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Maurizio Salvi: l'intervista

Creato il 20 febbraio 2012 da Athos Enrile @AthosEnrile1
Maurizio Salvi: l'intervista
Il 21 gennaio ho avuto la possibilità di vedere da molto vicino Maurizio Salvi nel corso di una sua performance con gli UT. Ero infatti sul palco a pochi metri da lui, mentre il ProgLiguria di La Spezia era… arrivato all’ora della cena. Dopo alcune ore di tensione legata al mio impegno del momento, mi lasciavo andare, quasi rilassato, e mi godevo un po’ di spettacolo. Sono rimasto incuriosito dal suo modo compassato di stare sul palco e istintivamente ho cercato di inanellare gli avvenimenti storico musicali che hanno caratterizzato la sua vita e che avevo in memoria. Nei giorni a seguire ho contattato Maurizio per saperne di più, e nello spazio di poche ore ho ricevuto risposte alle mie domande.
L’INTERVISTA Parto dalla fine, e cioè dal palco del ProgLiguria, da dove ti ho osservato da molto vicino condividendo con gli UT, per motivi diversi, il palco. Che giudizio generale ti senti di dare della manifestazione? Dal punto di vista della sua finalità nulla da eccepire, salvo che non mi pare il riscontro sia stato all’altezza delle aspettative; insomma forse sarebbe stato meglio avere meno ore di musica ma con più gente. Nutro molte riserve circa il luogo in cui e’ stata realizzata la manifestazione e su un’ organizzazione un poco sparagnina ma di sicura volontà.  Come nasce il progetto “UT” e che tipo di prospettive future ti senti di ipotizzare? E’ un progetto che avevo già iniziato nel 2007 con un altro nome ed altre persone, e che mi è stato ripresentato dalla D&D concerti insieme a Gianni Belleno. Mi puoi delineare il filo conduttore che ti ha portato, inizialmente, dal Conservatorio ai New Trolls? Questo è un tema abbastanza difficile da trattare per il sottoscritto, posso solo dirti che quel gruppo ha fatto scattare in me la voglia di perseguire una strada diversa, verso una maggiore e più approfondita presa di coscienza e conoscenza. Sono solito paragonare la musica progressiva a quella classica, non solo per alcuni elementi comuni conosciuti, ma per il fatto che anche il prog, musica di estrema nicchia, può contare su molteplici episodi che si possono considerare immortali. Qual è il tuo pensiero a riguardo? L’istinto ed il talento musicale unito ad una buona dose di sapere sono un ottimo ingrediente per definire il genere “progressive”che ha segnato alcune tra le più belle ed emozionanti pagine della storia dei primi anni settanta; certo,non sarà mai musica di largo consumo, tantomeno ai giorni nostri anche se...? Potresti delineare l’evoluzione della musica, che si è soliti inglobare nella grande famiglia del rock, dai tuoi inizi ad oggi? Che dire, oggi sono un po’ meno ignorante di ieri; questo senz’altro mi sarebbe stato di maggior aiuto in quei tempi lontani, ma se intendi come si è sviluppata la mia personale esperienza penso che, avendo masticato fin da bambino piccolo la capacità di riprodurre ciò che sentivo, non mi è stato particolarmente difficile nutrirmi dei diversi generi musicali. Certo, oggi sarebbe tutto più facile per l’enorme quantità -e disponibilità- di informazioni  di ogni tipo, quindi anche le cose che allora mi erano negate, vuoi per condizione familiare, vuoi per mancanza di insegnamento, sarebbero accessibili; comunque il prog si è nutrito di “tutto un po’”, secoli di evoluzione musicale. Ovviamente poi c’e’ chi ha banalizzato ogni aspetto evocativo-musicale. Come è cambiato il businnes che ruota attorno alla musica dagli anni ’70 ad oggi? Cosa occorre fare oggigiorno  per vivere di musica? Il termine business mi è praticamente ignoto, non perché io sia un puro, ma proprio perché con gli affari non ho mai fatto”affari”, scusa il gioco di parole; di musica oggi ci si può solo nutrire l’anima e la psiche, ma mangiare bisogna ed allora è necessario trovare il giusto compromesso. Il fatto è che il rapporto qualità-denaro, nella maggioranza dei casi, è inversamente proporzionale. Il mio consiglio è quello di non immaginare mai la musica come “professione”, bensì come  una “fede”. Che tipo di soddisfazione provi quando hai di fronte un audience che si scalda al cospetto della tua/vostra musica? Do UT Des … ecco la vera soddisfazione, nutrirmi del godimento di chi ascolta, perché anch’io mi sento spettatore, quindi partecipe. Tra le tue tante “avventure” ed esperienze musicali, esiste un aneddoto che ricordi con più piacere, o un personaggio che hai incontrato che ti ha colpito in modo particolare? Ad essere onesto nella teca della mia memoria vi sono molti avvenimenti più o meno esilaranti ma, farei torto alle altre avventure dicendotene una sola… non so scegliere, sorry! Se pensi al tuo bilancio di vita musicale, hai memoria di un treno che non hai preso per eccesso di cautela, e che forse avrebbe potuto cambiare la tua vita? Alcuni so per certo di averli visti partire senza di me, altri ho provato a salirci, ma… erano già pieni zeppi! Che vuoi fare, ogni uomo, consapevolmente oppure no, ha visto nella lontana campagna sfrecciare il “suo treno”! E ora prova a sognare. Cosa vorresti che  ti capitasse, musicalmente parlando, nei prossimi tre anni? Non smettere di fare musica!

