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Lavoro, risultato, successo

Creato il 08 gennaio 2014 da Propostalavoro @propostalavoro

Lavoro, risultato, successoNel lavoro contano solo i risultati e nella vita bisogna inseguire il successo.

Questo il mantra moderno, il ritornello che si sente, come in filigrana, come in un messaggio subliminale, dando ascolto ai discorsi sul mondo del lavoro.

Cos'è un risultato? Quando una persona può dirsi soddisfatta del risultato del proprio lavoro?

Ho l'impressione che una definizione di risultato non esista, e sia mantenuta artificialmente vaga. 

L'illusione del risultato è data da un erroneo presupposto: un risultato quasi mai è definitivo, ma solo una tappa di un percorso che non necessiamente deve avere una meta programmata. Una carriera lavorativa non nasce con un approdo certo e sicuro, sarebbe terribile, ma dovrebbe evolvere di pari passo alla crescita dell'individuo, con le sue complessità ed i suoi compromessi.

Ecco perché "risultato" è una parola vaga ed illusoria: in un mondo in cui il lavoro è sempre più retribuito sul risultato, rendere concreto questo misterioso elemento taglierebbe la corda sui cui la massa di incapaci datori tiene i dipendenti. Per quanto grande possa essere l'impegno, agitando lo scettro del "risultato", questo non sarà mai abbastanza. Ancora!

Concetto ancor più insidioso è il successo.

Successo è un participio passato: indica che la realizzazione, professionale e (sempre più in parallelo) umana, o c'è già stata o non esiste.

Un individuo o è di successo o, naturalmente, non è. Il successo non sta però nel futuro, ma nel passato: è la traduzione dell'idea per cui ogni prospettiva di crescita è sterile, ma affermarsi è sempre ancora possibile.

Concetto molto pericoloso, perché non solo illusorio, tanto da rendere ogni individuo un'eterna promessa a cui il furbo può vendere la propria ricetta per "far strada", ma anche molto iniquo.

Solo chi gioca può perdere e, purtroppo, vincere e perdere non è affatto democratico. C'è chi può permettersi di perdere quello che gioca e chi no. C'è chi preferisce non giocare e c'è chi non vorrebbe essere dimenticato nonostante abbia perso.

Colpevolizzare chi non ha sete di successo è meschino, tanto quanto astenersi dal giudicare chi per la sete di successo tradisce i propri valori e sacrifica tutto il resto.

Nel mondo del lavoro certezze e diritti vengono costantemente deteriorate da una logica dell'arrivismo senza confini. Immaginiamo di sostituire agli attuali discorsi "risultato" con "impegno" e "successo" con "prospettiva".

Come cambierebbero tante vane chiacchiere

Che sguardo disincantato avremmo sul lavoro!


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