Magazine Psicologia

L’Infortunio Mentale

Da Certifiedmentalcoachitalia

Quante volte si sente dire “è questione di testa?” Soprattutto dopo una sconfitta… ciascuno di noi, sentendo e leggendo queste affermazioni, si fa una propria idea di come si “lavora sulla testa”.

Quante volte si sente dire “è questione di testa?” Soprattutto dopo una sconfitta… ciascuno di noi, sentendo e leggendo queste affermazioni, si fa una propria idea di come si “lavora sulla testa”. C’è chi ritiene salutare una bella lavata di capo, per spronare i calciatori (presupponendo che la carenza di risultati sia legata alla poca professionalità); altri interpretano il “lavorare sulla testa”, come il dialogare con i ragazzi, parlare con loro e, in una qualche misura, coccolarli, facendoli sentire al riparo dai sensi di colpa…

È strano come si presti così tanta attenzione (in alcuni casi in maniera quasi maniacale) alla preparazione atletica dei calciatori, tanto da avere nello staff più di un preparatore, a volte una vera e propria equipe di studiosi della risposta del fisico allo stress atletico. Così facendo si stanno trasformando i calciatori in atleti sovra preparati dal punto di vista fisico: corrono di più, resistono di più, hanno strutture fisiche che li fanno assomigliare a dei colossi… Dei giganti che potremmo definire non con i piedi d’argilla, bensì con una tenuta mentale fragile come cristallo. Un oggetto prezioso da maneggiare con cura perché troppo fragile.

Oggi la sovraesposizione mediatica a cui sono esposti i tesserati del mondo del calcio è enorme, a mio parere esagerata. Si stanno trasformando ragazzi poco più che ventenni in esempi e modelli a cui ispirarsi. Il tutto non in nome di una presunta maturità, ma solo in funzione dello stipendio che prendono, come se avere cifre a sei zeri sul proprio conto corrente incrementi la maturità di una persona. Vogliamo super atleti, sempre al top, macchine in grado di dare spettacolo, come se il calcio fosse uno show televisivo, un circo mediatico che tritura prima o poi chiunque ci finisca dentro. Non è un caso quindi il dato che emerge da un’indagine Fifpro che, su un campionario di 826 atleti (sparsi in 12 federazioni), il 35% soffra di depressione e ansia. Significa che su 11 calciatori schierati in campo, 3 di loro sono in uno stato emotivo e mentale non sereno, con ovvie ripercussioni sulla performance sportiva.

Inter Milan's forward Marco Balotelli celebrates after scoring a goal against Chievo during their Italian Serie A football match on May 10, 2009 at Bentegodi stadium in Verona. AFP PHOTO / EMILIO ANDREOLI

Vedendo il mondo del calcio da fuori si ha un’immagine distorta di ciò che accade veramente in uno spogliatoio. Nello staff di lavoro troviamo preparatori atletici, fisioterapisti, massaggiatori e ultimamente statistici, con il compito di elaborare ed analizzare dati, parametri e telemetrie come si fa con un auto di F1. Già, ma nessuno pensa al software che controlla la macchina.

Il tutto è lasciato al caso, all’autodeterminazione, da parte dei calciatori, di quello che per loro è giusto o sbagliato. Perché ti chiederai? Il perché è singolare, si può far credere ai tifosi che l’attaccante abbia i muscoli fragili, ma non si può dire che abbia una bassa tenuta mentale. Si può sottoporre il calciatore a sessioni di lavoro personalizzate, si può perfino aiutarlo con sostanze (lecite e non lecite) da fargli assumere o iniettare, oppure con terapie per ottimizzare i tempi di recupero, ma non si può dire che il calciatore abbia paura di scendere in campo, o che non abbia pienamente recuperato mentalmente dopo un infortunio.

Non si può far sapere all’esterno che il singolo non si integra nel gruppo per ragioni caratteriali. Il calciatore si deprezzerebbe troppo, con un rischio enorme per il club, che proverebbe a piazzarlo alla prima sessione di mercato utile. Così si compra il campioncino, la giovane promessa, il talento che sboccerà… lo si pagherà a peso d’oro, nella speranza di poterlo rivendere anni dopo, creando plusvalenze e, se il calciatore viene poco impiegato, si liquida il tutto affermando: <<il giocatore sta bene, è solo una scelta tecnica>>. Mai frase fu più falsa! Spiegabile con:<<non me la sento di far affidamento su questo calciatore poiché non ha la tenuta mentale/fisica per garantirmi una performance ottimale>>.

Così si stanno generando calciatori sempre più simili a pacchi regalo da trasferire da un club all’altro per la smania di guadagno dei procuratori. È necessario oggi inserire nello staff una figura preparata a curare l’aspetto mentale. Affiancare l’atleta nell’allenare il “muscolo” più importante che ha, “la mente”. << Non serve lavorare sulla testa dei calciatori, serve allenare le loro capacità mentali>>.


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