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La briscola in cinque di Marco Malvaldi

Creato il 20 ottobre 2011 da Tiziana Zita @Cletterarie

La briscola in cinque di Marco MalvaldiE’ vero che nel mondo del giallo italiano e forse in quello del giallo in genere, ci si prende piuttosto sul serio. Sui delitti non si scherza… con l’eccezione di Camilleri e Omar di Monopoli.
Il libricino di Marco Malvaldi mi ha fatto pensare a Camilleri, non solo perché è stato pubblicato da Sellerio, non solo perché come lui crea un mondo – un paesino toscano dove tutti si conoscono – ma anche perché è divertente. I suoi protagonisti sono un barista trentenne e quattro vecchietti che stazionano nel suo bar – fuori o dentro a seconda delle stagioni – dove bisticciano, giocano a carte e soprattutto fanno pettegolezzi. Tutti dotati di sano umorismo toscano e linguaccia tagliente.
La briscola in cinque di Marco MalvaldiMarco Malvaldi è un chimico che lavora all’Università di Pisa. Grande lettore, appassionato di matematica e gialli, ha iniziato a scrivere mentre preparava la tesi perché si era stufato dei videogiochi.
La briscola in cinque
è il suo primo romanzo e comincia con un cassonetto dell’immondizia in una pineta, da cui spunta fuori il cadavere di una ragazza. A trovarla è un ragazzo talmente ubriaco, che neanche si spaventa.
Ed ecco che i quattro vecchietti con la linguaccia tagliente si trasformano in detective. Ma il più bravo di tutti è Massimo, il “barrista”, che vorrebbe gestire il bar senza averli sempre fra i piedi. Eccolo alle prese col movente: 

“Per cosa si ammazza di solito? Allora, se fossimo in un giallo di Agatha Christie uno ucciderebbe solo per soldi, oppure la prima moglie che credeva morta e allora si è risposato, è sortita fuori e allora verga! La chiudi in uno stanzino con un coccodrillo e sei a posto. Nei gialli di Nero Wolfe invece sono sempre ricattatori fatti fuori da vittime vessate, padri che impediscono matrimoni di figlie, così via. Si uccide sempre di sponda, per ottenere qualcosa. Non è che uccidi uno perché lo odi, rimuovi un ostacolo. Nei gialli. Invece, nella vita reale, quasi sempre ammazzi la sòcera perché sono vent’anni che ti sbrindella i coglioni”.

Malvaldi, che si definisce “persona educata che ama il quieto vivere”, si è sfogato col suo “barrista” che invece è diretto e un po’ fumantino. Come l’autore, il barista ha studiato matematica ed è un tipo intransigente. Per lui una cosa è giusta o sbagliata. Che sollievo in un mondo in cui sembra che non esistano più criteri di giustizia e si può sempre dire tutto e il contrario di tutto!
Lo scrittore sostiene che per uno scienziato il giallo è il genere più naturale e come uno scienziato, Massimo fa le sue congetture. Dice Malvaldi che scrivere di scienza lo ha aiutato moltissimo perché “quando uno scrive di scienza non deve sprecare neanche una parola e dev’essere il più sintetico e chiaro possibile”.

La briscola in cinque di Marco Malvaldi
Ogni romanzo di Malvaldi è legato a un gioco. Oltre a La briscola in cinque, ha scritto Il gioco delle tre carte e Il re dei giochi (che sarebbe il biliardo). Infine con Odore di chiuso ha lasciato barista e vecchietti per un giallo storico il cui protagonista e investigatore è Artusi: sì, proprio quello del famoso libro di cucina.
Con tutte queste premesse scientifiche e collegamenti ai giochi, non vi aspettate un giallo complicatissimo perché nei suoi romanzi i personaggi contano più della storia e la cosa più godibile è l’ambiente. Un paesino sul mare vicino a Livorno. “Uno stormo di vecchiacci che hanno eletto il bar a residenza diurna”, “il cui principale passatempo è farsi i fatti degli altri, cosa che accade in tutti i paesi d’Italia e del mondo”. Tiziana, l’aiutante barista che, oltre a non essere imbranata, ha “un paio di puppe bellissime”. A completare il quadro un commissario tanto sbruffone, quanto incapace, e ovviamente Massimo, il barista perspicace.
A questo punto, come Ellery Queen, che nelle ultime pagine dei suoi romanzi lanciava una sfida al lettore, vi chiederei: a che pagina avete scoperto il colpevole?


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