Biografia tratta dal sito ufficiale degli UT: http://www.utunotempore.com/


Nato a Genova, comincia a studiare pianoforte fin dall’età di cinque anni. Le sue basi classiche, il metodo e la precisione accompagneranno tutta la sua produzione musicale, anche quella di stampo più rock. Dalla fine degli anni sessanta segue con profondo interesse il formarsi dei molteplici gruppi musicali nella sua città e in Italia, oltre ai più noti esponenti della musica rock-prog nel mondo. La musica gli impone scelte decisive: al momento del suo ingresso nei New Trolls, nel 1970, lascia gli studi (Nautico a Genova) per dedicarsi completamente alla musica. Dirotta il suo percorso culturale verso il Conservatorio della sua città, che orienta in maniera decisiva e metodica la sua formazione. Soprattutto è guidato da un profondo interesse per la sperimentazione musicale di ogni genere: nei New Trolls, alle prese con il “Concerto Grosso n°1” di L. E. Bacalov, trova un gruppo ricettivo all’idea e si inserisce con tutta naturalezza, portando un contributo decisivo anche per le successive produzioni del gruppo (“UT” e “Searching for a land”). Partecipa ai numerosi festival pop-rock italiani, fra cui Caracalla e Villa Pamphili a Roma.
Con lo scioglimento dei New Trolls ed il confluire degli elementi in diverse formazioni, Maurizio Salvi collabora con Gianni Belleno, Frank Laugelli e Nico Di Palo. Con loro pubblica l’album "UT" e “Canti d’innocenza- Canti d’esperienza”. In seguito Gianni Belleno viene sostituito da Rick Parnell e con questa nuova formazione nascono gli IBIS dove pubblicheranno “Sun supreme”, interessante percorso musicale verso l’illuminazione. Collabora con i “Tritons”, proponendo covers dei Rolling Stones e altre band. All’uscita dai “Tritons” riprende gli studi classici, pur non rinnegando mai il suo interessante e validissimo periodo rock e prog. Orienta i suoi studi soprattutto in direzione dell’opera classica, realizzando, tra l’altro, numerosi midi files ad uso degli amanti del genere. Cura i concerti classici, soprattutto eseguiti da giovani musicisti. Dirige, tra l’altro, l’orchestra per i “Concerti Grossi” 1 e 2 di Bacalov, riproposti in versione live con “Vittorio De Scalzi – La storia dei New Trolls” e partecipa ad un tour in Giappone e Corea. Come direttore d’orchestra (è tuttora maestro di canto corale al Conservatorio N. Paganini” di Genova) collabora con Luciano Pavarotti e costituisce, nel 1981, l’ensemble vocale “Harmonia”. Dopo aver lasciato la formazione di Vittorio De Scalzi riprende il progetto degli Ibis con “Ibis Prog Machine”, con il quale registra, in inglese, una nuova versione del brano “Chi mi può capire”, tratto dall’album “UT” dei New Trolls. Dal 2011 è nel gruppo “UT-Uno Tempore”, con Gianni Belleno (batteria), Claudio Cinquegrana (chitarre e voce), Andrea Perrozzi (tastiere e voce) e Maurizio Gori (basso e voce). “Da parte mia, amo la musica in tutto: nella sofferenza e nel piacere che può dare…”

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