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La Domanda di Andrea Giunchi – In Italia servono i soldi o le idee?

Creato il 15 aprile 2013 da Vivalafifa @WlaFifa

La Juventus, e gli juventini, con grande presunzione pensano già al mercato.

E con loro il resto della serie A e dei tifosi italiani.

Nonostante i due big match dei bianconeri con Lazio e Milan siano ancora da disputarsi, il discorso scudetto sembra sia già stato archiviato, anche dalla stampa sportiva.

Resta aperta la qualificazione alla coppa dalle grandi orecchie, e dietro a Juventus e Napoli sarà battaglia fino all’ultima giornata. Ma sembra non freghi niente a nessuno.

Sarà una lotta per non retrocedere all’ultimo punto, ma chi si interessa alle vicende di Siena, Genoa e Palermo lo fa solo in chiave di sciacallaggiomercato, perché in caso di B i vari Emeghara, Sestu, Ilicic, Dybala, Immobile e Borriello saranno sul mercato a prezzo di saldo.

Però, a sostegno di chi già parla di milioni, prestiti e cessioni, dobbiamo dire che il calciomercato lo si fa tra aprile e maggio. E dunque non possiamo sottrarci dal parlarne.

Dopo il tormentone “top player”, ed in attesa  la hit dell’estate italiana sarà “colmare il gap”.

Coi soldi (per chi li ha), o con le idee (per chi non ha abbastanza soldi).

Colmare il gap dalle big europee.

Il gap dalla Juventus.

Il gap dalle prime 3 posizioni.

Il gap dalle dirette concorrenti.

‘Stigap.

Alla Juve serve qualche idea. In Europa, la difesa a 3 è inadeguata a fronteggiare le tante squadre che puntano forte su esterni di qualità. Ce l’ha dimostrato non solo la partita dei bianconeri col Bayern, ma anche l’andata contro i più abbordabili ucraini dello Shaktar.

Serve qualche idea, perché qualche soldo in cassa c’è, e perché con pazienza si deve applicare proprio la strategia dei bavaresi: un paio di acquisti l’anno, di qualità, perché la base già è buona.

Allora, realisticamente, si può pensare ad un 4-2-3-1 di quasi spallettiana memoria, perché nel 4-3-3 Pirlo non può più starci (ce lo dimostra la Nazionale ogni volta) e Conte non farà mai a meno del suo numero 21. In questo modulo, quasi tutta la rosa attuale trova una sua collocazione. E molti ruoli risultano già ben coperti. A modestissimo parere di chi scrive, 3 innesti utili e realmente acquistabili sarebbero Kolarov, Suarez ed Hernanes. Utili anche in quell’efficace 3-5-2 che offre ancora ampie garanzie, e che non è assolutamente da accantonare.

In ordine di classifica, odierna, segue il Napoli.

Al Napoli servono soldi. Se Mazzarri e Cavani avranno reali motivazioni, tali da meritare la conferma, alla squadra mancano molti rinforzi di grande livello, che siano in grado di garantire continuità su più fronti.

Perché l’eccellente squadra di quest’anno, è pressoché identica a quella che la scorsa stagione, tra ottobre e novembre, implose sulle sue stesse eccellenti prove di coppa, perdendo la riconferma tra le prime 3 squadre del torneo nostrano.

Posto che la Juve si rinforzi quest’estate, il lavoro per i dirigenti partenopei sarà complicatissimo, e fatto da almeno 5-6 acquisti: ridurre il distacco dai bianconeri in campionato, riconfermandosi tra le prime tre squadre, aggiungendo però al contempo una redditizia e dispendiosa competizione come la Champions League alle fatiche stagionali.

Cambiare allenatore e sistema di gioco, alla luce del discorso appena formulato, sarebbe una scelta da “o la va o la spacca”. Ed è per questo che a Mazzarri – corteggiatissimo – è già stato offerto un ricchissimo rinnovo.

