ne l’Ombra del Guerriero; ovvero la fiducia in se stessi e la paura di ciò che possiamo fare. O... non fare. Un altro modo di dire Luce e Ombra. Come dice Limluk, ‘la sola luce rende ciechi come la sola ombra’. Il mondo è fatto di sfumature e contrasti e proprio in quello risiede il suo valore e la sua bellezza ma anche la sua durezza. Non sono certo la prima che affronta questo tema, ma la similitudine mi aveva colpito anni fa, mentre tentavo di disegnare senza capire dove sbagliassi. Le ombre in uno schizzo possono cambiare radicalmente il modo in cui il soggetto viene percepito da chi guarda, così ho pensato potesse valere la pena ‘raccontare’ a modo mio questo concetto. Compito ingrato, ovviamente. Come per il detto e il non detto, che nei libri è importantissimo. Anzi, a proposito... vuoi davvero che ti anticipi come andranno le cose...? ;-)
10. Il terzo capitolo della saga ha già un titolo? Dimmi che non calerà il sipario su questa splendida saga… In realtà ho qualche titolo che mi balla in testa ma non sono sicura ancora di cosa proporrò all’editore né se la mia proposta piacerà. L’idea in genere si definisce via via che scrivo. Ma con il terzo libro calerà il sipario, sì. O almeno così era previsto nei miei piani sin dall’inizio... Spero però di riuscire a sollevare altri sipari su altre scene e altre realtà che riescano ad emozionare e magari che vi lancino in nuove avventure!
11. Quali sono gli altri tuoi progetti futuri? Puoi darci qualche news?  Per i libri per ragazzi, in autunno uscirà un nuovo volume della serie di Cornelia che dovrebbe essere il primo di una nuova trilogia sulla Valle Nascosta mentre, per un pubblico più grande, lavoro sempre a molte cose... ma a parte il terzo volume della Scacchiera, non c’è nulla di definito. Faccio un passo alla volta. Spero di trovare il tempo, ad esempio, di finire la storia già iniziata su quello che definisco un ‘assedio impossibile’ e di riuscire poi a trovarle un po’ di spazio sugli scaffali perché anche voi possiate leggerla. E poi... fantascienza, storia, gialli o ancora fantasy, devo solo scegliere quale dei soggetti in lista d’attesa prendere in mano per primo... e sperare che il testo convinca l’editore!!!
12. Grazie mille per aver accettato il nostro invito. È stato un piacere per me intervistarti e averti ospite nel blog. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutarci?Grazie mille a voi e a te! Spero di non avervi annoiato troppo e... buone letture, naturalmente! LA SERIEIntervista a Miki Monticelli sullla saga de La Scacchiera Nera1. La scacchiera nera (Piemme Freeway 2009)2. L'ombra del guerriero (Piemme Freeway 2011)3. ancora ineditoL'AUTRICE:Intervista a Miki Monticelli sullla saga de La Scacchiera NeraMiki Monticelli è nata nel 1975 a Prato. Laureata in Ingegneria, coltiva da sempre la passione per la scrittura e in particolare per il fantasy. Ha esordito in Piemme (Il Battello a Vapore), dove ha già pubblicato Il libro prigioniero e La pietra nera. Questo è il seguito de La Scacchiera Nera, il suo primo romanzo per Young AdultBlog dell'autrice QUI  

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