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Ison: la cometa di natale e la concezione antica su questi fenomeni

Da Marta Saponaro
ISON: LA COMETA DI NATALE
Il 21 settembre 2012 due astronomi russi, Vitali Nevski e Artyom Novichonok, scoprirono che a 950 milioni di km dal sole, al di là, dell'orbita di Giove, questa cometa che venne battezzata Ison dal nome del telescopio che è stato usato durante la scoperta. Se non accade nulla mentre si avvicina al sole, e dovrebbe accadere verso fino novembre,  potrebbe essere una delle comete più luminose, al punto da superare la luce della luna piena; per tale motivo è considerata una tra le più belle degli ultimi 100 anni. 
Sarà visibile, soprattutto, nell'emisfero Nord, poi inizierà gradualmente a diminuire la luminosità.
La novità è che questa cometa non è periodica ed è la sua prima apparizione, inoltre è importante perché porta molecole originarie del sistema solare, in maggioranza organiche, mai evaporate a differenza delle altre che con il loro continuo peregrinare, hanno ormai perso. Per questo motivo tutti i telescopi sono già pronti per osservarla e studiarla.
Insieme ad Ison giungeranno altre due comete C/2012 K5 Linear, luminosa e visibile con un binocolo, diventerà più brillante nei primi giorni dell'anno nuovo. In primavera , tra il 10 e il 24 Marzo, saremo visitati, se così si può dire, da Panstarrs. Come per Ison, anche per questa il nome viene dal telescopio che l'ha scoperta nelle isole Hawaii.
Perciò facendo un piccolo sunto dell'anno possiamo vedere che il 9 di Gennaio è passato, a 15 milioni di km dalla Terra,  un asteroide, Apophis,  del diametro di 300 metri, circa. Gli astronomi considerano il suo prossimo passaggio, nel 2036, potenzialmente a rischio di collisione con il nostro pianeta. Ma prima ripasserà dalle nostre parti nel 2029 a una distanza approssimativa di 35.000 km. Il 15 febbraio è passato vicino, ad una distanza di 30.000 km, l'asteroide 2012 DA14. Il suo diametro è stato di 50 metri.
Il 25 aprile c'è stata una eclissi parziale di Luna e il 19 ottobre un eclissi di penombra, ossia la luna ha attraversato un cono d'ombra proiettato sulla terra nello spazio a causa della sua atmosfera
                     
UN PO' DI STORIA
Nell'antichità il passaggio di una cometa inquietava l'uomo. Infatti quando alzava lo sguardo verso il firmamento l'uomo antico leggeva nei segni celesti il destino della sua vita.. Egli vedeva le stelle come una uniformità regolare che godeva una stabilità e un ordine e in questo disegno celeste leggeva un disegno protettivo degli Dei e la possibilità di prevedere il futuro e pianificare l'esistenza basandosi su norme inderogabili che lo mettessero al riparo da qualsiasi sorpresa. Per tale motivo la vista, inattesa,  di una cometa finiva con il turbare la fiducia umana nella credenza di un ordine universalmente valido.
Non avendo i mezzi necessari, non si poteva dare una giusta spiegazione di tali eventi e le risposte che ne seguivano erano il più delle volte errate. Ma è stato così grande il desiderio di conoscenza che pur di sapere e capire, l'essere umano tentava di studiare anche a costo di errori.
I primi studi sulle comete provengono dai Caldei, VII/VIII a.C.
I greci, che erano grandi pensatori e studiosi e cercavano di dare spiegazioni logiche, si comportarono nei confronti di questi accadimenti dando numerose spiegazioni.
Ad esempio Anassagora e Democrito affermarono che queste comete si formavano quando due pianeti si trovavano accostati; i Pitagorici credevano che queste fossero dei veri e propri pianeti con una coda che in realtà era un fenomeno ottico. Per Aristotele le comete erano mulinelli di aria turbolente che si infuocava negli strati alti dell'atmosfera.
Seneca dedicò la settima ed ultima parte delle Naturales Quaestines. Opera in cui il filosofo condensa il suo pensiero. Lo studio di tali fenomeni è condotto esaminando la tradizione pre socratica fino a Platone ed Aristotele.
Poiché anticamente era un avvenimento funesto e particolarmente temuto il filosofo  fa notare che è vero che le comete sono apparse durante periodi nefasti ma anche in anni, come nel 610, durante l'impero di Nerone, in cui non accadde nessun fenomeno di rilievo. Inoltre vagliando tutte le ipotesi fatte, da buon filosofo razionale, egli persegue uno scopo sia scientifico sia morale. Seneca vuole sollevare l'animo dal timore di questi fenomeni di origine sconosciuta liberandolo dalle superstizioni e dai pregiudizi, per arrivare a questo esamina perciò tutti gli studi effettuati partendo da molto indietro.
Epigene affermava che le comete erano accese da un qualche turbine d'aria vorticoso e velocissimo e forti venti le spingevano, Seneca di contro risponde che non ci sono turbini che durano tanto quanto dura l'apparizione di una cometa; Zenone pensava che fossero pianeti che avvicinandosi al sole creavano illusioni ottiche, Seneca confuta la versione facendo notare che durante l'anno tanti pianeti si avvicinano e si sovrappongono al sole ma ciò non causa la visione di comete; Artemidio di Pario sosteneva che sopra alla sfera celeste ci fosse una superficie di fuoco talmente compatta che non si consuma, a volte si formano delle spaccature dalle quali escono fiamme che danno origine alle comete, il filosofo ribatte che se esistesse una superficie del genere sarebbe così pesante che finirebbe con il precipitare; Apollonio di Mindo diceva che erano astri come il sole e la luna dalle forme slanciate ed allungate sono molte e di colori svariati bianche o rosse, in questo caso Seneca è concorde con quest'ultimo e afferma: "sono quindici secoli che si tenta di dare una spiegazione a questi fenomeni e solo da poco i romani hanno una spiegazione scientifica...Ci vorranno molte generaziioni e poi verrà il tempo che i posteri si stupiranno che noi non sapevamo cose così manifeste (venies tempus quo posteri tam aperta nos nescisse mirentur). Il mondo ha movimenti irrevocabili (opus hoc aeternum irrevocabiles habet motus), solo alcuni abbiamo imparato a conoscere. Verrà un giorno in cui qualcuno dimostrerà in quali regioni del cielo corrano le comete perché errino separatamente dagli altri corpi celesti quale sia la loro grandezza e natura (erit qui domenstret aliquando in quibus partibus cometae currant, cur tam seducti a ceteris errent, quanti qualesque sint). In effetti ci fu Newton.
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