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Lorenzo il magnifico, mecenate delle arti?

Creato il 25 ottobre 2013 da Postpopuli @PostPopuli

 

Siamo alla ventesima puntata della serie di articoli di Luca Moreno sulla storia di Firenze. Le immagini sono numerate in continuità con quelle del diciannovesimo articolo.

Lorenzo il Magnifico, mecenate delle arti?

di Luca Moreno

Nel 1479, quando Lorenzo aveva ormai trent’anni, era un uomo a cui il successo aveva arriso: Signore, seppur di fatto, di Firenze e ricco di suo, senza bisogno di attingere ai forzieri dello Stato. Il fallimento della congiura gli diede l’occasione per serrare ancor di più il potere nelle sue mani; subordinò infatti le Assemblee comunali e la struttura della Repubblica ad un Consiglio di settanta membri, composto in larga parte da persone di sua fiducia.

Anche in famiglia le cose stavano andando bene. La moglie romana Clarice gli aveva dato sette figli. Lucrezia, che sposerà Jacopo Salviati, nonna di Cosimo I de’ Medici, futuro Granduca di Toscana; Giovanni, che diventerà Papa Leone X; Giuliano, futuro Duca di Nemours, con il quale per la prima volta i Medici acquisiranno un titolo nobiliare; Maddalena, che sposò per motivi politici Francesco Cybo, figlio naturale del Papa Innocenzo VIII – riceveranno in appannaggio il Palazzo Pazzi, confiscato alla famiglia responsabile della congiura; Contessina, che sposa il Conte palatino Piero Ridolfi – l’ennesimo matrimonio di prestigio di Casa Medici; Luisa, che muore undicenne, e Piero, colui che succederà a Lorenzo; senza dimenticare Giulio, il figlio illegittimo del fratello Giuliano, morto nella congiura, che diventerà anch’egli Papa con il nome di Clemente VII.

 

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Figura 54: “La Primavera” (da Wikipedia)

Al centro di una vita culturale di altissimo livello, Lorenzo è poi ricordato come protettore di artisti e di intellettuali: è amico del filosofo e studioso Pico della Mirandola, del già citato Poliziano, del poeta e letterato Luigi Pulci, del filosofo Marsilio Ficino e protettore della sua Accademia Platonica, cenacolo di filosofi e letterati fiorentini che intendevano promuovere la rinascita della dottrina di Platone, facendone rivivere la scuola; e poi artisti quali il Verrocchio, il Pollaiolo, Filippo Lippi e Sandro Botticelli, che dipinse – ma non per il Magnifico, bensì per Lorenzo il Popolano de’ Medici, cugino del Lorenzo più celebre – due opere iconiche del Rinascimento italiano quali La Primavera e La Nascita di Venere, nonché L’Adorazione dei Magi (figure 54, 55, 56) commissionata da Giovanni di Zanobi del Lama, cortigiano della famiglia dei Medici – opera in cui i personaggi interpretano membri della famiglia Medici, così come aveva fatto Benozzo Gozzoli nel 1459, con Il Viaggio dei Magi (puntata n. 17, figura n. 48) dove il soggetto principale, il giovane sul cavallo bianco, non rappresenta, come si è sempre pensato, Lorenzo il Magnifico, bensì un’allegoria della famiglia Medici.

 

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Figura 55: “La nascita di Venere” (da partecipiamo.it)

Del resto, Lorenzo fu lui stesso poeta e scrittore, tra le cui cose migliori ricordiamo la Nencia da Barberino (anche se l’attribuzione non è certa), in cui descrive assai bene il mondo contadino, e i Canti carnascialeschi – destinati all’accompagnamento musicale, tra cui spicca la celeberrima Canzona di Bacco, vero e proprio inno all’altrettanto celebre principio: “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non v’è certezza”. Invece la Villa di Poggio a Caiano (figura 57) è testimonianza non solo del gusto raffinato e intellettuale del nostro Lorenzo, chiamato il Magnifico com’era in uso nel Rinascimento per tutti i personaggi di rilievo, ma anche della capacità di quest’uomo di godere della vita con feste e danze nelle sue ville – anche le precedenti realizzate da Cosimo furono da lui molto amate – e con il popolo nelle vie di Firenze.

