Magazine Cultura

Love - Dalla California con amore

Creato il 19 dicembre 2010 da Lesto82

 

 

 

LO SPELEOLOGO

 

 

di NICOLAS ICARDI

 

LOVE FOTO.jpg

Gruppo californiano forse per troppo tempo sottovalutato, i Love nascono per impulso di Arthur Lee chitarrista prodigioso di Memphis che divenne uno dei primi chitarristi di colore in un complesso di bianchi. Dotato di un personalissimo stile, Lee ha un cospicuo passato musicale: ha suonato con i VIP, formato gli American Four e i Grassroots e prodotto il primo 45 giri in cui è apparso Jimi Hendrix nel 1962. I Love nascono nel 1965 a Los Angeles proprio sulle ceneri dei Grossroots. La prima formazione stabile vede Arthur Lee alla chitarra elettrica, acustica e voce, Bryan MacLean chitarra ritmica e voce, Ken Forssi al basso, Snoopy Pfisterer che si alterna a Michael Stuart alla batteria e le percussioni e John Echols alla chitarra solista. Il gruppo venne notato e ingaggiato dalla Elektra, ed incise subito un 45 giri di grande successo, "Little Red Book" (scritta da Burt Bacharach), forte di un ritornello enfatico dal ritmo pulsante. Con l'ottimo album d'esordio, "Love" (1966) il gruppo inaugura un nuovo stile che coniuga il r'n'b nero con il folk rock "acido" tanto di moda all'epoca grazie ai Byrds. L'anno dopo è la volta di "Da Capo", Il genere proposto è il tipico rock-psichedelico americano della seconda metà degli anni ’60, sicuramente con meno sperimentazione rispetto ai Grateful Dead, ma con molta più attenzione per le parti melodiche ed acustiche. Il disco perfezionava però la tecnica dura/dolce del primo disco: da un lato un sound d'assieme affilato e compatto, con la strumentazione estesa ai fiati di Tjay Cantrelli e alle tastiere, e dall'altro composizioni relativamente melodiche e leggere. L'album è però oscurato dal successo che sta riscuotendo un altro gruppo locale, compagno d'avventure e di etichetta, i Doors, segnalati proprio da Arthur Lee alla Elektra. Dopo due album, belli ma acerbi, incisi in rapida successione, alla fine del 1967 Snoopy e Cantrelli lasciano la formazione, mentre il gruppo, forse libero dalle pressioni della casa discografica impegnata a seguire i Doors con risultati commerciali ben più appaganti, pubblica lo stupendo "Forever Changes". Registrato in presa diretta dopo sole 2 giornate di intense ma fruttuose registrazioni insieme ad una piccola orchestra di archi e di fiati formata per l'occasione, l'album conserva tuttora una misteriosa carica musicale, che il gruppo non saprà più raggiungere. L'incantesimo che fece di questo disco un capolavoro, sta nel sottile lavoro con il quale i Love riuscirono ad immettere ricami di flamenco su un tessuto sonoro rock, mettendo d'accordo beat e psichedelia, il suono degli archi con i fiati. E` anche l'album più leggero della loro carriera, ricco di episodi surreali e di idilliaci sogni allucinogeni, Il risultato fu un disco di psichedelia sinfonica godibile ancora oggi, perché ogni ingrediente è dosato perfettamente. Raggiunto l’apice compositivo, il frontman Arthur Lee, padrone del marchio, si trova costretto a dover affrontare un cambio di etichetta discografica (passano alla nascente Blue Thumb) e un completo cambio di formazione causato da dissidi interni, ma il seguente "Four Sail" (1969) non sembra risentirne, rimanendo di discreto livello. L’instabilità, però, inizia ad avere la meglio sul talento nei seguenti album, "Out Here" (1969) continua a mescolare un sound più tranquillo e rassicurante a momenti più duri e decisamente psichedelici. "False Start" (1970) nel quale si sente la presenza di un ospite d'eccezione, Jimi Hendrix, anche se solo in una traccia, che aggiunge però solo momenti di chitarra epica alla storia del gruppo ma che non offre spunti particolarmente rilevanti. Meglio l'album solista di Arthur Lee, "Vindicator" (1972), che fece seguito all'album registrato con Jimi Hendrix e mai pubblicato. Lee decise allora di riformare i Love. Come spesso capita, "Reel To Real"(1974) fu una grossa delusione. Nel 1974 il gruppo si sciolse definitivamente e Arthur Lee decise di allontanarsi dalla scena musicale. Torna nel 1981 con il suo secondo omonimo album solista, passato però inosservato. Rispolverò poi la sigla Love per l'album "Arthur Lee And Love" (1992), per lo più affogato in arrangiamenti che scopiazzano "Forever Changes", e per il singolo "Girl On Fire" (1994). Ma un arresto ne congela di nuovo la carriera. Arthur Lee all’uscita dal carcere nel 2002 si ripropone con i suoi Love per alcuni concerti in cui ricrea dal vivo l'album "Forever Changes", ma la leucemia diagnosticata nel 2005 gli sarà fatale, si aggrava e muore nell'estate del 2006. Il perché la storia non si ricordi di questo gruppo, lo si deve probabilmente all’altissima instabilità della formazione causata anche da contrasti interni alimentati da un massiccio uso di droghe, e ancora di più, al non aver dato seguito al loro progetto una volta finita l’epoca del rock-psichedelico. Molti gruppi del passato, ancora oggi in auge, insegnano che una band per poter sopravvivere deve offrire sempre qualcosa di cui parlare, positiva o negativa che sia. E’ triste, ma evidentemente è così.
Dall'album "Forever Changes" vi propongo 4 tracce:
"Alone Again Or", traccia gonfia di malinconia, ma allo stesso tempo liricamente solare, a base di flamenco energico e struggente, arpeggi acustici, la calda voce di Arthur Lee che si amalgama perfettamente con quella dell’altro chitarrista cantante, Bryan McLean, con l'orchestra mariachi a disegnare contorni vellutati e un grande assolo di tromba a completare l'opera.
"AndMoreAgain", un brano da cuffie per la spensieratezza che produce. Il pezzo assume i contorni di un dialogo a distanza tra un arpeggio acustico ed il fremito discreto degli archi. Spettacolare. La voce, qui leggermente vibrante, fa il resto. Pezzo che sembra davvero essere 30 anni avanti.
"The Red Telephone", la solita straordinaria misura negli arrangiamenti e qualche mossa azzeccata (il clavicembalo, le melodie gitane, lo splendido violino, la sghemba visionarietà del finale) ne fanno il capolavoro del disco.
"You set the scene", abbraccia, anche per via della sua lunghezza, più uno stile progressive ancora in fase embrionale, che inizia saltellando con una certa vitalità, per poi all'improvviso virare sull'ennesima melodia spacca cuori, con un orchestra miracolosa che passa sulla scena rarefatta.
"Forever Changes" è divenuto una pietra miliare del Rock, come già accennato in precedenza, i Love, non ebbero la fama e la fortuna meritate, ma in cuor loro sanno di aver scritto un qualcosa che è e sarà destinato a rimanere indelebile nel cuore di chiunque l'ascolterà. Un'opera da sempre amata dagli appassionati dell'acid-rock, per gli altri, un disco da conoscere per forza. Ascoltare per credere.

 

pagina wikipedia

 

 

ALONE AGAIN OR - 1967

Audio

 

 

ANDMOREAGAIN - 1967

Audio

 

 

 

THE RED TELEPHONE - 1967

Audio

 

 

 

YOU SET THE SCENE - 1967

Audio

 


 

 

 

a domenica prossima...


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :