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La politica “di potenza” clintoniana e il tradimento del nuovo corso gorbacioviano-bushano Le origini della nuova Guerra Fredda

Creato il 07 marzo 2015 da Catreporter79

Durante le battute conclusive della Guerra Fredda, Michail Gorbačëv e George H. W. Bush dettero vita ad una fase del tutto inedita nei rapporti tra le due superpotenze, nonché di totale riordino ed aggiornamento degli assetti yaltiani. Questo “new thinking” prevedeva non soltanto la fine della contrapposizione bipolare (già preconizzata nel 1989 con la cosiddetta “Dottrina Sinatra”) ma escludeva qualsiasi velleità occidentale nell’Est Europa appena liberato dal gioco sovietico.

Figura meritevole di rivalutazione e ben diversa dall’immagine tratteggiata da una certa pubblicistica “liberal”, il primo dei Bush alla Casa Bianca rigettava dunque qualsiasi ambizione egemonica, per approdare ad una “nuova architettura di sicurezza europea , non pensando alla possibilità che, invece, il vuoto creato dal ritiro dei sovietici dall’Europa centro-orientale potesse essere colmato dall’allargamento dell’Alleanza Atlantica agli ex membri del Pato di Varsavia” (de’ Robertis).

L’elezione di William Jefferson “Bill” Clinton , produsse tuttavia un cambio di indirizzo radicale nella politica estera statunitense; con la Direttiva presidenziale n25, infatti, Washington rilanciava in modo aperto il suo “interesse nazionale”, tornando de facto ad una politica “di potenza” ed unilateralista in aperto contrasto con le scelte precedenti concordate con il Kremlino. La scomparsa dell’interlocutore sovietico sulla scena mondiale ed europea, fece il resto, persuadendo gli occidentali di poter relegare in soffitta il principio di “equal footing” nell’interazione con Mosca.

L’allargamento della NATO ad Est (percepito dai russi come una grave minaccia alla loro sicurezza nazionale) e l’intervento, forse frettoloso e privo del placet ONU, in Serbia, sono il risultato di questo nuovo “concept” atlantico, diverso da quel “new democratic order” di impronta rooseveltiana e dal “new thinking” liberale ed inclusivo gorbacioviano-bushiano.

Da qui, hanno origine buona parte delle nuove fratture tra Occidente e Russia, in un vero e proprio corto circuito politico e diplomatico in cui la diffidenza genera diffidenza; timorosi dell’ex oppressore, infatti, i Paesi dell’Europa centro-orientale ed ex sovietici chiedono la protezione occidentale, rendendo ancor più ostile la governance russa.

Nda: il nostro Paese giocò un ruolo di primo piano negli sforzi per la ricomposizione della frattura con la Russia dopo la guerra alla Serbia. Con il vertice di Pratica di Mare voluto dall’Italia, infatti, veniva ripreso il dialogo NATO-Russia attraverso il nuovo NATO-Russia Council



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