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La dittatura dell’algoritmo contro quella della scienza

Creato il 10 novembre 2013 da Candidonews @Candidonews

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L’ingegnere Lars Backstrom, impiegato in Facebook, e Jon Kleinberg, analista informatico della Cornell University, partendo da alcuni dati ricavati proprio dal social network in questione, hanno pubblicato un articolo interessante sul rapporto tra la coppia ed i propri legami sociali.

In altre parole, i ricercatori statunitensi hanno tirato un legame fra vita virtuale ed esistenza pubblica. Come? Dai casi in cui il loro algoritmo falliva nell’individuare il partner, hanno dedotto che chi introduce il proprio compagno o la propria compagna a più tipi di amici diversi, legati cioè ai vari ambiti della propria vita, e però sfoggia anche una propria marcata sfera autonoma, avrà meno rischi di lasciarsi (fonte)

Massimo Gramellini, giornalista de La Stampa, nè ha scritto nel suo corsivo quotidiano ‘il Buongiorno’ prendendo un po’ in giro la ricerca ed i ricercatori stessi.

La dittatura dell’algoritmo è l’ultimo rifugio di un certo tipo di persone, per lo più maschi intellettuali con il cuore a forma di granchio e gli occhi a forma di dollaro, che non riuscendo più a sentire niente si illudono di domare le loro insicurezze con una serie di algide formulette attinte dalla marea di dati personali che le nuove tecnologie mettono a disposizione. Ormai esiste un algoritmo per tutto: il giornale perfetto, il pranzo perfetto, il delitto perfetto. Questi aridi manichini del sapere moderno pensano di controllare la realtà, racchiudendola in una previsione statistica che consenta di anticipare i comportamenti umani per offrirli in pasto ai pubblicitari.

Apriti cielo. Il mondo della scienza e dei suoi simpatizzanti si è mobilitato. Sin dai commenti presenti nello stesso articolo di Gramellini arrivando a veri e propri articoli in cui si condannava il comportamento superficiale del vicedirettore de La Stampa, lo si accusava si pressapochismo, di ‘strizzare l’occhio’ all’opinione pubblica, sino a criticare l’uso della stessa parola ‘algoritmo’ in quanto inappropriata. Ho letto alcuni di questi pezzi. Maurizio Codogno ( questo e questo), e Marco Cattaeno. 

Premesso che, come scrive Vincenzo Pistorio, bisogna capire cosa voglia dire ‘corsivo’ prima di criticare nel merito le parole espresse nella rubrica de La Stampa; La mia opinione è che si, forse Gramellini ha peccato di leggerezza nel giudicare la ricerca dei due esperti come “dittatura dell’algoritmo”. Tutti quelli che si sono affannati nel crocifiggerlo,  però, si sono macchiati di un altro peccato, quello di farsi portatori della ‘dittatura della scienza’

I numeri infatti non sono tutto, non possono spiegare tutto. Gli studi, le analisi, le inchieste sulle relazioni umane propopongono una visione dei fatti, non necessariamente la realtà degli stessi. Una formula matematica non è la depositaria del senso della vita. Il cuore non è composto da circuiti elettrici o microchip. La scienza in definitiva non può e non potrà mai spiegare ogni cosa, sicuramente non arriverà mai a capire la totalità delle interazioni che ci portano a provare amore per una persona o a relazionarci con questa o quella persona. E’ bene che i detrattori di Gramellini ne siano coscienti.


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