Viene poi il Milan. A cui serve spendere qualche soldo. Anche nel senso più “finanziario-creativo” del termine.

Quest’anno Allegri ha fatto miracoli. Miracoli.

Ha ricostruito spogliatoio e squadra, grazie certamente anche a Tassotti. Ha gestito giocatori, scontenti, crisi, e dirigenti, come nessun altro in Italia.

Non ha certamente offerto un gioco fantasioso, ma credo che pochissimi altri sarebbero riusciti nella grande impresa di sopravvivere alla discesa dei lanzichenecchi del PSG.

Il Milan, come società, ha capacità, esperienza, influenza, ed una relativa appetibilità internazionale. Ponendo la conferma di Allegri come condizione di partenza – chi altri avrebbe voglia di allenare un Milan in piena rifondazione e con Berlusconi in campagna elettorale?! – quello che manca è quel paio di campioni, anche prossimi al viale del tramonto, che possano però alzare la qualità media del pacchetto arretrato. A questi si deve aggiungere un portiere di livello, perché Abbiati non è più un ragazzino.

All’Inter servono idee.

Al tifoso nerazzurro è sorto il sinistro timore che i torti arbitrali, e gli infortuni, maschereranno le responsabilità di Stramaccioni e Branca.

Quel che serve a Moratti è un’idea precisa – un allenatore, un dirigente, un modello societario – a cui e su cui puntare con forza. Da lì, si potrà superare la fase attuale di Zanetti giocatore-allenatore, si potrà dire arrivederci a tutta una serie di giocatori ingombranti, si potranno riaprire porte che ora sono precluse a causa dei troppi paletti puntati qua e là, si potrà cercare qualche giovane promettente funzionale al progetto.

Altrimenti tutti i Kovacic del pianeta, e tutti i 15 milioni spesi per acquistarli, non serviranno a proprio a niente: resterebbero soffocati da panchine traballanti, equivoci tattici, personalismi, procuratori, e incertezze varie.

Laddove alla Roma servono idee, alla Lazio servono soldi.

Dove i giallorossi sono schiavi di un ambiente precario, infuocato, figlio di bandiere ingombranti e di troppe teste pensanti, i biancocelesti sono ostaggio del portafoglio.

La Roma è chiamata ad organizzare il talento che già ha a disposizione, a scegliere una sua guida, tecnica e filosofica, e a compiere uno sforzo analogo a quello dell’Inter. Allegri, qui sembrerebbe il candidato ideale a sopperire alla mancanza di certezze.

La Lazio invece deve trovare reali alternative a chi, lontano da infortuni e da impegni infrasettimanali, regge il peso della squadra. Andrà trovato un sostituto di Mauri, così come di Klose, così come di Ledesma.

 

Alla Fiorentina servono soldi.

Ogni volta che si parla bene della Fiorentina, del suo gioco, e delle sue innegabili qualità, dell’abilità dei dirigenti e dell’allenatore nello scoprire ed utilizzare giocatori di talento tecnico superiore alla media, un romanista muore.
Bisogna spendere qualche soldo ora. Reinvestire quanto raccolto dall’annunciata cessione di Jovetic, ed assaltare all’arma bianca il terzo posto. Perchè ci sono tutti i presupposti per farlo.

Per tutti però c’è una grande lacuna. Manca la serenità – in generale – di dichiarare obiettivi realizzabili, e di giocare, non dico tanto in un paese, quanto in un campionato normale.

Dove Zamparini non esonera l’esonerabile, dove l’Europa League non è vissuta come la menata infrasettimanale della peggior suocera immaginabile, dove il Cagliari gioca a Cagliari, dove Bonolis non viene citato dal sito ufficiale dell’Inter per esporre le ragioni del club, dove Galliani non viene preso a monetine in tribuna d’onore, dove Conte può serenamente essere calvo e dire “scordatevi di vincere la Champions League, perché se tutto va bene possiamo provarci non prima di 5 o 6 anni”.

Andrea Giunchi


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