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Legge elettorale incostituzionale, premio maggioranza e liste bloccate

Creato il 06 dicembre 2013 da Postpopuli @PostPopuli

di Matteo Boldrini

La Corte Costituzionale ha emesso una sentenza di portata storica. Dopo una lunga seduta in camera di consiglio ha infatti decretato l’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale (il porcellum), in particolare nelle parti che riguardano il premio di maggioranza e le liste bloccate.

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Fermo restando che le motivazioni che hanno portato ad una tale decisione saranno rese note solo tra qualche giorno e solo allora si potrà fare un discorso in maniera più approfondita, dal comunicato ufficiale sembra che la corte abbia stabilito che un premio di maggioranza senza alcuna soglia per raggiungerla e le liste bloccate senza preferenze siano incostituzionali, in quanto violano l’uguaglianza del voto sancita dall’articolo 48.

Oltre al merito, già di per sé discutibile, vi sono diversi altre questioni che rendono la sentenza particolarmente cruciale. Una di metodo relativa all’ingerenza di un organo di garanzia costituzionale in una materia strettamente politica ed una di legittimazione agli occhi dei cittadini delle istituzioni, in quanto diventa fin troppo facile, nel dibattito politico, ritenere illegittimi un parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale, specie in un momento come questo di forte sfiducia verso la politica.

Per quanto riguarda il problema di legittimità, esso sostanzialmente non sussiste. Tra le facoltà della Corte vi è l’autorizzazione a cambiare orientamento nel tempo, quindi una norma che poteva essere costituzionale secondo una interpretazione data in un preciso momento, può diventare illegittima successivamente, essendo mutati i presupposti ed i ragionamenti dietro alla decisione, per questo le sentenze di illegittimità non si applicano a quei rapporti che ormai sono “risolti” e ai giudici costituzionali è stata data la capacità di porre un limite alla retroattività delle proprie decisioni. Inoltre se davvero l’incostituzionalità della legge elettorale rendesse illegittimo un parlamento eletto con essa, sarebbero incostituzionali non solo i deputati eletti col premio nelle tre legislature precedenti, ma anche tutte le norme prodotte con quella maggioranza, tra cui anche l’elezione del Presidente della Repubblica e la nomina degli stessi giudici costituzionali. Il che appare ovviamente una follia.

Venendo poi alle questioni di merito, stabilire che sia una violazione dell’eguaglianza del voto un premio di maggioranza senza soglia di accesso rischia di diventare problematico stabilire quale sia la soglia sufficiente per accedere ad esse. Senza contare che la Corte potrebbe intervenire nuovamente stabilendo quando la soglia sia equa o meno, decidendo di fatto lei ed esautorando il parlamento. C’è poi il rischio che un’interpretazione del genere possa svilire e rendere costituzionalmente inappropriato qualsiasi premio di maggioranza o sistema elettorale distorsivo, presente in quasi tutti i maggiori paesi del mondo, sancendo un definitivo ritorno al proporzionale.

Viene poi da chiederci che tipo di effetto avrebbe l’incostituzionalità del premio di maggioranza senza soglia su tutti i sistemi elettorali degli enti locali italiani, come i Comuni e la maggior parte delle Regioni, che attualmente eleggono i propri membri proprio con un premio di maggioranza senza soglia.

Per concludere vi è il problema della lista bloccata, dichiarata illegittima in quanto non garantisce un effettivo scelta del candidato e blindando in qualche modo l’utilizzo delle preferenze, sistema già di per sé discutibile, forzando in qualche modo l’interpretazione del concetto di rappresentanza tra eletto ed elettore e rendendo a questo punto anche dubbi metodi come il collegio uninominale.

Poi c’è la questione di metodo. Un intervento del genere sembra andare ben oltre le competenze che sono attribuite alla corte costituzionale italiana, rendendola più simile come attività alla sua omologa tedesca. Viene infatti fatta un’interpretazione fin troppo estensiva dei principi costituzionali sfociando più nel politico che nel giurisdizionale, ed andando ad inserirsi in un dibattito politico di lunga data ma più che mai attuale.

Concludendo possiamo dire che essenzialmente la sentenza della corte aveva come obiettivo quello di concludere l’esperienza dell’attuale legge elettorale e spingere il Parlamento a discuterne una nuova ed approvarla in tempi brevi, timoroso di un possibile ritorno ad una legge proporzionale. Da questo punto di vista possiamo essere soddisfatti di un intervento di questo tipo, se davvero la sentenza servirà a sbloccare la situazione e a far approvare una nuova legge elettorale in tempi brevi. Tuttavia questo fatto deve fornire anche uno spunto per riflettere, in quanto è un’ennesima dimostrazione in presenza di organi politici deboli, e il vuoto di potere da essi lasciato verrà riempito da altre figure istituzionali che normalmente non dovrebbero poter dare indirizzi politici. È successo in passato con la magistratura, più di recente con il Presidente della Repubblica ed adesso con la Corte Costituzionale. Su questo dovrebbero riflettere anche tutti coloro che si oppongono, oltre che alla riforma elettorale, anche ad una profonda riforma del nostro ordinamento che ridia forza alle istituzioni.

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