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“La resistibile ascesa di Arturo Ui”: metafora della metafora

Creato il 23 febbraio 2013 da Sulromanzo

Umberto Orsini in Bertolt Brecht scrisse La resistibile ascesa di Arturo Ui nel 1941, mentre si trovava in Finlandia. Nel dramma che racconta l’ascesa al potere del gangster Arturo Ui nella Chicago degli anni Trenta, è innervata, e rappresentata, per “analogia”, la storia della conquista del potere da parte di Adolf Hitler. Tuttavia, il dramma non sarà messo in scena, per la prima volta, che nel 1958, ben due anni dopo la morte del suo autore.

 

L’allegoria potentissima di Brecht è di estrema attualità, in questi giorni. Il drammaturgo nato in Baviera è stata una delle voci, insieme a poche altre del teatro del Novecento, che hanno cantato la stupidità e l’arroganza del potere costruito sulle storture, facendolo con commovente leggerezza.

 

E attuale è quindi lo spettacolo di Claudio Longhi, con la drammaturgia di Luca Micheletti e Umberto Orsini nei panni di Arturo Ui; in tournée dalla primavera del 2011, si tratta di una rappresentazione che mostra in pieno la coscienza della portata del teatro brechtiano, e della sua vocazione didattico-pamhplettistica.

 

Tanto espressionista quanto pedagogico, tanto politico quanto lirico. E del resto, forse che oggi possa sentirsi di meno il bisogno di un “teatro epico”?

 

Al contrario, crediamo. Molte voci, soprattutto dal cosiddetto teatro di narrazione, si alzano, coi vari Baliani, Celestini, Paolini, Vacis, fino al talento di Daniele Timpano. Voci che raccontano misteri (le stragi di Ustica e del Vajont, il rapimento di Aldo Moro, tra gli altri), che scavano nelle ombre, narrando in prima persona, e parodiando a volte.

 

Proprio come ci insegna Brecht parlando dell’ascesa, sì, ma resistibile, appunto, di Arturo Ui.

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