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Leviathan, di Scott Westerfeld

Creato il 19 febbraio 2013 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Leviathan, di Scott WesterfeldDa Fralerighe n. 3

Titolo: Leviathan

Autore: Scott Westerfeld

Illustratore: Keith Thompson

Genere: Fantascienza

Sottogenere: Steampunk, Ucronia, Dieselpunk

Editore italiano: Einaudi

Pagine: 400

Anno: USA 2009 – ITA 2010

 

“Olii le tue macchine da guerra… o le nutri?”

Trama:

“Siamo sull’orlo della Prima guerra mondiale. Mentre il giovane Alek, principe dell’Impero austro-ungarico, è in fuga sul suo Camminatore, di là dalla Manica una ragazza, Deryn Sharp, si traveste da maschio per diventare pilota nell’aviazione britannica. Ma il suo segreto rischia continuamente di essere scoperto. I due ragazzi appartengono ai due opposti schieramenti: lui ai Cigolanti, lei ai Darwinisti. Ma il destino vuole che le loro strade si incrocino nel modo più inatteso portandoli entrambi a bordo del Leviathan, un gigantesco animale volante, metà balena metà dirigibile, che forse li strapperà al frastuono della guerra.”

Recensione:

“Leviathan” è un romanzo illustrato, primo di una trilogia, che rivisita la Prima Guerra Mondiale in chiave steampunk/dieselpunk. In questa ucronia, la tecnologia ha fatto passi da gigante: i Cigolanti (Tedeschi, Austro-Ungarici, Ottomani) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra chiamati “camminatori” (somiglianti, tra l’altro, ai mach di certi anime giapponesi); i Darwinisti (Inghilterra, Francia, Russia), invece, hanno imparato ha manipolare il DNA creando così nuove creature viventi ibride. Fin qui, l’ambientazione sembra molto interessante. E anche verosimile? Non esattamente. I mach dei Cigolanti sono verosimili per quanto riguarda il loro funzionamento, ma molto meno per quanto riguarda la scelta di usarli: si ribaltano facilmente e riportarli in piedi è difficilissimo, senza contare che non sono intelligenti e hanno bisogno di un equipaggio per essere pilotati. Usare dei classici carri armati no, eh? I mostri darwinisti, invece, non sono proprio verosimili: com’è possibile manipolare il DNA senza mezzi tecnologici adatti come microscopi e computer? Non si sa, non viene mai spiegato all’interno del romanzo. E pensare che basterebbe introdurre la magia per risolvere il problema. E inoltre, come mai i Darwinisti non modificano dei virus per creare armi batteriologiche? E come mai non modificano il proprio DNA per rendersi immortali o per curare ogni malattia o per avere ali e branchie? Pare sia vietato, o almeno così viene semplicisticamente spiegato. Infine, bisogna notare che le creature darwiniste spesso sono inefficienti, il che è un grave problema in guerra. La faccenda avrebbe senso se i Darwinisti fossero dei fanatici con una fede quasi religiosa verso la bioingegneria, e in effetti questa è la spiegazione data. Spiegazione che, però, risulta falsa e ingannevole: il Leviathan usa normali motori meccanici, il che mina la credibilità della storia. Insomma, la pigrizia di Westerfeld ha creato un’ambientazione semplicistica e infantile. In compenso, però, alcune creature darwiniste sono davvero interessanti: palloni-medusa, lucertole ripetitrici, balene-dirigibili.

Per quanto riguarda lo stile, c’è poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente con una sufficiente padronanza delle tecniche narrative. Ma ci sono comunque varie sviste, come scene poco mostrate e troppo raccontate e dialoghi farlocchi. Il punto di vista usato è in terza persona con prevalenza di introspezione profonda, ed è sempre ben controllato e fisso sul personaggio-pov di turno. A tal proposito, i POV di Alek e Deryn si alternano con regolarità. Quest’ultima è determinata e rozza, e usa espressioni e locuzioni particolari che la distinguono. Purtroppo, però, Deryn non ha motivazioni forti: si è arruolata volontaria nell’aereonautica militare solo per volare? Ma è una presa in giro? Alek, invece, è un personaggio infantile e non molto intelligente. E anche i vari personaggi secondari risultano insipidi, con l’unica eccezione della dottoressa NoraBarlow.

Infine, per quanto riguarda la trama, non c’è molto da dire. La storia è quasi priva di colpi di scena e si trascina stanca fino a un finale aperto. Ma la cosa più grave è che non ci sono battaglie degne di questo nome! Parliamo di un romanzo sulla Grande Guerra, dove sono i morti e i bombardamenti e gli eserciti in marcia? Non pervenuti. E no, il fatto che questo sia un romanzo per “young adult” non è una scusante: i ragazzi non sono bambini dell’asilo, dubito possano scandalizzarsi leggendo un romanzo di guerra.

Leviathan, di Scott WesterfeldIn conclusione, “Leviathan” non è un brutto romanzo. Anzi, sicuramente è superiore a molta robaccia che intasa le librerie. Ci sono vari difetti, ma lo stile e le illustrazioni riescono a compensare.

L’autore:

Scott Westerfeld vive tra Sydney, in Australia, e New York.

Insieme a Christopher Paolini e Stephenie Meyer è stato nominato da Amazon come uno degli autori che hanno rivoluzionato il mondo e il linguaggio della letteratura young adult.

Michele Greco 



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