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La teoria del tutto

Creato il 20 gennaio 2015 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

Anno: 2014

Durata: 123'

Distribuzione: Universal Pictures

Genere: Biografico

Nazionalita: Gran Bretagna

Regia: James Marsh

Data di uscita: 15-January-2015

La Teoria del tutto mette in scena la vita del fisico Stephen Hawking; in sala dal 15 Gennaio

Trama Siamo nel 1963, il giovane Stephen Hawking studia cosmologia a Cambridge e sembra destinato a fare grandi scoperte sull’Universo. Quando si innamora della studentessa di lettere Jane Wilde il mondo sembra essere nelle sue mani ma a 21 anni compiuti arriva una diagnosi che cambia tutto. La malattia del motoneurone costringerà il suo corpo e la sua mente ad un immobilismo menomante con poche speranze di sopravvivere per più di due anni. Contro tutto e tutti Stephen e Jane si sposano mettendo su famiglia e lottano con tutte le loro forze per fare in modo che lui termini il dottorato e porti a termine gli studi sulla teoria iniziale sulla creazione dell’Universo. Il loro amore li rafforzerà e li porterà lontano, a combattere contro la malattia ma soprattutto contro il tempo, l’unica cosa che Stephen possiede in misura molto ridotta.

Recensione E’ curioso e interessante che un film su un grande scienziato, il più grande fisico vivente, autore di testi e libri che hanno rivoluzionato la concezione dell’universo, abbia scoperto la formula matematica per puntare al premio Oscar. La teoria del tutto, film diretto da James Marsh, sembra rivelare l’equazione segreta dell’Academy.

La storia è quella di Stephen Hawking, soprattutto della sua vita privata, dalla gioventù universitaria, alla scoperta della malattia che lo ha immobilizzato e privato della parola; e della sua relazione con Jane, donna bella e stoica. Scritto da Anthony McCarten sul libro della stessa moglie di Hawking, La teoria del tutto è il più convenzionale dei biopic, che spreca l’occasione di raccontare e riflettere sulla vita e il pensiero di Hawking, dedicandosi a lavorare allo script come a un romanzetto rosa.

Ma non è nemmeno aver sprecato l’opportunità di far scoprire Stephen Hawking che pesa nel film di Marsh, quanto l’aver lasciato campo libero alle banalità narrativa e formali più plateali del cinema hollywoodiano al suo peggio: racconto che sbrodola sul pathos dimenticandosi i personaggi, fotografia tutta flou e luci pastello soffuse, musica sfacciata che sale e carica proprio quando deve emozionarti, regia ricattatoria, scene madri calibrate al millesimo in modo pesante (il coma durante Wagner è una “punizione divina”).

E attori che si sforzano fino all’inverosimile (con Felicity Jones che batte ai punti Eddie Redmayne) per commuovere. E ci riescono anche. Ma il fatto che si possa piangere non cancella che il film ci riesca con mezzi banali, semplicistici, poco leciti.

Emanuele Rauco


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