 

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Figura 56: “L’adorazione dei Magi” (da Wikipedia)

Ma ecco che contro la sua ricchezza e contro i suoi costumi ritenuti immorali e contro la Firenze corrotta, considerata sua diretta figlia, si scaglia la furia del Frate Girolamo Savonarola, il domenicano arrivato da Ferrara proprio per volontà e scelta dello stesso Lorenzo, che non sapeva, invitandolo in città, di aver chiamato colui che sarebbe diventato il suo irriducibile avversario. La Firenze paganeggiante deve ravvedersi, pentirsi, tornare all’austerità di un tempo: così tuonavano le prediche passatiste e medievali di questo frate e dei suoi seguaci. Una nuova crociata; questa volta però contro i cristiani. Savonarola invitava i fiorentini a riscoprire la Firenze repubblicana e quindi a respingere la dittatura di Lorenzo, chiedendo riforme politiche che avrebbero avuto come esito la consacrazione della città a Cristo Re. Il frate convinse molti fiorentini, anche perché dotato di un carisma pari a quello di Lorenzo: entrambi sapevano affascinare il popolo. Nel 1491 il frate si scatena ed arriva a teorizzare la distruzione di immagini, libri e tutto ciò che, ai suoi occhi, appariva come blasfemo; un invito che, da qui a poco, sarà purtroppo raccolto.

Mentre lo scontro infuria, l’8 aprile del 1492 Lorenzo de’ Medici muore. Il corpo del Magnifico viene esposto nella Chiesa di San Marco; passato poi nella sede della Confraternita dei Magi e trasportato in San Lorenzo per le esequie. Dalla descrizione della vita e delle opere di questo uomo, appare certamente l’eccezionalità di una persona, simbolo del Rinascimento, che seppe, tra le altre cose, con la sua “politica dell’equilibrio”, svolgere il ruolo di mediatore tra gli Stati italiani, garantendo così alla Penisola un periodo di relativa pace e, soprattutto, l’ultimo di indipendenza; ancora, infatti, sussistevano gli effetti positivi della Pace di Lodi del 1454.

 

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Figura 57: La villa di Poggio a Caiano (da Wikipedia)

Tuttavia, vi sono due filoni storiografici che contrastano nell’esprimere un giudizio sul Magnifico. La corrente filo-illuminista ritiene infatti che Lorenzo de’ Medici sia stato un principe avveduto, filosofo e promotore del sapere e delle arti; quella filo-romantica invece lo vuole gelido tiranno. Ma, a parte gli evidenti limiti e meriti delle due interpretazioni, è assai più interessante ricordare che recentemente è stata messa in dubbio la sua qualità di mecenate sulla base dell’argomentazione che, quando Lorenzo giunge al potere, i maggiori capolavori – la Cattedrale con la sua cupola, il Battistero con le sue porte, la Cappella dei Pazzi, il Convento di San Marco, Palazzo Medici – erano già tutti realizzati; oltre al fatto che il Magnifico compì errori non lievi, quale quello di non impedire al grande Leonardo da Vinci di abbandonare Firenze per Milano e di privilegiare Pisa come sede degli Studi Universitari, danneggiando quindi, sotto questo aspetto, la stessa Firenze. Abbiamo poi anche visto come i grandi capolavori del Botticelli non siano stati commissionati dal Magnifico, anche se spesso a lui viene accreditato il merito della loro realizzazione: insomma, il mecenatismo di Lorenzo sarebbe un’esagerazione.

Poi i suoi limiti come amministratore finanziario: infatti, tutto preso dalle sue passioni e dal culto verso la sua persona, Lorenzo curò assai poco le sue sostanze – dimostrandosi in questo assai diverso da Giovanni di Bicci e da Cosimo il Vecchio – e ciò avrà come conseguenza la chiusura, dopo appena due anni dalla sua morte, della Banca di famiglia.

Infine, vi è da rilevare non tanto la reazione dei Medici, forse sproporzionata alla congiura subita, ma come tale reazione coinvolse, in alcuni dei provvedimenti adottati, lo Stato fiorentino, che reagì a favore di un uomo, quale era Lorenzo che, non dimentichiamolo, non ricopriva nessuna carica pubblica. Evidentemente, la condizione di padrone di Firenze era un concetto del tutto acquisito, a discapito delle istituzioni che la Repubblica pretendeva ancora di mantenere.

È comunque un fatto che, quando, nel tentativo di salvare la vita a Lorenzo morente, i medici gli somministrarono un infuso di perle e pietre preziose opportunamente polverizzate, se ne stava andando non solo un uomo importante, ma l’ultimo rappresentante dell’Umanesimo italiano. La sua morte segna l’inizio della “modernità”, che per l’Italia significa l’avvio delle invasioni straniere, dalle quali non ci libereremo più se non con l’unificazione del 1861.

Lorenzo muore nel 1492, circondato da tutti i suoi protetti e, pare, anche dallo stesso Savonarola. Tre giorni prima, un fulmine aveva colpito la Cupola di Santa Maria del Fiore ed in quello stesso anno tre caravelle puntavano verso il Nuovo Mondo. Quel viaggio significava un’enormità di cose che nessuno, allora, poteva anche solo osare immaginare; ma per Firenze quel viaggio significava il tramonto del suo ruolo di capitale finanziaria del mondo occidentale.

 

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